Noah. Recensione di un colossal biblico con un piccolo problema: «La totale omissione del nome “Dio”»

L’Hollywood Reporter conferma le indiscrezioni uscite nelle ultime settimane. Il Noè di Aronofsky e Russel Crowe è un visionario ambientalista

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Via avevamo anticipato che Noah, il colossal biblico-hollywoodiano di Darren Aronofsky ispirato alla vicenda di Noè e interpretato da Russell Crowe (in uscita il 28 marzo negli Stati Uniti e il 3 aprile in Italia), si preannuncia come un grande catalizzatore di polemiche. Già dopo le prime segretissime proiezioni riservate in America a teologi e leader di alcune confessioni religiose sono trapelate indiscrezioni che descrivono il Noè di Aronofsky come una specie di pazzo ambientalista. Ebbene, a quanto pare non è solo l’opinione risentita di qualche esagerato turbocristiano: una conferma molto meno discutibile arriva adesso da Todd McCarhy, che ha recensito la pellicola per il mondanissimo Hollywood Reporter.

QUALCHE AZZARDO. Secondo McCarthy Noah è un film «vitale e audace», una specie di incrocio tra Il Gladiatore e Il signore degli anelli di Peter Jackson, dunque va visto principalmente con un action movie, anche se nemmeno il recensore di Hollywood Reporter, che nel complesso sembra avere apprezzato l’opera di Aronofsky, riesce a prescindere dal fatto che il regista abbia «osato» qualcosa di più rispetto alle precedenti produzioni americane destinate al grande pubblico, che di solito «procedono con attenzione e rispetto quando affrontano temi biblici», soprattutto se molto costosi (125 milioni di dollari l’investimento della Paramount per Noah).

IL “CREATORE”. In effetti Aronofsky ha condito la vicenda di Noè con un bel po’ di «ambientalismo aggressivo», osserva McCarthy. Ed è inevitabile che chi si aspetta o pretende una trasposizione letterale della storia «troverà molti motivi qui per scagliare i suoi fulmini». Il film – avverte il giornalista – «darà fastidio ad alcuni per la totale omissione del nome “Dio” dai dialoghi, ad altri per le numerose invenzioni narrative e a molti per i suoi pesanti messaggi da apocalisse ecologica, che lo caratterizzano senz’altro come un prodotto del suo tempo». D’altronde, spiega McCarthy, il regista e coautore «evidenzia immediatamente il suo revisionismo cambiando l’incipit del Genesi così: “In principio non c’era nulla”». E mentre nel testo biblico «è Dio quello che parla di più», qui invece il chiacchierone è per forza di cose Noè, «che a un certo punto si arrabbia con l’essere silenzioso che lui chiama semplicemente Creatore: “Perché non mi rispondi?”». Tanto è vero che nel film Russell Crowe sembra «prendere ordini da inquietanti visioni semi-allucinatorie».

LA NUORA INCINTA. Quanto all’ambientalismo, McCarthy racconta due scene: «Durante una visita al suo anziano nonno Matusalemme (Anthony Hopkins), i due concordano sul fatto che “sono gli uomini che hanno rovinato il mondo” e che per questo il Creatore lo distruggerà. E mentre fa provviste con uno dei figli, Noè gli dice: “Dobbiamo prendere solo quello di cui abbiamo bisogno, quello che possiamo utilizzare”». Si tratta ovviamente, chiosa il recensore, di battute dettate da quella «specie di religione ambientale del ritorno alla terra che per molti ha rimpiazzato la fede tradizionale». Abbastanza significativo anche un altro momento del film anticipato da McCarthy. Il giornalista spiega che a un certo punto «la sterile Ila», la donna di Sem interpretata da Emma Watson, «rimane miracolosamente incinta», e il compito «assolutista» che Noè crede di dovere assolvere «prefigura Abramo, creando una terribile spaccatura della famiglia». Di più il giornalista non dice, ma si può immaginare.

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