Nigeria, tre villaggi rasi al suolo di notte, corpi carbonizzati e mutilati. La guerra dei pastori Fulani

Sono più di 100 i morti dei blitz avvenuti nel centro del Paese: la polizia punta il dito contro la tribù di pastori di religione musulmana, che contendono le terre ai contadini cristiani

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Il numero di morti viene aggiornato con frequenza: in Nigeria, nei villaggi di Angwan Gata, Angwan Sankwai e Chenshyi la notte tra venerdì e sabato è stata fatale per i raid che almeno cinquanta persone armate hanno portato nelle case dei paesi, a maggioranza cristiana, dando fuoco alle abitazioni e uccidendone gli abitanti. Le vittime sono già più di cento, ma per qualche giornale locale anche il doppio: è difficile fare un bilancio tra i corpi carbonizzati e quelli mutilati, emersi tra le macerie dei tre centri abitati distrutti, tutti nello Stato di Kaduna, al centro del Paese.

FULANI E BEROM. Stavolta Boko Haram non c’entra: la polizia locale ha indicato come responsabili i pastori Fulani, gruppo etnico in gran parte di fede musulmana che da decenni vive una rivalità con la popolazione locale, in particolare con i Berom, tribù a maggioranza cristiana e dedita all’agricoltura. I Fulani sono considerati estranei in queste terre, ma cercano comunque di possederle per far pascolare il loro bestiame, contendendole agli abitanti del villaggio. Luogo del conflitto è la Middle Belt, la cintura di mezzo che attraverso gli stati di Kaduna e di Plateau divide la Nigeria in due, diventando punto di incontro tra il sud cristiano e il nord musulmano. Qui dagli anni Novanta le violenze si sono intensificate e in più di vent’anni hanno lasciato sul campo quasi diecimila morti, stando a quanto stimato dall’Human Rights Watch.

LE ELEZIONI DEL 2011. Dal 2011 poi il conflitto si è alimentato di nuovo odio e faziosità, in seguito alla vittoria elettorale del presidente battista Goodluck Jonathan: nella Nigeria che trema al pensiero di quanto compiuto ormai ogni settimana da Boko Haram, il conflitto tra cristiani e Fulani è una spina nel cuore del Paese, molto più silenziosa rispetto a quanto succede a nord, ma che in tre anni ha portato alla morte di più di tremila persone. Solo quattro giorni fa, nello Stato di Benué, c’erano stati altri 37 morti, si pensa sempre legati alle faide tra Fulani e Berom. La rivalità è tra tribù, si costruisce su ragioni economiche ma è alimentata da convinzioni religiose.

FUCILI E MACHETE. Quel che è successo nella notte tra venerdì e sabato, stando alle ricostruzioni della polizia, è che i Fulani sarebbero arrivati attorno alle 11 di notte proprio dallo stato di Plateau: hanno aperto il fuoco sulle abitazioni, avventandosi su chi usciva dalle case coi machete e appiccando poi il fuoco a tante capanne. I villaggi sono stati praticamente rasi al suolo, chi è riuscito a fuggire si è nascosto nella boscaglia circostante le case, e ancora adesso ha paura a uscire: «Gli assalitori hanno anche rubato cibo e mangime per animali, per poi dare fuoco ai granai», ha aggiunto Aminu Lawan, capo della polizia dello stato di Kaduna.

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