Nigeria. Liberati 1880 civili rapiti da Boko Haram

La situazione nel paese più popoloso dell’Africa è sempre tesa e confusa, ma arriva qualche buona notizia

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Importante successo dell’esercito della Nigeria, che nelle ultime ore è riuscito a liberare 1880 civili rapiti dal gruppo terroristico jihadista di Boko Haram nella loro roccaforte della foresta di Sambisa, nel nordest del paese. Foresta che copre un’area di circa 1300 chilometri quadrati, dove sono state tenute prigioniere per settimane molte delle studentesse sequestrate dai fondamentalisti — legati al cosiddetto stato islamico (Is) — ad aprile del 2014 nella scuola di Chibook.

La situazione nel paese più popoloso dell’Africa è sempre tesa e confusa. Poco più di un mese fa è stata ufficializzata la scissione di Boko Haram. Da un lato, l’organizzazione terroristica jihadista; dall’altro il cosiddetto Islamic state’s West Africa Province (Iswap, la provincia occidentale africana dello stato islamico). Questa divisione ha acuito le tensioni. Le strategie, rilevano gli analisti, non sono chiare, e l’ostilità tra i due gruppi è molto alta. Ci sono intere aree in cui la sicurezza di popolazione e cooperanti, staff internazionali inclusi, è perennemente messa in discussione.

Ma oltre a Boko Haram, la Nigeria deve affrontare altre delicate situazioni, prima fra tutte le frizioni tra allevatori e agricoltori nella cosiddetta regione del “middle belt”, la cintura di mezzo. Per colpa della progressiva desertificazione, gli allevatori si spostano sempre più a sud, occupando terreni coltivati dagli agricoltori. Gli scontri sono sempre più violenti.

Il paese è anche alle prese con gli attacchi dei gruppi armati nella zona del Delta del Niger, dove operano varie compagnie petrolifere. «L’abbassamento dei prezzi del petrolio e i gruppi armati nel Delta del Niger sono pericolosi per la tenuta economica. In Nigeria le materie prime e il cibo costano moltissimo», indicano gli osservatori. In totale ci sono circa 2 milioni di sfollati; e 4 milioni e 700.000 persone sono in stato d’insicurezza alimentare, ovvero non soddisfano il fabbisogno giornaliero. E a farne maggiormente le spese sono soprattutto le donne — che solitamente mangiano dopo gli uomini — e i bambini.

Foto Ansa

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