Niente mercato della Befana in piazza Navona. «A Roma la porchetta è diventata illegale»

La storica fiera per la prima volta viene disertata dai commercianti: «Il comune ha revocato il 40 per cento delle licenze, lasciandoci senza lavoro»

Proteste degli ambulanti di piazza Navona

Una piazza patrimonio dell’Unesco per la sua bellezza, un mercatino storico che vive da almeno 154 anni, i residenti del centro storico di Roma e i commercianti che cercano, in tutti i modi, di sopravvivere alla crisi: e poi, immancabile ingrediente di ogni baruffa italiana che si rispetti, un’amministrazione comunale che gioca a non scontentare nessuno, ed è pronta a ricorrere allo scaricabarile. È così che il tradizionale mercatino della Befana di piazza Navona, per la prima volta, quest’anno non si farà: i commercianti che hanno ottenuto la licenza, 72 per 115, per solidarietà con gli esclusi hanno deciso di protestare e presentare ricorso al Tar.

“ANTI-DEGRADO”. I primi a protestare da anni contro il mercato della Befana e le attività commerciali che si tengono nella splendida piazza Navona, sono stati i residenti. Già nel 2011, il comitato dei residenti di Roma centro storico (una sigla che raggruppa anche l’Associazione piazza Navona e dintorni) scriveva al ministro per i Beni culturali, per denunciare «l’incontrollata moltiplicazione di banchi, chioschi e furgoni che vendono ogni tipo di mercanzia, nelle adiacenze o addirittura proprio in corrispondenza dei monumenti più preziosi». I venditori del mercato hanno finora lavorato in piazza Navona perché in possesso di regolari license rilasciate dal Comune, e prorogate sino al 2017. Si sono sempre difesi con il fatto che il mercatino di piazza Navona è in effetti una tradizione storica, ininterrotta almeno sin dal 1860. Addirittura forse anche da prima: nel 1838, il poeta romano Gioacchino Belli, scriveva «d’er mecato de piazza Navona»: «Er mercoledì a mmercato, ggente mie, sce siino ferravecchi e scatolari, rigattieri, spazzini, bbicchierari, stracciaroli e ttant’antre marcanzie».

Una foto d'epoca del mercato della Befana
Una foto d’epoca del mercato della Befana

PASTICCIO AL COMUNE. Un’accelerazione improvvisa si è avuta negli ultimi mesi di quest’estate, quando alla I municipalità del comune di Roma, quella che si occupa del centro storico, è arrivato un parere vincolante della Soprintendenza dei beni culturali, che prevedeva una riduzione del suolo occupato dalle bancarelle di circa il 40 per cento. Il comune di Ignazio Marino, insieme alla I municipalità (guidata dal Pd), si sono trovati per le mani una patata bollente. Non avrebbero potuto revocare le licenze già assegnate ai commercianti, pena una loro sollevazione di massa. Dall’altra parte, non avrebbero neanche potuto fare orecchie da mercante al parere della Sovrintendenza, pena una sollevazione dei residenti. Si è cercato di prendere tempo, di mediare e soprattutto di procrastinare. È intervenuto direttamente anche il gabinetto del sindaco per ridurre di poco il numero delle bancarelle, portandole a 93 anziché 72. Niente da fare. Alla fine, il 9 novembre, a pochi giorni dalla data in cui di solito si iniziava a montare il mercatino, la I municipalità ha pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione delle licenze, secondo nuove regole, che tra l’altro proibivano alcune attività gastronomiche e la vendita di oggetti di bigiotteria. Il 28 novembre è stata pubblicata una nuova graduatoria: 43 persone, di fatto, hanno perso il lavoro quest’inverno. Intanto però non è che il “degrado” sia sparito: «A piazza Navona, bando o non bando, continuano ad esserci i venditori abusivi di merce contraffatta, tipo le borse finto griffate. C’erano quando c’eravamo anche noi regolari, e nemmeno i vigili facevano nulla. E continuano ad esserci pure ora» racconta a tempi.it Massimo Maniccia, rappresentante dell’associazione di categoria per i commercianti ambulanti Fiva Confcommercio.

«LA PORCHETTA, SIMBOLO DELL’ILLEGALITA’». Dall’altra parte della barricata, prosegue Maniccia, ci sono commercianti che non ci stanno ad essere etichettati i responsabili del degrado. «Personalmente sono rientrato nella nuova graduatoria e avrei potuto allestire il mio banchetto a piazza Navona come ogni anno. Vendo addobbi natalizi fatti a mano, palline per l’albero dipinte: oggetti considerati sia artigianali e adatti ad un mercatino storico in un luogo d’arte. Ma a fine novembre tutti noi venditori ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso che, per solidarietà agli esclusi, nessuno di noi avrebbe venduto. Non c’è nulla di giusto in questa decisione della I municipalità e del Comune. Col nuovo bando vengono escluse alcune attività che da sempre si trovavano a piazza Navona per il Natale, ad esempio i venditori di porchetta. Rendiamoci conto: la porchetta a Roma è diventata il simbolo della nostra presunta illegalità».

Sophia Loren in visita al mercato della Befana
Sophia Loren in visita al mercato della Befana

MADE IN ITALY AL BANDO. «C’è di peggio», prosegue Maniccia. «Per non assumersi la responsabilità di lasciare dei lavoratori in strada, al momento di scegliere quali licenze rinnovare, la I municipalità ha fatto in modo di sorteggiare con una pallina chi sarebbe rimasto. Avrebbero dovuto valutare l’anzianità dell’azienda, per essere più equi. Invece si è trovato senza licenza uno come Massimiliano Di Lupo, un ragazzo di 30 anni che vende giocattoli artigianali. Suo padre, e prima ancora suo nonno, fabbricavano marionette fatte a mano. Tre anni fa i genitori di Massimiliano sono morti, perciò lui ha ereditato nominalmente la licenza solo allora: e quest’anno non è rientrato nemmeno nel bando, malgrado la sua attività sia una delle più antiche e una dalle più amate».
In mezzo a tanti commercianti con attività “made in Italy” qualcuno in questi anni ha abusato della sua postazione al mercato: «Tutti noi ambulanti di piazza Navona – spiega Maniccia – ci siamo detti più volte disponibili a lavorare insieme al Comune, per rivedere le licenze. Avevamo già incontrato più volte l’assessore al Commercio del I municipio Jacopo Piscitelli (Sel) nel corso di quest’anno: avevamo concordato di fare anche un laboratorio in strada, per spiegare ai cittadini le nostre attività artigianali dal vivo. Per mesi nessuno dal comune si è più fatto sentire. Poi a metà novembre abbiamo scoperto questa brutta sorpresa».

SCARICABARILE. Ciò che amareggia di più, prosegue Maniccia, «è che ci siamo trovati davanti ad una prova di incompetenza. Hanno giocato allo scaricabarile. La presidente della I municipalità, il “mini- sindaco”, ha dato la colpa ai dirigenti tecnici, che si sarebbero mossi senza informarla per tempo. I dirigenti hanno accusato la Soprintendenza, che aveva dato un parere vincolante. La Soprintendenza si è difesa dicendo che il suo era solo un parere. La conclusione è che loro sono andati dritti per la loro strada, e noi, al massimo potevamo presentare un ricorso. Lo abbiamo fatto, e il Tar si esprimerà il 19 dicembre. Intanto per quest’inverno non lavoriamo. Ci sono persone tra noi che mi telefonano perché non hanno nemmeno i soldi per pagare la benzina. E altre persone che piangono perché sentono di aver tradito la tradizione familiare del mercato della Befana. Forse si dimentica che noi commercianti non siamo “mostri”, ma persone che cercano di portare a casa il pane. Avremmo potuto dialogare».