Newsweek scarica Obama. Non ha mantenuto ciò che aveva promesso

L’icona liberal Tina Brown attacca il presidente. «La cartella segnapunti del presidente risulta pietosa in ogni singola delle sue audaci promesse».

«Torna a Casa Barack. Ecco perché abbiamo bisogno di un nuovo presidente». Questa volta non sceglie mezzi termini la rivista liberal Newsweek che ieri ha anticipato la copertina in cui il presidente Obama è immortalato con la giacchetta in mano sulla spalla.

A maggio il direttore della rivista, Tina Brown, gli aveva dedicato una copertina celebrativa per il suo appoggio ai matrimoni omosessuali, ma il tono dell’edizione in edicola è molto diverso. I liberal si aspettavano molto di più dal presidente e dalla sua amministrazione. Secondo alcuni commentatori il fatto che il presidente abbia rarefatto le sue conferenze stampa e negato molte interviste ha spinto la Brown ad affidare a Niall Ferguson, ex consigliere del repubblicano John McCain, la firma dell’articolo.

In realtà, gli screzi fra Obama e la Brown sono anche meno recenti. Già lo scorso settembre, infatti, parlando durante la trasmissione “Morning Joe” della possibile candidatura repubblicana del governatore del New Jersey, Chris Christie, la Brown aveva accennato fra le righe all’inadeguatezza di Obama: «Spero non si candidi», aveva detto di Christie, «perché alla fine sono tanti i suoi dubbi. È già successo con Obama. Non era pronto, davvero». Successivamente la direttrice era stata ancora più pungente. In novembre aveva parlato all’emittente televisiva MsnbcNews, interpellata dall’opinionista Joe Scarborough circa l’evoluzione politica del presidente in carica: «È interessante, – aveva risposto la Brown – penso che a Obama non piaccia il suo lavoro (…) non ama il potere e non sa come esercitarlo. E io credo che sapere come usare il potere sia cruciale. Lui non sa trasformare le sue idee in proposte politiche realistiche (…) questo vuoto si sta allargando e allargando e allargando». In giugno poi un sondaggio Gallup segnalava il consenso più basso di sempre (70 per cento) fra i liberal verso il presidente. E molte star del grande e del piccolo schermo, come Matt Damon, John Cusack e Jon Lovitz, e filosofi come Cornel West, che precedentemente si erano battuti per la sua elezione, hanno recentemente espresso rammarico per l’inadeguatezza di Obama.

L’articolo di Ferguson spiega bene il motivo di tanta delusione. Obama, si legge, «ha promesso “non solo di creare nuovi posti di lavoro, ma di preparare un nuovo piano per la crescita”. Ha promesso di “costruire strade e ponti, una rete elettrica, e linee digitali per alimentare il nostro commercio e unirci di più”. Ha promesso di “riportare la scienza al suo giusto posto e di incrementare l’uso della tecnologia per aumentare la qualità dei servizi sanitari e abbassarne i costi”. E ha promesso di “trasformare le nostre scuole, i college e le università affinché si incontrassero con la domanda delle nuove generazioni”. Sfortunatamente la cartella segnapunti del presidente risulta pietosa in ogni singola delle sue audaci promesse».

Dopo le previsioni disastrose sull’economia e l’impiego nel 2013, Ferguson fa poi notare che anche se molti dicono che la scelta dello sfidante di Obama, Mitt Romney, di nominare vice presidente Paul Rayan non cambierà le previsioni elettorali, «una cosa è chiara. Rayan manda fuori di testa Obama (…) E la ragione è che, diversamente da Obama, Rayan ha un piano – al di fuori di ogni retorica – per questo paese».