Nel paradiso terrestre animalista e vegano neanche i pesci rossi soffriranno la solitudine. E Dio si sarà fatto verdura

Il comune di Milano propone un regolamento per difendere gli animali domestici dagli umani: compagnia obbligatoria per i pesci rossi e cani alla Messa di Natale

Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” con cui Renato Farina riprende la sua regolare collaborazione con Tempi.

Il comune di Milano ha preparato un regolamento di 38 pagine per difendere gli animali domestici dagli umani. Tra le creature protette, hanno un buon posto i pesci rossi. Vietato averne uno solo nel vaso, poiché soffrirebbe la solitudine. Non so come abbiano fatto a saperlo, visto che i pesci sono muti, ma sicuramente è vero. Magari anche gli anziani soli gradirebbero si applicasse il medesimo regolamento, ma chi credono di essere, pesci rossi? Altre importanti tutele riguardano cani e gatti e ogni animale di affezione. Ora questo pamphlet girerà nei consigli di zona per poi rientrare alla base ed essere adottato nella metropoli intera.

Leggo su Repubblica che «nella notte del 25 dicembre gli animali “di piccola taglia e non aggressivi” potrebbero fare il loro primo ingresso addirittura in chiesa. Fra i “luoghi di pubblico accesso” rientrano – oltre a bar, ristoranti, ospizi, impianti sportivi (compreso il bordo vasca delle piscine) e uffici pubblici – anche i luoghi di culto. La Curia milanese non chiude la porta all’ipotesi di ospitare gli animali in chiesa». Finora era consentito solo ai cani per ciechi e in certe cerimonie di benedizioni particolari.

Se è un regolamento si suppone che per chi non lo rispetta ci sia una sanzione. Multa al parroco se non fa entrare il bassotto. Del resto pare che sia in corso una petizione per reclamare una teca in qualche duomo alpino per Daniza imbalsamata, l’orsa cui simbolicamente si vorrebbe attribuire il titolo di protomartire dell’era animalista. Del resto, sostengono, anche nello stemma di Benedetto XVI c’è un orso bavarese.

Boris è molto favorevole alle bestie. Quest’ultimo anno ha imparato a riconoscere il linguaggio delle oche, che chiama per nome e riesce a imboccare senza farsi stritolare le dita dal loro becco arancione. Ha scoperto peraltro che le galline sono più perspicaci delle bianche palmipedi. Ha un gallo gigantesco di nome Marcos Ruiz che non si abbassa mai a contendere prelibate briciole alle chiocce. Ma di tutti gli animali del pollaio le più brillanti e astute sono le anatre, cui porge lattuga fragrante e menta. Ma gli animali sono diversi dagli uomini. Lo dico seriamente, anche se pare non crederci più nessuno.

Possono essere creature angeliche, talvolta (ho una mia teoria al riguardo), e finire persino in Paradiso, anche le acciughe saranno salvate l’ultimo giorno. Proprio per questo non hanno bisogno di andare in chiesa. In realtà, questo regolamento non è fatto per il bene degli animali, ma per consacrare come categoria moralmente superiore, ormai non più la sinistra, gli animalisti e i vegani. I quali con gesti simbolici affermeranno ovunque la parità di valore tra qualsiasi specie. L’unico animale veramente superiore sarà dunque l’homo veganus. Sono certo, a questo proposito, che presto ci sarà qualche teologo che introdurrà l’argomento a favore della “decarnalizzazione” del Vangelo, per cui ecumenicamente sarà ritenuta plausibile e anzi spiritualmente più fine il dogma secondo cui Dio si è fatto verdura.

Anche per questo sono arcideciso a oppormi al decreto di fare entrare scortati dai carabinieri i cani in chiesa, ed io mai e poi mai, vi entrerò tenendo al guinzaglio o in grembo Marcos Ruiz. Ma la ragione principale è un’altra: penso infatti sia atroce infliggere a queste creature incolpevoli la tortura delle omelie. Ho una speranza estrema e assai politically correct. Che prima di introdurre l’articolo sul libero accesso dei “pet” nei luoghi di culto, siano consultati gli imam. Non passerà. Le moschee sono luoghi sacri, non sono mica come le chiese.