Giustizia usata come clava contro l’opposizione, sentenze accolte o rigettate in base alla convenienza politica sfruttando la scusa delle nomine “illegali” fatte dal Pis. Così l’esecutivo sta mandando in tilt il sistema giudiziario e costituzionale del paese
Il primo ministro polacco Donald Tusk a Bruxelles nel marzo scorso per una riunione del Consiglio europeo (foto Ansa)
Per risolvere l’impasse in cui si trova il sistema giudiziario e costituzionale polacco dopo l’avvenuta alternanza di governo fra il Pis di Jarosław Kaczyński e la coalizione guidata da Piattaforma civica di Donald Tusk servirebbe una tavola rotonda come quella a cui diedero vita nel 1989 Solidarnosc e il governo comunista polacco per organizzare la transizione alla democrazia, ma la cosa sembra non interessare affatto all’esecutivo entrato in carica nel dicembre 2023. Tusk in persona, il ministro della Giustizia e procuratore generale Adam Bodnar e il ministro degli Interni Tomasz Siemoniak, sostenuti da una maggioranza parlamentare, continuano a martellare l’opposizione con provvedimenti e commissioni d’inchiesta, a non riconoscere le decisioni della Corte costituzionale, a usare la carica di procuratore generale come una clava e ad accettare o rifiutare selettivamente le sentenze della Corte di cassazione, secondo convenienza politica.
Gli avversari nel mirino
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