Natale in India: «Celebrarlo sarà rischioso, ma Dio viene a liberarci dalla paura»

Sebbene aumentino i casi di discriminazione e le persecuzioni, «Cristo dà una libertà che supera prigione, repressione e perfino la morte»

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India Gang Rape

Celebrare il Natale quest’anno per tanti indiani cristiani sarà più difficile del solito. «Leggi repressive varate in diverse province del paese costringeranno molti a celebrare la nascita di Gesù di nascosto». A raccontare a tempi.it la situazione è John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council. Dayal fa riferimento alle misure adottate contro le minoranze religiose in un numero crescente di villaggi che impediscono ogni tipo di raduno, incontro o catechesi cristiana. Non solo il proselitismo e la conversione al cristianesimo sono punite, ma persino chi prega rischia l’arresto. Eppure i cristiani «si stanno preparando a celebrare il Natale», continua Dayal. «Perché evidentemente Cristo dà una libertà che supera la prigionia, la repressione e perfino la morte. Nessuno, altrimenti, sarebbe disposto a rischiare».

MINORANZE DISCRIMINATE. Sebbene non esista una religione di Stato, tutte le minoranze sono discriminate: «Il Natale, ad esempio, è una festa che possono celebrare solo i cristiani, mentre le feste indù sono nazionali. E questo non è giusto, dato che il nostro è uno Stato che si definisce laico. Tutte le festività andrebbero celebrate». In India la situazione dei cristiani e dei musulmani è difficile ovunque, «nelle periferie però si aggrava, infatti non si può esprimere la propria fede pubblicamente senza correre alti rischi». Basti pensare che «un predicatore indù può parlare o vendere libri tranquillamente, mentre un pastore cristiano o un sacerdote cattolico che facesse lo stesso sarebbe incriminato. Motivo per cui è molto difficile per i nostri missionari entrare in India».

QUALE VANTAGGIO? Solo nel 2014 sono stati circa 150 i casi di violenze anticristiane, a cui vanno aggiunte forme più o meno velate di coercizione: «Ad esempio, sebbene in teoria a un cristiano sia permesso di celebrare il Natale, può comunque correre rischi nel momento in cui chiede le ferie». Si va da episodi di discriminazione minori fino alle conversioni forzate all’induismo.
A fronte di questi pericoli, perché i cristiani si “ostinano” a celebrare il Natale? Mentre «la maggioranza degli indiani crede in una continua reincarnazione» senza paradiso, felicità eterna, né Dio d’amore, «il Signore nasce e si fa uomo per salvarci attraverso la condivisione della nostra sofferenza, attraverso la Croce. E risorgendo ci ha promesso il Paradiso, ci ha promesso la liberazione eterna che vale qualsiasi persecuzione momentanea. Lui è morto per i nostri peccati e per darci la vita dopo la morte». Dayal spiega che questa è la coscienza dei cristiani indiani, che «sono molto religiosi e la cui maggioranza non è secolarizzata, altrimenti non rischierebbe ciò che rischia». Per chi vive il Natale così «l’Avvento è molto sentito: si prega molto, ci si confessa e si preparano le celebrazioni e i festeggiamenti in un clima molto sobrio. Nonostante le paure, viviamo in letizia, gaudio e unità». Così, «ci sono persone non cristiane che spesso si uniscono a noi nella celebrazione del Natale che, ripeto, è la festa di tutti. Perché nascendo, 2000 fa, Cristo non ha cambiato solo i cristiani ma il mondo intero».


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