Napolitano. «Con chi ha avuto più problemi? Né con Berlusconi né con la Lega, ma col Pd»

Il Presidente della Repubblica, dice il quirinalista del Corriere, è amareggiato. Sperava di chiudere «in un quadro politico meno isterico e meno sgangherato»

Giorgio Napolitano entro settimana prossima non sarà più presidente della Repubblica. Il suo mandato si conclude in un tempo in cui l’Italia è in balia di un parlamento senza maggioranze e di una situazione politica ed economica instabile. «Napolitano ha una personalità forte», spiega Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera, «eppure, settimana scorsa, l’ho sentito molto amareggiato». Dalla conversazione che ha avuto di recente con il Capo dello Stato, il giornalista ricorda il rammarico per la situazione politica instabile che Napolitano lascia al suo successore. «Abbiamo parlato di questo fine mandato che si svolge in un’atmosfera politica surreale», ricorda Breda, «degli attacchi contro di lui e del rituale continuo, stucchevole, ipocrita con cui molti politici, dietro a alla frase di rito “ci rimettiamo alla saggezza del presidente della Repubblica”,  hanno nascosto umori anche molto acri, velenosi, contro di lui».

Il pool di saggi, scelti da Napolitano per ovviare al problema dell’assenza di un governo che fosse espressione delle ultime elezioni, è stato ripudiato dalle forze parlamentari. Qual è stata la reazione del Capo dello Stato?
Si è sentito impotente. Ha sperato fino all’ultimo di chiudere il suo settennato in un quadro politico meno isterico e meno sgangherato. I dieci saggi sono stati l’estremo tentativo di chiudere una partita difficile. I partiti hanno rifiutato. Gli dispiace lasciare così, caricando il suo successore del peso di tante incognite.

Molti, fra i quali spicca il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, hanno attaccato Napolitano per l’uso che avrebbe fatto dei poteri presidenziali. L’amplificazione dei compiti costituzionali ha danneggiato il ruolo di potere neutro del Capo dello Stato?
Nel 2011 Napolitano ebbe un consenso fra gli italiani che sfiorò il 90 per cento, anche a seguito della nomina del Governo Monti. È vero che, con Napolitano, la cosiddetta “fisarmonica” dei poteri costituzionali del Capo dello Stato, che si allarga e si chiude a seconda della necessità del momento politico, si è dilatata moltissimo, ma bisogna ricordare che questa evoluzione del ruolo del Capo dello Stato si è avuta da Cossiga in poi. È dall’inizio degli anni Novanta che la classe politica è finita sotto la tutela del presidente della Repubblica. Ricordo che Scalfaro varò, non uno, ma ben tre governi del presidente. Causa il vuoto politico a cui abbiamo assistito nel 2011, Napolitano dovette intervenire. Intervenne, non soltanto nella tutela della classe politica ma soprattutto sul fronte del dialogo diretto con il popolo, nel quale si distinse dai suoi predecessori.

A proposito della tutela della classe politica, sembra esemplificativo il recente discorso di Napolitano, quando a inizio settimana ha attaccato «le campagne che si vorrebbero moralizzatrici e in realtà si rivelano, nel loro fanatismo, negatrici e distruttive della politica». A chi o a cosa si riferiva?
La celebrazione del ricordo di Gerardo Chiaromonte ha offerto a Napolitano lo spunto per difendere, ancora una volta, la “bontà” della politica e degli accordi politici. Era un discorso storicizzato che, può darsi, era rivolto a tutti. Alcuni lo hanno letto anche come un attacco a Beppe Grillo. E probabilmente lo era, anche se il Quirinale, in una nota informale ha smentito.

Fra il leader del Movimento 5 Stelle e Napolitano ci sono stati accesi scontri a distanza. 
Sì, ci sono state molte punture di spillo e anche critiche molto accese. Napolitano è una persona che pesa le parole, non saturnino come poteva essere Cossiga e per molti aspetti anche Scalfaro, tuttavia con Grillo, a volte, si è lasciato andare. Ricordo quando dalle Marche, ad Ascoli Piceno, l’anno scorso, criticò, riferendosi evidentemente a lui, i demagoghi che sobillano le piazze. O quando gli chiesero della vittoria dei grillini in Sicilia e Napolitano rispose «di boom ricordo quello degli anni 60, altri non ne vedo». Tuttavia quando poco tempo fa il leader del Spd diede dei buffoni a Grillo e Berlusconi, Napolitano non ci ha pensato un attimo: li ha difesi entrambi e ha rifiutato di incontrarlo.

Grillo e Napolitano si sono visti e hanno parlato, durante le consultazioni. Come è andata?
Grillo è rimasto stupito dalla freddezza e dalla lucidità del suo avversario. Forse si aspettava di vedere un vecchio babbione, invece ha avuto davanti un uomo, che, per come lo conosco, non dico riesca a convertire, ma sa convincere anche i rivoluzionari. Un uomo che sa ben governare le passioni.

Qual è stato il rapporto fra Napolitano e gli altri leader politici?
Con Monti, il Capo dello Stato è stato lord protettore fino a quasi alla fine della legislatura. Il fatto che sia sceso in politica ha un po’ indispettito il presidente. Il rapporto con Berlusconi, invece, è sempre stato ondivago. Napolitano fu eletto da metà del parlamento, dalla sinistra. Non che ciò ne facesse un presidente dimezzato, ma era una penalizzazione che ha molto pesato all’inizio del mandato. In seguito, dopo le frecciate e le critiche, Napolitano e Berlusconi hanno trovato un modus vivendi soddisfacente. Berlusconi alla fine gli ha riconosciuto una terzietà, e si è creato anche un rapporto di stima fra i due. Anche con la Lega Nord il rapporto di Napolitano fu buono, a tratti ottimo, come poi hanno dimostrato la buona riuscita delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. I problemi più grossi? Li ha avuti con il Pd. L’inaspettato è accaduto, e si è creato un rapporto carico di tensioni fra Napolitano e il suo partito d’origine, il Pd.

Quali sono i problemi di Napolitano con il suo partito?
Per certi aspetti, la sinistra ha tradito Napolitano e si è sentita, senza giustificazioni, tradita da lui. Nel 2011 Napolitano ha spinto per un governo tecnico, quando al Pd sarebbe stato conveniente andare alle elezioni subito. La sinistra avrebbe vinto; l’Italia non lo sappiamo. Napolitano ha deciso di rispettare il suo ruolo di potere neutro, non di parte, e questo ha scandalizzato non pochi esponenti di sinistra. Altre incomprensioni sono emerse negli ultimi mesi. Non è un caso che in queste settimane, quando si sente un esponente politico da Montecitorio che chiede ancora un anno o due di presidenza a Napolitano, si tratti non di un politico di sinistra ma di destra. Il Pd non ne vuole sapere di un altro mandato per Napolitano. Per la sinistra, Napolitano è stato troppo autonomo e super-partes. Ha chiuso le porte con molta tensione. Un altro fatto che ha contribuito a alzare la tensione è il pre-incarico di formare un governo a Bersani. Il Pd voleva un incarico pieno, ma Napolitano ha fatto i conti e non gliela dato.

Queste tensioni contro Napolitano, non vengono accentuate da quella stessa sinistra – definiamola “massimalista”- che alle elezioni ha votato Grillo e Pd, che vede con sconcerto agli accordi con il Pdl e che preferisce ancora oggi un’utopica alleanza con il Movimento 5 Stelle?
Sì. C’è un’ala di sinistra anti-Napolitano, un’area indistinta, che nei giorni elezioni andava da Rivoluzione Civile di Ingroia a una parte di Sel, e che arriva fino ai lettori di Micromega. Ricordo la battaglia durata quasi un anno sulle intercettazioni al Quirinale, che ha causato la morte del suo consigliere Loris D’Ambrosio, e recentemente la lettera aperta su Repubblica diretta ai partiti, ma in realtà a Napolitano, firmata da Barbara Spinelli e Paolo Flores d’Arcais, in cui si chiede di non seguire le raccomandazioni del Capo dello Stato. Esistono correnti non emerse nel Pd, invece, che non hanno apprezzato la linea tenuta dal presidente, soprattutto nella gestione nella nuova fase politica.

Cosa aspettarsi dal prossimo presidente della Repubblica?
C’è augurarsi che il successore di Napolitano non sia solo un uomo di equilibrio, ma anche di esperienza. Serve un bagaglio di esperienza politica notevole per comporre gli attuali contrasti. Il Paese è prigioniero di un’incomunicabilità isterica. Poi, bisognerà vedere se il prossimo Capo dello Stato sarà più sommesso e meno interventista di Napolitano, ma certamente dovrà continuare a esercitare un ruolo di supplenza nella nostra politica, perché ad oggi la sua è l’unica istituzione che resta salda, con certezza, per sette anni.

Napolitano andrà in pensione, come vuole qualcuno?
Sono certo che anche da senatore a vita si farà sentire. Userà la persuasione morale e vedremo se la politica lo starà a sentire.