Gli Emirati ricostruiranno due chiese cattoliche a Mosul distrutte dall’Isis

Il paese del Golfo finanzierà il progetto dell’Unesco e si farà così perdonare per aver contribuito (in parte) alla crescita dell’Isis

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Gli Emirati arabi uniti hanno deciso di partecipare al progetto dell’Unesco per la ricostruzione di due chiese a Mosul. Al-Tahera e Al-Saa’a. Entrambe sono state distrutte dallo Stato islamico nel 2014, l’anno in cui i jihadisti hanno conquistato la seconda città più importante dell’Iraq, prima di essere cacciati nel 2017.

Emirati e Unesco hanno firmato la partnership “Far rivivere lo spirito di Mosul” il 10 ottobre a Parigi. L’iniziativa degli sceicchi è inserita nell’«anno della tolleranza», cominciato con un versamento da 50 milioni di dollari per aiutare la ricostruzione di alcuni dei luoghi più storici di Mosul.

La chiesa domenicana Al-Saa’a era stato costruita tra il 1866 e il 1873 e gravemente danneggiata dai jihadisti, mentre la chiesa Al-Tahera era stata in parte distrutta.

Gli Emirati, visitati a febbraio dal Papa, ospitano una delle chiese più vitali del mondo. Nel paese del Golfo i cristiani hanno discreta libertà di culto, anche se non si può parlare di libertà religiosa. Nel paese, come descritto in un reportage da Abu Dhabi per Tempi di Rodolfo Casadei, vige la sharia, la domenica è giorno feriale mentre il venerdì è festivo, le chiese possono suonare le campane solo a Pasqua e a Natale, non possono ostentare la croce sopra la facciata né sopra i campanili e sono sempre affiancate da una grande moschea. È anche vietato riunirsi a pregare nelle case private e portare simboli religiosi esterni è altamente sconsigliato.

Nonostante questo, negli Emirati vivono 950 mila cattolici, il 10 per cento della popolazione, sono tutti immigrati e sono serviti da otto parrocchie cattoliche. La partecipazione alle messe, come dichiarato a Tempi da monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, è incredibile: 150 mila persone in media, 500 mila a Natale. Ogni fine settimana il catechismo viene insegnato a 30 mila bambini, assistiti da 1.400 catechisti, mentre vengono fatte quasi 3.000 cresime all’anno. La comunità cattolica è servita da 53 sacerdoti, 45 suore e un fratello laico.

Tutto questo è possibile grazie alla generosità di uno sceicco illuminato, che chiude un occhio su alcune norme previste dalla sharia, anche per contenere il fondamentalismo islamico, ritenuto una minaccia alla dinastia regnante.

L’aiuto alla ricostruzione delle chiese di Mosul da parte degli Emirati arabi uniti è particolarmente gradito, anche perché il paese è indirettamente parzialmente responsabile della loro distruzione. Gli Emirati, infatti, hanno contribuito a finanziare le formazioni di ribelli e terroristi che hanno combattuto contro il regime di Bashar al-Assad in Siria, creando terreno fertile per l’esplosione e la diffusione dell’Isis. Il ruolo degli Emirati è stato meno importante rispetto a quello di Qatar e Arabia Saudita, il paese è stato anche il primo a ricredersi sul sostegno alla ribellione e il primo a riaprire l’ambasciata a Damasco nel 2018. Gli Emirati hanno dunque le loro colpe, il finanziamento della ricostruzione di due chiese a Mosul è un ottimo primo passo per espiarle. Gli altri paesi arabi dovrebbero seguirne l’esempio.

Foto Unesco