Moschea a Milano. Pisapia blocca il progetto del Caim: «La Giordania offre maggiori garanzie»

Per il sindaco di Milano la Giordania «è un punto di riferimento che unisce le comunità islamiche», a differenza del Caim

La moschea a Milano si farà. Il sindaco, Giuliano Pisapia, ne è certo: «Entro il prossimo anno dobbiamo arrivare ad un grande luogo provvisorio che possa poi diventare definitivo». Pisapia ha parlato della necessità di costruire un luogo di culto islamico in città, in vista di Expo 2015, al programma “Fischia il vento”, condotto da Gad Lerner. «Oggi l’opposizione alla moschea è strumentale – ha aggiunto il sindaco – non servono referendum, basta seguire la costituzione. Io e la mia amministrazione abbiamo deciso di assumerci la responsabilità di dare a tutti un luogo di culto, senza esborsi a carico dello Stato».

MAGGIORI GARANZIE. L’unico progetto per la costruzione di una moschea, per ora, è quello del Caim (coordinamento delle associazioni islamiche di Milano), ma come è emerso in questi giorni, Pisapia e la sua giunta di centrosinistra preferirebbero che a occuparsi della costruzione e del coordinamento delle attività della moschea non fosse il Caim ma uno stato, in particolare la Giordania: «Abbiamo richieste da parte di paesi esteri come la Giordania – ha spiegato il sindaco di Milano – che ha dimostrato più di altri segni di attenzione e che è un punto di riferimento che unisce le comunità islamiche».
Per Pisapia, la Giordania, essendo uno stato riconosciuto dall’Italia, «offre garanzie sulla provenienza del denaro». Le parole sembrano rivolte al Caim, una sigla che riunisce molte associazioni islamiche milanesi (non tutte, per esempio non quella di via Padova) e che ha proposto di costruire il luogo di culto a Lampugnano. Infatti, ha proseguito Pisapia, «se i fondi arrivassero da privati andrebbe verificato che non vengano da situazioni non compatibili con la nostra democrazia».

CAIM: SCELTA INOPPORTUNA.  Il Caim, settimana scorsa a Lampugnano, ha indetto il “venerdì dei diritti”, una preghiera comunitaria convocata per sostenere il proprio progetto di moschea (con minareto), che dovrebbe sorgere al posto del Palasharp. Il progetto dell’associazione divide le comunità islamiche meneghine. Il rischio – di cui aveva già parlato a tempi.it l’imam Yahya Pallavicini -, secondo lo stesso Pisapia, è che il Caim potrebbe reperire fondi da Paesi o strutture impegnate in questi anni in una lotta di leadership all’interno del mondo islamico. Per il coordinatore del Caim, Davide Piccardo, però, «sarebbe inopportuno affidare tutto a Paesi esteri». «La moschea è della comunità islamica milanese e devono essere i centri islamici milanesi a realizzarla. E il nostro – ha ribadito Piccardo – è l’unico progetto oggi esistente».