Morsi dittatore a tempo? Fratelli Musulmani criticano: «Speravamo in un referendum»

Persino Ahmed Fahmi, membro della Fratellanza e capo della Shura, critica la mossa con cui Morsi ha accentrato nelle sue mani tutti i poteri dello Stato: «In questo modo ha nettamente diviso il paese tra islamisti e civili».

Un egiziano è morto e almeno 500 sono rimasti feriti durante gli scontri andati avanti per tre giorni tra sostenitori dei Fratelli Musulmani e dimostranti che sono scesi in piazza per protestare contro la dichiarazione costituzionale con cui il presidente musulmano Mohamed Morsi giovedì scorso si è di fatto dichiarato dittatore dell’Egitto. Il presidente dei Fratelli Musulmani potrà fare diventare esecutiva qualunque legge senza bisogno di passare attraverso il Parlamento e senza che il potere giudiziario possa contestare le sue decisioni. Morsi ha assicurato che terrà i nuovi poteri temporaneamente, fino a quando il paese non si doterà di una nuova Costituzione e di un nuovo Parlamento ma la maggioranza degli egiziani è scettica ricordando il regime di Hosni Mubarak.

«ATTACCO SENZA PRECEDENTI». Oggi Morsi parlerà con un consesso di giudici e molti sperano che verrà raggiunto un compromesso dopo che il Consiglio giudiziario supremo dell’Egitto lo ha criticato ieri: «Chiediamo al presidente di ritrattare le sue decisioni e cambiare tutti gli articoli della dichiarazione costituzionale che minano l’indipendenza giudiziaria, vittima di un attacco senza precedenti». Il procuratore generale Abdel Meguid Mahmoud, licenziato giovedì da Morsi da un giorno all’altro, ha dichiarato: «È in atto una campagna sistematica contro le istituzioni del paese».

«SPERAVAMO IN UN REFERENDUM». Mentre i sostenitori dei Fratelli Musulmani assicurano che l’aumento dei poteri è solo temporaneo e serve a mantenere la stabilità nel paese, ElBaradei, tra i candidati alle presidenziali, ha affermato che «non ci può essere spazio per il dialogo quando un dittatore impone le misure più oppressive che questo paese abbia mai visto. Il presidente deve ritirare la dichiarazione costituzionale. Spero che presto Stati Uniti e Europa condannino con durezza quanto successo in Egitto». Non sono però solo gli oppositori dei Fratelli Musulmani a criticare la decisione presa giovedì da Morsi. A sorpresa anche Ahmed Fahmi, membro della Fratellanza e capo della Shura, la Camera alta del Parlamento oggi dominata dagli islamisti, ha ammesso: «Noi speravamo che il presidente Morsi avrebbe sottoposto la dichiarazione costituzionale a referendum. In questo modo ha nettamente diviso il paese tra islamisti e civili».

LA COSTITUZIONE SARÀ ISLAMISTA. La preoccupazione di molti analisti è che Morsi abbia accentrato i poteri dello Stato nelle sue mani per fare approvare senza ostacoli e interferenze all’Egitto una Costituzione islamista. Secondo la dichiarazione costituzionale, infatti, l’Assemblea costituente che sta decidendo la nuova Carta del paese non potrà essere sciolta dai giudici e avrà due mesi in più per terminare i lavori. In questo modo anche l’ultima speranza di cristiani e liberali svanisce: su un’Assemblea di 100 membri, 29 tra cristiani e liberali hanno deciso di abbandonare i lavori perché dominati in maniera eccessiva dagli islamisti della Fratellanza e dei salafiti, «che non cercano l’unità nazionale». L’opposizione sperava che la Corte suprema avrebbe sciolto l’Assemblea, dal momento che è stata eletta da un Parlamento successivamente dichiarato incostituzionale. Oggi però non potrà più farlo. Crolla così uno degli ultimi motivi di speranza che la Primavera araba porti a un esito democratico.