«Ogni singolo euro recuperato con la lotta all’evasione deve essere impiegato per abbattere il carico fiscale»

Intervista all’ex senatore Pd Enrico Morando: «Per ridurre il cuneo fiscale non basta la lotta all’evasione. C’è bisogno di ridurre la spesa pubblica»

Le tasse sul lavoro non si abbattono facendo ricorso solamente ai proventi della lotta all’evasione. Proventi che pure dovrebbero essere interamente destinati alla riduzione del cuneo fiscale, anziché, come purtroppo spesso accade, finanziare sempre nuova spesa pubblica e talvolta anche sprechi. Ci vuole di più. Occorre una seria opera di riqualificazione della spesa e di riequilibrio del peso delle imposte tra dirette, indirette e patrimoniali. Né è convinto Enrico Morando, ex senatore e politico Pd, esperto di materia economica e fiscale, che a tempi.it commenta la notizia secondo cui, per la Guardia di Finanza, l’evasione fiscale in Italia nel 2013 ha sottratto all’erario 52 miliardi di euro e uno scontrino su tre è irregolare. Importi che, spiegava già l’economista ed ex ministro delle Finanze Francesco Forte in una intervista a tempi.it, in realtà sarebbero «propaganda». «Il fisco – commentava il professore – fa sempre annunci altisonanti per farsi pubblicità. Ma bisogna capire quanto effettivamente può essere riscosso. Io, quando ero ministro, dividevo sempre la cifra che mi veniva comunicata per 10 per avere una stima più esatta».

Morando, Forte aveva ragione a parlare così?
C’è sempre un divario notevole tra ciò che l’Agenzia delle entrate ipotizza come reddito evaso e ciò che, invece, viene accertato rispetto alle contestazioni di partenza. Il divario poi è ancora maggiore se si considerano gli importi che vengono effettivamente riscossi. È un’evidenza empirica, ormai assodata, che si ripete di anno in anno, malgrado negli ultimi anni il fisco abbia fatto molto per migliorare l’attività di riscossione. Se Forte, che è stato ministro delle Finanze, dice che calcolava il 10 per cento dell’importo dichiarato per avere una stima verosimile, c’è da crederci. Anzi, la mia esperienza mi insegna che le percentuali possono essere addirittura inferiori.

L’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale facendo ricorso ai proventi della lotta all’evasione è irrealizzabile?
I proventi della lotta all’evasione fiscale, che in Italia è effettivamente più elevata che altrove, devono essere interamente destinati a ridurre le tasse sul lavoro e le imprese. Soprattutto ora che le leggi mettono a disposizione dei governi un gigantesco apparato di risorse e strumenti (come, per esempio, la possibilità per il fisco di incrociare le diverse banche dati) che devono per forza portare a risultati tangibili. Detto questo, però, non mi risulta che finora ci sia mai stato alcun esecutivo che abbia preso l’impegno di destinare ogni singolo euro recuperato con la lotta all’evasione alla riduzione del carico fiscale sul lavoro e le imprese.

Come mai?
L’equivoco da più parti coltivato in questi anni, purtroppo anche a sinistra, è che attraverso la lotta all’evasione fiscale si potessero reperire risorse per finanziare ancora nuova spesa pubblica e non per ridurre il peso delle imposte. Ogni singolo euro recuperato con la lotta all’evasione, invece, deve essere impiegato per abbattere il carico fiscale. A ben vedere, la Legge di stabilità contiene un impegno che va in questa direzione, ma dovrebbe trattarsi di qualcosa di più robusto e non di una semplice misura estemporanea. Ad ogni modo, non basterebbe comunque. Per abbattere le tasse sul lavoro e le imprese, infatti, c’è bisogno anche di ridurre e riqualificare la spesa pubblica, oltre che riequilibrare la distribuzione delle imposte tra dirette, indirette e patrimoniali.

In che senso?
In Italia, il livello delle imposte indirette, come l’Iva sui consumi, è in linea con i valori degli altri paesi sviluppati. Mentre ad essere sopra la norma è il livello della pressione fiscale sui redditi da lavoro e impresa, come l’Irpef, l’Ires e l’Irap. L’imposizione sui patrimoni, sia mobili (conti deposito) sia immobili (Imu), invece, è a lungo stata inferiore rispetto ad altrove. Il governo Monti, però, è riuscito a riportare la tassazione sui patrimoni al livello degli altri paesi. Quello che, invece, l’esecutivo dei tecnici non ha avuto né modo né tempo di fare, ma che, invece, una buona politica suggerirebbe di fare, è riequilibrare il livello generale della pressione fiscale, che è cresciuta sul fronte del patrimonio, abbassando il prelievo sui redditi da lavoro e impresa per portarlo al livello degli altri paesi.

La lotta all’evasione dove deve puntare?
Il problema specifico dell’evasione fiscale è riconducibile soprattutto alle imposte indirette, come quelle sui consumi. Qui, infatti, il fenomeno è molto più rilevante, in proporzione al gettito atteso, che non nel caso dei redditi da lavoro e impresa. Qui bisogna concentrare gli sforzi per combattere l’evasione.