Monti vuole vendere gli immobili pubblici: «Giusto, se si abbassano le tasse»

Il premier stende un piano per le cessioni dei beni dello Stato. Un’iniziativa positiva «se avviene rapidamente, e porta ad una riduzione del carico fiscale». Intervista all’economista Ernesto Felli.

Ieri, a Montecitorio, il premier Mario Monti ha parlato di un piano di cessioni per evitare una nuova manovra economica, attraverso l’asta di parte dei beni pubblici immobili e quote di partecipazione su beni mobili. «Non basta – dice a tempi.it Ernesto Felli, professore di Economia Politica all’Università di Roma 3 –, ma la vendita deve essere compensata da una riduzione delle tasse. Solo così si avrà un volano positivo, non solo sui consumi, ma incentivando la gente a produrre e le imprese a dare lavoro. Aumentiamo il nostro potenziale economico»

Professore, cosa ne pensa dell’idea del premier?
Monti ha fatto un’allusione sulla vendita di beni immobiliari e mobili pubblici. Per ora, non ci sono ancora programmi definitivi. È necessario capire come verrà realizzata e in quanto tempo. Perché se avverrà rapidamente – ammesso che la cifra incamerata sia significativa – avrà effetti positivi su tutto il sistema. Meno pressione sulla finanza pubblica distribuirà risorse per interventi diretti sulla crescita e, di conseguenza, ridurrà il carico fiscale.

Quindi, questa vendita è cosa buona…
Ripeto: bisogna essere chiari. Ammesso che la vendita di beni pubblici sia fatta bene e in tempi rapidi, può dare effetti immediati sulle aspettative, ma ci vorrebbero comunque anni per sanare il bilancio. Va unita a un programma di valorizzazione, di utilizzo più efficiente delle risorse pubbliche a disposizione. Io, a suo tempo, calcolai che dal patrimonio pubblico edilizio abitativo si possono ricavare attorno ai 40 miliardi, ma non esiste una stima precisa. Il valore totale di questi beni non è sicuramente inferiore allo stock del debito pubblico, ma non tutto può essere dismesso o venduto. Monti prevede che rimetterà in circolo qualcosa come 400 miliardi di euro. Non sarebbe male.

Chi li compra, questi beni?
Li comprano i privati: fondi, società. Non credo che l’argomento contrario sia la mancanza di domanda: esistono soggetti di vario tipo che possono essere interessati. L’opzione di vendita è sicuramente importante. Bisogna fornire un piano serio di dismissione che sia credibile, fattibile e rapido, che crei un effetto positivo sulle aspettative. E bisogna trovare un modo – finanziario e contabile – perché si ottenga un effetto immediato sul bilancio pubblico.

Insieme, Monti propone un piano di tagli. Eppure la spending review porterà nelle casse dello Stato non più di 8 miliardi, quest’anno. Una goccia nell’oceano di 1900 miliardi di debito pubblico. La revisione di bilancio funziona?
Si ricordi che la spending review va a ridurre la spesa in maniera permanente. La riorganizzazione della spesa pubblica ridotta, in prospettiva, è buona cosa. Non si risolve il problema del debito, ma di riduce il disavanzo, e il disavanzo pubblico è fatto quasi completamente degli interessi che paghiamo sul debito. Noi abbiamo un avanzo primario, ovvero il saldo entrate e uscite sul debito al netto degli interessi è positivo. Quindi, diminuendo l’entità del debito diminuisce, di conseguenza, il disavanzo pubblico. E respiriamo un po’ di più.