Miserere, storie di cristiani perseguitati. E di Togolok che entrò in una catacomba del Kirghizistan

Una vita da finto devoto, i segnali di fumo, i sotterfugi per avvicinarsi al luogo nascosto. Poi il doppio colpo di scena

Pubblichiamo la diciassettesima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati. Dopo i racconti di MegapuraHomsAsomatosRegno UnitoSeekaewTrabzonRoggwillSawaJilibCon CuôngBulakipurKemoOlasitiNhka GaLos PozosAin Aicha, oggi affrontiamo una storia avvenuta in una località sconosciuta del Kirghizistan

Togolok aspettava quel giorno da sei mesi. Per poterlo vedere si era letto il vangelo, aveva imparato il padrenostro e l’avemaria, era andato a messa, si era confessato e aveva preso la comunione. Tutto per essere portato a Icsipsilon. Aveva pagato quel viaggio con una vita esemplare da cristiano, con discorsi devoti, con la rinuncia a sedurre Roza la cui bellezza gli tortura gli istinti. Ora, finalmente, è lì, in auto con lei, a sessanta chilometri da Biškek, su una strada di montagna coperta di neve marcia, in mezzo al niente.

“Se vuoi, guido io” dice. “Non importa” gli risponde la donna mentre controsterza con leggerezza sulla curva “fra poco siamo arrivati”.

I due proseguono per qualche minuto in silenzio fino a quando la ragazza accosta sulla neve sporca del ciglio e spegne il motore. “Problemi?” domanda Togolok. “Aspetto solo di vedere il fumo” risponde lei che poi, vedendo l’espressione interrogativa dell’amico, spiega: “c’è un punto, su, vicino alla casa, da dove si può tenere sotto controllo quasi tutta la strada. Artin, da lì, ci osserva con il cannocchiale e quando è sicuro che nessuno ci stia seguendo butta nel camino un po’ di paglia bagnata per fare fumo e avvisarci che possiamo salire. Se non vediamo il fumo nei prossimi cinque minuti significa che la casa non è sicura e allora, al prossimo bivio, tiriamo dritto e torniamo indietro.”

“Una fumata come quella per il papa” dice il ragazzo, ridendo. “È vero” risponde lei “non ci avevo mai pensato. Ho sempre associato la cosa con gli indiani. Sono proprio una miscredente.”

Poco dopo uno sbuffo bianco si alza sopra il crinale e comunica il segnale di via libera. L’auto riparte con i due, messi di buon umore dalla notizia, impegnati a canticchiare sulle note che la radio diffonde. Sullo spiazzo davanti all’abitazione il padrone di casa li accoglie con calore. Artin li accompagna fin sulla porta ma poi torna sui suoi passi a vegliare sulla sicurezza degli ultimi che ancora devono arrivare.

All’interno, nella grande sala soggiorno, ci sono otto persone e Roza presenta il suo amico a ciascuno di loro. Tutti si fanno intorno al nuovo arrivato porgendo le mani e aprendo i sorrisi. Togolok ricambia l’accoglienza rimanendo però concentrato ad imprimersi nella memoria i loro nomi e volti con la tecnica che gli hanno insegnato durante l’addestramento. Aver scoperto l’ubicazione di Icsipsilon è il più grande successo della sua carriera di giovane agente e non fa fatica a dimostrarsi aperto e contento. Egli racconta con naturalezza della sua vita di copertura e del cambiamento che vi ha portato l’incontro con la fede; con altrettanta facilità entra nel quotidiano degli altri e ne guadagna la fiducia. L’eccitazione per il risultato ottenuto lo rende ancora più socievole ed espansivo così che, in breve tempo, diventa il beniamino del gruppo sotto gli occhi orgogliosi di Roza.

Dopo circa mezz’ora Artin rientra in casa annunciando l’arrivo degli ultimi due ospiti, butta sul fuoco un po’ di paglia e va a togliersi la giacca a vento.

Quando padre Josip e il suo accompagnatore fanno il loro ingresso nella stanza del camino Togolok vorrebbe scomparire all’istante ma lo sguardo a punta del sacerdote lo inchioda, senza possibilità di scampo, alla poltrona sulla quale si era seduto. Davanti a lui sta il primo prigioniero che ha interrogato e torturato nella lontana città di Osh, appena diplomato all’accademia.

Josip saluta tutti, senza fretta, poi si dirige verso l’agente infiltrato che si alza, terreo. “Ciao Togolok” dice il prete ad alta voce prima di abbracciarlo; poi lo stringe a sé mentre lui rimane rigido come un tronco, incapace di dire una parola. Padre Josip lo tiene avvinto per qualche secondo, il tempo di sussurrargli nell’orecchio “Non hai niente da fare qui, amico. A meno che tu non voglia aprire il tuo cuore alla Grazia di Dio”.

Novembre 2013  – In Kirghizistan i cristiani sono un’esigua minoranza di poche migliaia di unità. A loro è impedita ogni forma pubblica di manifestazione della fede e i credenti si ritrovano in luoghi segreti per celebrare la messa e confermarsi reciprocamente nella fede. Quando la polizia segreta scopre uno di questi luoghi scatta immediatamente l’arresto per tutti i presenti con l’accusa di svolgere attività sovversiva. 

In questo servizio una troupe televisiva della Cbn ha raggiunto una villa, in una località segreta del Kirghizistan, per documentare l’incontro di alcuni cristiani provenienti dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.