Dalla croce degli abusi sessuali ai seminari pieni. La testimonianza del cardinale O’Malley a Milano

L’arcivescovo di Boston ha raccontato in Duomo come ha ricostruito una diocesi distrutta dagli abusi dei sacerdoti e dal dissesto finanziario

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«Quando ero seminarista il mio provinciale chiese qual era la missione più difficile del mondo e gli parlarono degli indigeni della Papua Nuova Guinea. Se lo chiedesse ora, la risposta sarebbe: Boston, Milano, Parigi». Impiega poche parole l’arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley, per far capire alle centinaia di persone che ieri hanno affollato il Duomo di Milano quanto sia grande la sfida della “nuova evangelizzazione”. Invitato dal cardinale Angelo Scola, assente per partecipare al Sinodo straordinario sulla famiglia a Roma, O’Malley ha scherzato mettendo le mani avanti: «Questo frate stasera ucciderà la lingua italiana» e «se avessi saputo che avrei dovuto tenere una lezione nel Duomo di Milano, avrei studiato di più in seminario». Ma il frate cappuccino ha stupito tutti.

O-MALLEY-MILANO«RICOSTRUIRE LA CHIESA». Dopo aver raccontato brevemente i suoi 20 anni passati tra la diocesi di Washington in mezzo agli immigrati irregolari e il «paradiso terrestre» delle Isole Vergini Americane, il cardinale ha descritto “l’incubo” dell’arcidiocesi di Boston, dove è stato nominato arcivescovo nel 2003: «Lo scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti era scoppiato nel 2002. La gente era arrabbiata, molti trovavano difficile fidarsi ancora delle autorità che avevano tradito ripetutamente la loro fiducia. Molti avevano abbandonato la Chiesa, molti si vergognavano: tutti i cattolici erano rimasti colpiti e i preti demoralizzati. Inoltre, la gestione finanziaria era al collasso: le collette durante la Messa per colpa degli scandali erano diminuite, avevamo decine di milioni di dollari di debiti, che raddoppiavano ogni anno, e più di mille cause intentate contro di noi. Quando sono arrivato, insomma, c’era bisogno di ricostruire la Chiesa».

DRAMMA DEGLI ABUSI SESSUALI. O’Malley ha cominciato chiedendo perdono: «Ho incontrato le vittime di abusi sessuali e le famiglie delle vittime, perché molti degli abusati non c’erano più: tanti si erano suicidati o erano morti di overdose. Per me è stato un grande privilegio poterli incontrare: ho capito il dolore che hanno patito e ho imparato l’umiltà. In mezzo a questo dramma ho visto anche i miracoli della grandezza di Dio nelle persone abusate che perdonavano i loro abusatori».

MASSIMA TRASPARENZA. Dopo aver creato nuove norme e regolamenti «molto rigidi perché gli abusi non si ripetessero più», l’arcidiocesi «ha fatto scelte dolorose per rientrare dal dissesto finanziario», promuovendo la «massima trasparenza» e «riguadagnando così lentamente la fiducia dei nostri fedeli». Per recuperare i sacerdoti, invece, «ho promosso un’ora di adorazione eucaristica insieme a loro tutte le settimane» e «la vita in comune». Solo a questo punto «abbiamo potuto pensare alla nuova evangelizzazione».

NUOVA EVANGELIZZAZIONE. In 11 anni il cardinale ha dato nuova linfa alle parrocchie, promuovendo la formazione, «perché solo chi è stato evangelizzato può evangelizzare»; ha promosso una cultura vocazionale, «perché avevamo bisogno di sacerdoti: quando sono arrivato stavamo per chiudere il seminario, oggi dobbiamo costruire altre stanze perché non ci stanno più»; ha aiutato le scuole cattoliche a stare in piedi «perché lo Stato non ci aiuta ma sono fondamentali per introdurre alla vita della fede»; ha incoraggiato un modo moderno di comunicare il Vangelo, «utilizzando anche i social network e i blog»; ha favorito l’organizzazione «di incontri e conferenze» sull’attualità «in piazza, non nelle chiese, perché attirano più persone»; ha spinto tutti i fedeli a una presenza attiva nella società «per educare i giovani», «riuscendo a respingere nel 2006 un referendum sul suicidio assistito con una grande campagna pubblica anche sfruttando le possibilità date dai nuovi media»; ha rinnovato l’attenzione verso la «giustizia sociale, perché la Chiesa è sempre vicina ai poveri e anche chi la critica viene toccato dalla testimonianza della santità di chi si spende per stare vicino ai più piccoli». Per questo, ha aggiunto, «assistiamo le madri sole, i poveri, i senza tetto, i bambini e i tantissimi migranti presenti nella città». Senza dimenticare che Boston è uno dei più grandi centri universitari degli Stati Uniti: «Per questo cerchiamo di avere una presenza attiva in ogni università».

VALORE DELLA CROCE. È questo il modo in cui il cardinale sta cercando di trasformare i suoi fedeli «in una squadra di missionari seguendo l’indicazione di papa Francesco: mostrando cioè ai nostri fratelli la bellezza della fede, facendo proposte di vita alte e belle». Tutto questo, però, non nasce per caso: «A volte Dio ti prende a bastonate ma lo fa per salvarti da un male peggiore. Come quella volta che, da seminarista, ho preso a bastonate una suora perché sul suo velo si era attaccato un velenosissimo ragno delle banane. Se non l’avessi colpita, sarebbe potuta morire. La croce che Dio ti manda può distruggerti o farti crescere nell’amore: noi siamo cresciuti».