«Milano città per la vita»

Luigi Amicone assieme a De Pasquale, Parisi e Matteo Forte ha presentato in Comune a Milano una mozione di verifica della legge sull’aborto e per aiutare i Cav

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Il consigliere di Forza Italia in Comune a Milano Luigi Amicone ha presentato una mozione sottoscritta da tutto il centrodestra per dichiarare «Milano città per la vita» (tra i primi firmatari vi sono anche il capogruppo Fi Fabrizio De Pasquale, Stefano Parisi e Matteo Forte di Milano Popolare. Il testo sarà firmato anche dagli esponenti della Lega). Il testo – che ricalca quello di Verona, su cui si sono scatenate numerose polemiche – è stato osteggiato dalla sinistra, che ne ha rimandato la discussione tra due settimane. Come ha spiegato Amicone al Giornale, la mozione «è nata al volo. La capogruppo Pd di Verona è stata massacrata per aver condiviso la proposta di verificare se la 194 effettivamente sia stata applicata nella sua interezza. Non è una legge mortifera, deve sostenere il diritto alla maternità. Ha invece contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto come contraccettivo e non ha debellato quello clandestino». Da qui, la richiesta di «inserire congrui fondi in Bilancio a favore di associazioni e gruppi a favore della famiglia, come il Cav Mangiagalli che ha aiutato a nascere oltre 21.800 bimbi. L’obiezione in Italia è al 70%, a conferma dei conflitti di coscienza che pone la soppressione di una vita». Ma la consigliera Pd Diana De Marchi ha detto: «La mozione non passerà, il Pd è compatto. I Cav? L’aiuto dura un anno e non una vita».

Pubblichiamo il testo della mozione.

OGGETTO: MOZIONE DEL CONS. AMICONE ED ALTRI – INIZIATIVE PER SOSTENERE “MILANO CITTA’ PER LA VITA”

PREMESSO CHE

– la Commissione Speciale per redigere un PIANO INTEGRATO DI POLITICHE FAMILIARI a concluso i suoi lavori e presenterà al Consiglio le linee di indirizzo elaborate;

PRESO ATTO CHE

– il 22 maggio u.s. è occorso il 40esimo anniversario della pubblicazione della Legge 194 che ribadisce fra l’altro:

– estratto articolo 1

Lo Stato… riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio
L’interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite
Lo Stato, le regioni e gli enti locali … promuovono … iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite

– estratto dell’articolo 2

i consultori familiari… assistono la donna in stato di gravidanza… contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza
i consultori… possono avvalersi… della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato

– estratto dell’articolo 5

il consultorio e la struttura socio-sanitaria… hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche…..di esaminare con la donna… le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla o rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza

CONSIDERATO CHE

– la persistente crisi demografica ci colloca ai vertici dei paesi più vecchi del mondo, più vecchio di noi è solo il Giappone, e che tale crisi contribuisce in maniera decisiva all’impoverimento economico sociale e culturale dell’intero paese;

Tutto ciò premesso

IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

– ad inserire nel prossimo assestamento di bilancio congrui finanziamenti per le Istituzioni, Associazioni e Gruppi che sostengono concretamente politiche a favore della famiglia e della vita, quali dal 1984 promuovono il CAV Mangiagalli che ha aiutato a nascere oltre 21.800 bambini, accompagnando le loro mamme, molte delle quali extracomunitarie, con progetti di aiuto personalizzati, concreti, immediati;

– ad approfondire con adeguate iniziative informative e di sensibilizzazione dei cittadini, gli effetti sociali e culturali prodotti dalla L.194, in particolare nei punti di mancata applicazione quali:

– la legge 194 si proponeva di legalizzare l’aborto in alcuni casi particolari (violenza carnale, incesto, gravi malformazioni del nascituro, ecc.) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contracettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino;

– l’art. 1 della legge 194 è stato in gran parte disatteso, perché ben poche sono le iniziative pubbliche “per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”; e anche l’opera dei volontari (art. 2), che vorrebbero informare la donna sulle possibili alternative all’aborto (adozione in anonimato, aiuti economici, assistenza psicologia, ricerca di un lavoro, ecc.), viene spesso ostacolata, mentre è noto che talvolta basta un piccolo aiuto economico o la possibilità di un lavoro, per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino;

– la legge 194 voleva impedire il ricorso all’aborto dopo i primi 90 giorni, tranne che nel caso di “serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art. 4); ma questo limite è stato ampiamente scavalcato, come dimostra l’analisi delle reazioni annuali del Ministero della Salute, dalle quali risulta che nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre 12esima settimana sono cresciuti del 182% e costituiscono il 278% di tutti gli aborti;

– gli aborti legali, effettuati dal 1978 ad oggi sono circa 6 milioni, senza contare le “uccisioni nascoste” prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita;

– le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica;

– un dato preoccupante è la crescita del numero di aborti tra le minorenni dal 1992 al 2010: quello delle ragazze fino a 18 anni è cresciuto del 45.2, quello delle ragazze fino a 15 anni è cresciuto addirittura del 112,2%

– non vengono in nessun modo pubblicizzati i dati scientifici, relativi alle conseguenze sulla salute fisica e psichica della donna dovute all’aborto chirurgico e farmacologico;

– un uso distorto della diagnosi prenatale spinge spesso la donna ad abortire per vere o presunte malformazioni del feto; in realtà, come dimostrano le cure prenatali praticate da alcuni centri ospedalieri di eccellenza, molte malformazioni possono essere curate; è importante quindi informare le donne con maternità difficile di questa possibilità;

– l’obiezione di coscienza all’aborto è molto alta in Italia (circa il 70%), a prescindere dalla visione antropologica degli operatori e a conferma dei conflitti di coscienza che pone la soppressione di una vita. L’obiezione di coscienza è garantita dall’art.9 della legge 194 e non ostacola in alcun modo l’accesso all’aborto; ciò nonostante è spesso oggetto di pressioni da parte di gruppi ideologizzati;

– con la pillola abortiva RU486 si vuole permettere un aborto fai da te, al di fuori delle strutture ospedaliere, anche se la legge 194 non lo prevede, contribuendo al diffondersi di una cultura dello scarto.

Il Consigliere
Luigi Amicone, Fabrizio De Pasquale, Stefano Parisi, Matteo Forte

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