Milan-Barça, il presente parla spagnolo. Ma una speranza c’è

L’ottavo di Champions di stasera è l’emblema di due realtà sportive che, in 20 anni, hanno invertito i rapporti. La storia recente dà ragione quasi solo agli iberici, e il divario è sempre più ampio. Ma qualche esempio in controtendenza c’è.

1994, Mondiale statunitense. Beppe Signori manda Baggio solo davanti al portiere spagnolo Zubizarreta, il “divin codino” salta in velocità il numero 1 spagnolo e insacca la rete del vantaggio azzurro. Iberici a casa, Italia in semifinale. Successo delizioso, ma mai quanto lo schiacciante 4-0 che il Milan meno di due mesi prima rifilava al Barcellona in finale di Champions League. Erano gli anni in cui il calcio italiano dominava in Europa, dove ai successi continentali dei rossoneri fece seguito la crescita spaventosa della Juve di Lippi e dove il meglio del calcio internazionale avrebbe fatto la fila per calcare i nostri campi di calcio. Tempi che ormai sembrano un sogno fin troppo distante oggi, giorno di Milan-Barcellona, ottavi di Champions: per brillantezza di gioco e quantità di vittorie i catalani di oggi sono diventati, a spanne, quello che era il Milan di vent’anni fa. Le proporzioni calcistiche si sono invertite, e non riguardano solo questi due club, bensì tutta Italia e Spagna. E la sfida tra rossoneri e blaugrana racchiude in sé l’intero squilibrio tra il pallone nostrano e quello iberico.

UNA VITTORIA CHE MANCA DA 9 ANNI. Non è un caso che il Milan non riesca a vincere sul Barcellona dal 2004, fase a gironi: fu 1-0, grazie alla rete di Shevchenko. La galoppata rapida verso la Champions di quella squadra si fermerà solo in finale, con un black-out di sei minuti, quelli sufficienti al Liverpool a rimediare il 3-0 iniziale, fare 3-3 e vincere la gara ai rigori. Nei nove anni successivi, ecco altri 6 incroci tra Milan e Barça: di rado i rossoneri sono riusciti a mettersi a capo alla crescita dei catalani, con 3 pareggi e 3 sconfitte. Lo scorso anno s’incrociarono addirittura 4 volte: il 2-2 della prima sfida ai gironi fu un regalo dal cielo per i rossoneri, sommersi dal tiki-taka di Messi e compagni e fortunati a trovare il gol subito in apertura con Pato e appena prima dello scadere con Thiago Silva. Eppure fu il risultato migliore di tutta la serie coi blaugrana.

TRA LE NAZIONALI PESA ANCORA QUEL 4-0. Divari ampi staccano quindi Milan e Barça. Almeno quanto Nazionale italiana e spagnola: il 4-0 della finale degli scorsi Europei sta ancora lì, a ricordare vergognosamente come non sia riuscito agli uomini di Prandelli il miracolo di colmare la distanza tra le due realtà calcistiche. Nei pochi precedenti ufficiali (sempre dal ’94 in avanti) l’Italia non ha mai vinto: era il 2008 quando il ciclo della grande Spagna (Europei-Mondiali-Europei in 4 anni) iniziava proprio a spese dell’Italia, eliminata ai quarti di finale della massima competizione continentale solo ai rigori. Lo scorso giugno un’illusione di parità ci fu quando Totò Di Natale bruciò in velocità Piqué e batté Casillas nel match d’apertura degli Europei: ma la predominanza spagnola si risvegliò nemmeno 3 minuti dopo, quando Fabregas fece 1-1. Ad allargare il cerchio agli altri club italiani i risultati si fanno ancora più impietosi, con risultati raramente sorridenti per le squadre di casa nostra. Insomma, stando alla storia degli ultimi 20 anni pare non ci sia storia, tra un pallone in crisi nera e alla totale ricerca di sé come quello italiano e una Nazione che sta vivendo la sua primavera più fiorente in ogni campo, sia esso per club o per nazionale. Ma una speranza per i rossoneri c’è. La si può trovare osservando con più scrupolo quella storia che spesso ci ha condannato: ci sono stati match in cui la tanto attesa superiorità spagnola non ha dato i suoi frutti.

MA UNA SPERANZA C’È. È quanto accaduto, per esempio, nel match d’esordio degli Europei, in quell’1-1 che fece rivalutare agli occhi del mondo le quotazioni dell’Italietta sconvolta dal calcio scommesse e mise un po’ di strizza alla corazzata spagnola. O è quanto successe allo stesso Milan nel 2009, quando sorprese tutti vincendo 3-2 sul Real Madrid: uno dei Diavoli peggiori degli ultimi anni (quello targato Leonardo) fu più forte delle giocate di Ronaldo e delle papere di Dida, e riuscì ad ottenere il primo successo della sua storia al Santiago Bernabeu. Un miracolo, come quel 3-1 dell’Inter di Mourinho nella semifinale di Champions sul Barcellona, anno del triplete: difficile dimenticarlo. Tanto più il pronostico si faceva sfavorevole, tanto più le convinzioni saltavano fuori, le difese stringevano le loro maglie, umiltà e carattere davano corpo all’impresa sportiva. A questo deve aggrapparsi il Milan stasera.

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