Migranti. Conte freni i facili entusiasmi, l’accordo presenta molte ombre

L’intesa sottoscritta a Malta è solo una bozza e al momento il 76 per cento dei migranti che arrivano in Italia non potrebbero essere redistribuiti

Piano a dire che «L’Europa s’è desta» sui migranti, come titola oggi Repubblica. La bozza di accordo sul meccanismo automatico di ricollocamento – sottoscritta ieri a La Valletta tra Italia, Malta, Germania, Francia e Finlandia – presenta alcune luci, diverse ombre e molti punti interrogativi.

LA NOTA POSITIVA

La nota più positiva è che il meccanismo temporaneo di redistribuzione, definito una «sperimentazione» da valutare nel tempo, prevede che
tutti i migranti, e non solo chi ha diritto all’asilo politico, verranno ripartiti tra i paesi che aderiranno volontariamente. Entro quattro settimane, chi fa richiesta di asilo politico sarà trasferito in uno dei paesi firmatari, che si accolleranno l’onere di verificare i requisiti per l’ottenimento della protezione e l’eventuale rimpatrio se la domanda venisse respinta.

In questo modo viene superato il trattato di Dublino, che prevede che lo Stato competente a esaminare la domanda d’asilo è quello in cui il richiedente ha fatto il proprio ingresso nell’Ue. Si è parlato anche di una rotazione dei porti di ingresso dei migranti, con qualche timido accenno a Marsiglia, anche se su questo tema non ci sono chiare aperture: che Macron, il quale si è riscoperto “sovranista” ultimamente, «offra» i suoi porti è difficile da credere.

I PROBLEMI PRINCIPALI

Il punto più problematico è invece la definizione di chi può essere redistribuito. L’accordo riguarda infatti soltanto coloro che vengono soccorsi da navi umanitarie e militari o commerciali nel Mediterraneo settentrionale (Spagna e Grecia sono escluse). Nel 2019 sono arrivati 6.500 migranti in Italia. Di questi 5.000, cioè il 76 per cento, sono approdati su gommoni o barchini e dunque non rientrerebbero nell’accordo. Ad oggi, quindi, l’Italia non avrebbe quasi alcun beneficio dall’accordo.

Ma è probabile, come spiega Gian Micalessin sul Giornale, che la situazioni cambi drasticamente dopo l’intesa. Scrive:

«L’intesa è una vera strenna per Ong e trafficanti di uomini che potranno ritornare ai fiorenti profitti di un tempo. Il meccanismo rappresenta un autentico ritorno allo sperimentato modello del traffico di uomini. Non più barchini, non più viaggi con l’angoscia della morte, ma soltanto brevi traversate fino al limite delle acque territoriali libiche dove gli scafisti potranno consegnare i loro clienti alle Ong in attesa. Queste ultime dovranno solo scodellare il carico sulle più capienti navi della nostra Guardia Costiera. Il problema è quanto durerà. Per capirlo basta tornare con la memoria alla missione Mare Nostrum. Allora la chimera di un viaggio senza rischi verso l’Europa portò gli sbarchi dai 35 mila del 2013 ai 170 mila del 2014. Stavolta il richiamo sarà lo stesso. Statene certi, i flussi torneranno ai livelli del 2016. Inoltre, Parigi, Berlino e Bruxelles dovranno fare i conti con la rabbia di Grecia e Spagna che, forti dei 29 mila e 19 mila migranti accolti quest’anno, pretenderanno un trattamento per lo meno uguale a quello riservato all’Italia. A quel punto sarà interessante vedere quanti mesi, o settimane, dureranno ancora gli accordi “temporanei” concordati ieri a Malta».

IL NODO DELLE QUOTE E IL PERICOLO FRANCIA

Previsioni sul futuro a parte, resta ancora da concordare la quota di migranti che ciascun paese dovrà accogliere. L’incontro fondamentale, infatti, si terrà l’8 ottobre al vertice di Lussemburgo. Tutti i dettagli verranno definiti in quella sede ed è per questo che Repubblica predica «cautela»: «Il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner ha chiesto di non rendere pubblico l’accordo e c’è chi teme che poi, nella fase di attuazione, l’Eliseo torni ad accogliere solo chi ha reali chance di ottenere l’asilo (ad esempio escludendo i nordafricani), ridimensionando drasticamente la portata dell’accordo. Insomma, la partita non è ancora chiusa ed ecco perché l’intesa potrebbe non decollare subito nel Lussemburgo: vista la sua portata, c’è chi pensa che alla fine passerà ai capi di Stato e di governo che hanno in agenda un Consiglio europeo a Bruxelles il 17 ottobre».

Tutto è ancora da chiarire, insomma, e non è detto che le note liete della bozza di accordo sopravviveranno alla stesura definitiva dell’8 ottobre. Il premier Giuseppe Conte parla di «svolta completa», ma farebbe meglio a frenare i facili entusiasmi. Non sarebbe certo la prima volta che una bozza di accordo viene stravolta. Senza contare che, a meno di un cambio nella modalità di approdo dei migranti sulle nostre coste, al momento l’Italia avrebbe pochissimi benefici.

Foto Ansa