Mettete in gioco la vostra libertà, abbonatevi a Tempi

La rivista sta in piedi grazie a due pilastri: la gratuità di chi scrive e la generosità di chi sostiene questo ingenuo e baldanzoso tentativo di giudicare i fatti partendo dalla passione per la verità e per l’uomo

Esiste una ragione per cui vale la pena abbonarsi a Tempi, una ragione che vada al di là del fatto che io senta la rivista come parte di me da quando ho cominciato a tenere una rubrica, dapprima settimanale e poi mensile? Fin dal primo numero ho visto in essa un tentativo – forse ingenuo – di giudicare ciò che accade partendo dai criteri della fede.

Don Luigi Giussani parlerebbe anche di «ingenua baldanza» nel leggere la realtà quotidiana. Per questo è una rivista dinamica, non statica come molte riviste il cui punto di partenza coincide con quello di arrivo, in un movimento perfettamente lineare che dopo alcune righe ti fa sbadigliare. Per Tempi non è così e per questo spesso c’è chi dissente da certi tentativi nel giudicare i fatti quotidiani. Ma questo favorisce il dibattito, nel quale c’è sempre qualcuno che ci aiuta a leggere la realtà partendo dalla propria esperienza umana, come a molti di noi ha insegnato Giussani.

Non c’è nulla di scontato in ciò che leggiamo su Tempi, perché in ogni articolo è in gioco una libertà che va maturando nel tempo. E non parlo solo della libertà di chi scrive, ma anche di quella di chi legge. Giussani ci diceva sempre di non aver paura di rischiare la nostra libertà nel tentativo di giudicare ciò che accade, perché è così che si diventa adulti e per questo sempre umilmente disposti a lasciarci correggere, cosa che è il tratto distintivo di chi ci vuole bene.

Oggi in particolare la rivista sta in piedi grazie a due pilastri: quello della gratuità di chi scrive e quello della generosità di chi si abbona sostenendo questo ingenuo e baldanzoso tentativo di giudicare i fatti partendo dalla passione per la verità e per l’uomo chiunque sia. Certamente è uno strumento creato molti anni fa da un figlio di don Giussani, Luigi Amicone, un figlio che non ha avuto paura di rischiare quel rapporto anche sapendo che avrebbe affrontato tempeste ed incomprensioni.

Essa è uno strumento inevitabilmente destinato ad esprimere la passione più o meno grande per l’umano da parte di chi scrive. Per questo chiediamo a chi ci è amico di correggerci e coinvolgersi con noi in questa affascinante avventura, anche abbonandosi.