Metamorfosi e prospettive della cessione del quinto

L’impatto delle nuove regole su un prodotto che potrebbe diventare presto una forma di finanziamento al credito di livello europeo

Il 2019 e il 2020 saranno anni determinanti per il futuro dei prestiti contro cessione del quinto dello stipendio (Cqs); la metamorfosi del prodotto vissuta negli ultimi anni è oramai arrivata alla sua fase risolutiva. Ed è proprio l’attesa di questa svolta che ha in parte penalizzato il comparto lo scorso anno e nel corso dei primi mesi dell’anno corrente.

Nel primo semestre 2019 il credito al consumo, nel suo complesso, è cresciuto del 7,1%, un risultato positivo ma non brillante rispetto agli anni precedenti, in cui il mercato registrava rispettivamente un +9,5% nel 2017 ed un +16% nel 2016. In questo contesto la cessione del quinto non ha dato i risultati sperati, malgrado il percorso intrapreso dai principali player negli ultimi anni. Un percorso fatto di regole, a partire dal protocollo Assofin fino agli orientamenti di Banca d’Italia e di impegno per la loro applicazione.

Nel 2018 la Cqs è cresciuta del 4,6% con una sostanziale stabilità del segmento pensionati e un calo del 3,2% di quello dei dipendenti pubblici. Positivo e degno di nota invece il +7,2% dei finanziamenti verso dipendenti privati. Lo scorso anno Banca d’Italia ha pubblicato gli orientamenti di vigilanza con le indicazioni sui comportamenti e le prassi conformi alle norme che hanno ripreso in parte quanto già stabilito da alcuni player del settore nel protocollo di autoregolamentazione firmato in Assofin.

Molti operatori si sono adeguati al protocollo ma non tutti. E questo ha creato distonia nel mercato. Chi ha aderito lo ha fatto con una visione strategica di lungo periodo, conscio del fatto che nel breve termine avrebbe scontato uno svantaggio rispetto ai competitor non aderenti. L’attenzione al merito creditizio così come gli impatti sulle forme retributive degli agenti hanno portato inevitabilmente a una diminuzione dell’erogato.

Il mercato della Cqs con le nuove regole continua ad attirare l’interesse dei principali gruppi bancari che hanno annunciato iniziative in questo ambito. Nel primo semestre del 2019 la cessione del quinto ha visto volumi in calo dell’1,2% rispetto a un anno prima. I tassi di interesse restano inferiori a quello di un prestito personale e sono diminuiti dell’1,20% nell’arco di un anno. Il mercato segna il passo anche a causa delle misure necessarie agli operatori per adeguarsi alle richieste del regolatore.

A livello di settore serve uno sforzo ulteriore per dare alla Cqs la dignità che merita: come il rapporto con la rete di vendita o il ruolo delle compagnie assicurative che devono trovare un maggiore equilibrio per essere presenti su questo mercato. Oggi il prodotto infatti inizia ad essere conosciuto anche oltre confine e potrebbe nel tempo diventare un finanziamento al credito al consumo a livello europeo. La Cqs non rappresenta più una scelta residuale ma il 50% dei clienti accede al prodotto consapevolmente e lo ritiene conveniente e vantaggioso.

Francesco Megna, autore di questo articolo, è commerciale settore banking

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