Maturità 2015. Tototema: sarà l’anno del XXXIII del Paradiso?

Dante, la Grande Guerra, Pasolini, Saba o un grande mai considerato. Qualche ipotesi sulla prova d’esame e un vademecum per ripassare (senza mai dimenticare il consiglio di Catone)

dante-alighieri-verona-shutterstock_89137033Anche quest’anno tempi.it dedica uno spazio speciale alla preparazione dell’esame di maturità. Lo trovate qui e sarà in continuo aggiornamento.

In questi anni la selezione degli autori prescelti per l’analisi di testo per la Prima prova dell’Esame di Stato è stata davvero ridotta, indice di poca fantasia e di una sottovalutazione del patrimonio letterario del Novecento italiano.

Questi sono i numeri. Sono stati proposti per ben tre volte Ungaretti e Montale, due volte Quasimodo e il Paradiso, una volta Saba, Pavese, Pirandello (teatro), Primo Levi, Svevo, Magris. Anche per i non addetti ai lavori emergono alcune considerazioni: la selezione è soltanto sul Novecento. È stato sempre escluso il secondo Ottocento che, in realtà, viene studiato in tutte le scuole in quinta. Nell’ultimo anno il programma parte spesso da Leopardi o Manzoni o nel migliore dei casi da Verga. Vi sono dei grandi esclusi del secolo scorso, Pascoli e D’Annunzio su tutti. Dalle scelte del Ministero la letteratura italiana del Novecento appare fortemente ridotta, povera e scarna. Perché non ricordare agli studenti che abbiamo tanti scrittori importanti, solo per annoverare qualcuno: Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi de Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda.

Chi verrà proposto quest’anno? Si confermerà la scelta di un classico del Novecento, come l’anno scorso o si ritornerà a proporre autori come Magris che non appartengono al canone del Novecento magari sottoponendo agli studenti testi saggistici, non strettamente letterari (narrativi, poetici o teatrali)? Purtroppo le indicazioni di questi anni sono state chiare nella direzione della valutazione delle competenze linguistiche più che nella valorizzazione della sensibilità artistica degli studenti e nella valorizzazione di un patrimonio letterario e culturale come quello italiano del Novecento, spesso poco conosciuto.

Per quel che può valere il tototema, ricollegandomi alle linee di tendenza di questi anni e alle ricorrenze importanti, vedo e auspico come ipotesi prevalente la proposta del Paradiso, in particolar modo il canto XXXIII, che conclude la cantica, il canto declamato da Benigni nell’Aula del Senato per il settecento cinquantesimo anniversario della nascita di Dante. Si è aperto un periodo di celebrazioni che si chiuderà addirittura nel 2021 per la celebrazione del settecentesimo anniversario della morte del Sommo poeta. Proporre il Paradiso potrebbe essere un bel modo per ricordare agli insegnanti di scuola superiore che la Commedia deve essere studiata fino al quinto anno e affrontata con il dovuto rispetto.

Altra ricorrenza importante quest’anno è l’entrata in guerra dell’Italia: un testo da sottoporre per l’analisi (o un saggio sulla Grande Guerra, ad esempio gli intellettuali o i poeti di fronte alla guerra) è molto probabile.

Terza ricorrenza: sono passati quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, intellettuale, poeta, romanziere, regista, figura eclettica, mai proposta all’esame di Stato.

Una quarta ipotesi, se consideriamo l’insistenza del Ministero a riproporre Ungaretti e Montale, è Saba, unico della triade Ungaretti/Saba/Montale che è stato sottoposto agli esami una sola volta e, per di più, tanti anni fa.

Quinta ipotesi: finalmente il Ministero potrebbe riscoprire la nostra tradizione e proporre agli studenti i grandi mai usciti (D’Annunzio, Pascoli) o il genio di Pirandello nella forma dei romanzi o delle novelle o i monumenti dimenticati della nostra tradizione citati all’inizio dell’articolo.

Chi uscirà quest’anno? Lo sapremo tra un mese. Nell’attesa ricordiamoci l’antico detto di Catone il Censore «Rem tene verba sequentur» ovvero «possiedi gli argomenti, le parole verranno di conseguenza». Per questo parte proponiamo un percorso sui grandi autori del Novecento in vista dell’Esame di Stato. Ripercorrere il Novecento letterario non servirà solo per affrontare meglio l’analisi di testo e altre tipologie testuali (articolo e saggio artistico-letterario, tema di attualità), ma sarà anche l’occasione per un ripasso della Letteratura italiana in vista del colloquio orale.

Letteratura, bellezza, arte riguardano l’ambito di tutto l’umano. Riguardano l’avventura affascinante di inoltrarsi nella realtà, di conoscerla meglio, di conoscere meglio l’uomo e il suo cuore, immutabile nel corso della storia. Oggi si sono perduti il fascino e la magia dell’incontro e del racconto. Leggere è incontrare qualcuno con le sue domande. Il mondo adulto che vuole innovare la scuola, che si lamenta dello scarso interesse del mondo giovanile, spesso non crede più nel fatto che la grandezza dell’arte oggettivamente ha in sé un fascino e una potenzialità educativa straordinarie. La letteratura ha in sé stessa le potenzialità per catturare l’attenzione, la passione, l’entusiasmo dei ragazzi. Il racconto che da sempre ha affascinato e affascina l’uomo fin da quando è bambino è capace sempre di conquistare e avvincere. L’insegnamento ha a che fare con questa passione. L’insegnamento della letteratura non ha a che fare solo con impartire nozioni e dati. Certo ci vogliono un contesto, l’autore, la sua poetica, le sue opere. Noi siamo, però, invasi da mode pedagogiche e letterarie, dallo strutturalismo al formalismo alla critica stilistica. Si privilegiano il particolare, l’analisi, la vivisezione dell’opera, alla dimensione dell’incontro, di un duplice incontro: con l’autore (a cui porre domanda, da cui attingere risposte, …) e con l’opera (la cui bellezza ha in sé un Mistero più grande di qualsiasi analisi.

L’intento di queste puntate sui grandi del Novecento è, in un certo senso, quello di incontrare i grandi autori con il loro cuore, le domande, le aspettative dalla vita, le delusioni e le speranze.

Foto Dante Alighieri da Shutterstock