Mario Mauro: «Questo è un monocolore Pd, anzi un monocolore Renzi. E noi ce ne andiamo»

Intervista al senatore, presidente dei Popolari per l’Italia. Economia, fisco, ddl Cirinnà e scuole paritarie: «Non condividiamo nessuna di queste posizioni e perciò passiamo all’opposizione»

Popolari per l’Italia non sostiene più il governo Renzi. Ieri sera il senatore del gruppo Grandi Autonomie e Libertà Mario Mauro, presidente dei Popolari per l’Italia (di cui il gruppo è espressione al Senato), ha annunciato l’uscita dei tre senatori che fanno riferimento al gruppo dalla maggioranza. Ora l’esecutivo dispone di soli 8 voti di maggioranza al Senato. Abbiamo raggiunto telefonicamente Mauro, già ministro della Difesa nel governo Monti, che ha motivato la decisione presa e indicato alcune prospettive per il futuro.

Senatore Mauro, perché Popolari per l’Italia ha deciso di uscire dalla maggioranza all’indomani delle elezioni regionali?
Questa legislatura è nata con un carattere emergenziale a causa dei numeri in parlamento, per questo si è presentata la necessità di costituire un governo di Grande Coalizione. Ma nel tempo il governo ha preso a funzionare come un monocolore Pd, anzi: un monocolore Renzi. Noi avremmo voluto contribuire a riforme di sistema, ma questo non è stato possibile non solo per l’atteggiamento del Pd, ma soprattutto del segretario del partito e capo dell’esecutivo Matteo Renzi. Un anno dopo il suo insediamento, si cominciano a vedere gli effetti di riforme fatte male e frettolosamente, soprattutto in materia economica e fiscale: sono aumentati sia il debito pubblico sia la spesa corrente, e la ripresa economica continua ad apparire difficoltosa. Andato in archivio il risultato delle Regionali, Renzi ha deciso di accentuare le caratteristiche di sinistra del Pd aprendo agli emendamenti della sinistra del suo partito sulla riforma fiscale e sul ddl Cirinnà relativo alle unioni civili. Inoltre già sono passati gli emendamenti della sinistra del Pd che hanno fortemente limitato la libertà di reclutamento degli insegnanti nelle scuole paritarie. Non condividiamo nessuna di queste posizioni e perciò passiamo all’opposizione.

Dopodiché? Che direzione decide di prendere la vostra formazione?
Partecipiamo al dibattito per la ricostruzione del centrodestra e della sua leadership. Il centrodestra attuale alle Regionali s’è presentato come se si trattasse di primarie per decidere chi doveva guidare quell’area politica. Invece erano elezioni amministrative vere, e perciò questo ha determinato parecchie sconfitte. Noi pensiamo che il dibattito vada aperto adesso. La nostra area politica è il centrodestra e il nostro riferimento in Europa il Partito Popolare Europeo. Questi sono i due “dogmi” su cui poggia la nostra esperienza politica.

E come deve continuare la legislatura? Vi augurate che continui o che si torni a votare?
Se l’esecutivo trova i voti, vada avanti. Sarà sempre più chiaro che si tratta di un monocolore Pd. Se non ci riesce, noi vedremmo con favore un governo di larghissima coalizione, diciamo pure di unità nazionale, che tenga dentro anche il Movimento Cinque Stelle, e che si dia come obiettivo quello di traghettare il paese a elezioni generali nel 2016, con una legge elettorale profondamente diversa dall’Italicum.

Cos’ha di sbagliato l’Italicum?
È una legge elettorale che con troppo pochi voti dà troppo potere a troppo poche persone. Crea un cortocircuito fra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il premio di maggioranza è tale che il partito che vince col 40 per cento è in grado di eleggere da solo il capo dello Stato e modellare a piacere la Corte Costituzionale. In caso di ballottaggio non c’è quorum di votanti: un quarto o un decimo di italiani potrebbe decidere per tutti. Infine non ha senso una legge elettorale con un premio di maggioranza generosissimo e soglie di sbarramento alte. A garantire la governabilità basta il premio di maggioranza.

Come dovrebbe essere la legge elettorale?
Ci piace quella che hanno proposto i Cinque Stelle: una legge a impronta proporzionalista, con un premio di maggioranza modesto.

Che assetto definitivo auspicate per il centrodestra?
Va aperto un dibattito serio sul minimo comune denominatore, che in passato era stato trovato. In passato eravamo riusciti a orientare l’impeto federalista della Lega Nord in senso europeo e non anti-europeo.

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