Mario Mauro: «Il decreto “svuota carceri” non basta. Si trovi il coraggio per l’amnistia e l’indulto»

Dopo una visita al penitenziario romano di Rebibbia, il ministro chiede che il parlamento prenda in considerazione l’opportunità di un gesto di clemenza.

Il ministro della Difesa Mario Mauro, intervistato oggi da Avvenire, torna a parlare di amnistia e indulto. Di ritorno da una visita al carcere romano di Rebibbia, Mauro spiega che «il decreto cosiddetto “svuota carceri” da solo non basta. Attuato, potrà far uscire 2 o 3 mila detenuti, ma dopo un mese saremmo punto e daccapo, potremmo incorrere nuovamente nella condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo».

PEGGIO CHE I MAIALI. «Credo che il Parlamento debba ora prendere in esame queste opportunità (cioè amnistia e indulto, ndr) istituzionalmente previste cui non si fa ricorso da oltre 20 anni», spiega il ministro. «Sono 14 anni che giro le carceri, non solo italiane, l’ho fatto anche come rappresentante della presidenza Osce e sento di non potermi esimere oggi che ho la responsabilità di ministro. Quando a San Vittore ad esempio viene fuori che lo spazio riservato a degli esseri umani è inferiore a quello che viene previsto per il trasporto degli animali da macello, credo che per lo Stato si imponga una sorta di inversione dell’onere della prova. È lo Stato a dover individuare soluzioni efficaci per rimuovere questo macigno».

UNA QUESTIONE ANCHE ECONOMICA. «La strada del lavoro è quella giusta», dice ancora Mauro. «La recidiva di chi lavora all’esterno è poco più dell’uno del cento, negli altri casi sale fino al 90. E non è solo questo dato a rendere perfino conveniente un approccio diverso al carcere: sul piano economico ricordo che un detenuto costa 250 euro al giorno, recuperarlo è quindi un risparmio per la collettività prima ancora che un obiettivo costituzionale. Tuttavia non basta. I dati sul sovraffollamento, a fronte dell’inadeguatezza delle strutture e delle risorse stanziate, impone di parlare anche di amnistia e indulto».