Marine Le Pen, l’erede innovativa di un padre impresentabile. Così ha conquistato i francesi

Trattando a modo suo argomenti scomodi dimenticati dai partiti tradizionali troppo presi a chiacchierare di se stessi, ha scalato i consensi

Il nuovo volto europeo del bigottismo o l’araldo di un riallineamento politico dell’Unione. L’alternativa individuata dal New York Times qualche anno fa di fronte al personaggio di Marine Le Pen è ancora irrisolta. Aggravata, se così si può dire, dal fatto che a pochi mesi dalle amministrative e dalle europee (che si terranno in primavera) il Front National risulta primo partito di Francia.

Così, dopo il 18 per cento che ha visto la cazzutissima signora bionda arrivare terza alle presidenziali vinte da François Hollande, oggi il suo partito, stando a un’indagine del Nouvel Observateur arriverebbe in testa alle elezioni europee del 2014 con il 24 per cento: due punti di vantaggio sull’Ump (il partito gollista di destra dell’ex presidente Sarkozy) e cinque sui socialisti. Insomma, la bionda figlia d’arte, modi bruschi e voce roca per il fumo stile Maria De Filippi potrebbe riempire Bruxelles di un’agguerrita pattuglia di antieuropeisti come quelli che verosimilmente arriveranno dall’Ukip inglese, dall’Afd tedesca e dai nostri Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

Classe 1968, ha ereditato il partito dal padre dopo un congresso combattuto nel gennaio 2011. Oggi lo governa con piglio e decisione insieme al collega e compagno di vita Louis Aliot. Di lei si dice che abbia traghettato una formazione antisemita e razzista nelle acque della presentabilità. Poco tempo fa ha espulso un membro del partito che aveva paragonato una ministra a una scimmia, ma certe pesantezze restano: «Mi dispiace – ha detto parlando delle preghiere islamiche per strada – per coloro ai quali piace tanto parlare di Seconda guerra mondiale, ma anche in questo caso si tratta di un’occupazione. Anche se non ci sono blindati e soldati, si tratta comunque di qualcosa che danneggia i cittadini».

Il paragone le è costato la revoca dell’immunità parlamentare da parte del Parlamento europeo. Diciamo pure che i toni bassi non li ha nel dna. Lei stessa ha raccontato un’infanzia vissuta tra le continue minacce e intimidazioni rivolte al padre, fino all’episodio di un ordigno piazzato davanti a casa. Per i compagni di scuola delle figlie così come per i giornali, Jean Marie Le Pen era una persona inavvicinabile, capace di dire che quello delle camere a gas era «un dettaglio» e che l’occupazione nazista della Francia non fu particolarmente inumana. È quel clima, racconterà la stessa Marine, ad averle forgiato il carattere, rendendola impermeabile all’indignazione altrui.

Impermeabile all’indignazione
L’orgoglio d’essere la figlia del politico inavvicinabile l’ha resa la sua più efficace erede politica, in grado, col tempo, di mantenere il disprezzo per il politicamente corretto ma di muoversi su argomenti nuovi. Certo, l’immigrazione viene vista (eufemismo) con particolare preoccupazione (auspica una revisione del trattato di Schengen), ma il tempo – e soprattutto la crisi economica – hanno portato in dote a Marine nuovi argomenti. Non ritiene che il privato sia sempre più competitivo del settore pubblico; è convinta piuttosto che la crisi renda necessario un ripensamento del ruolo dello Stato soprattutto per quanto riguarda la protezione dei ceti sociali più deboli. Conoscente di lunga data di Mario Borghezio, con lui ha sfilato più volte a Lampedusa. Ma l’accostamento alla Lega Nord non è del tutto calzante.

Oggi, il Front National guarda molto al territorio in cui, in Italia, pesca anche il grillismo. Non è un caso che pochi mesi fa da Parigi sia arrivato proprio dalla leader del Fn un invito a Grillo ad incontrarsi in nome del comune euroscetticismo. Se con le critiche al capitalismo Le Pen si è accreditata presso un certo elettorato di sinistra, è opponendosi ai matrimoni omosessuali che ha presidiato il fronte opposto. Sfruttando le timidezze dei gollisti dell’Ump, ha abilmente declinato “nazionalisticamente” il tema, dicendo che ammettendo i matrimoni gay si finirebbe per aprire anche alla poligamia.

E così, trattando a modo suo argomenti scomodi dimenticati dai partiti tradizionali troppo presi a chiacchierare di se stessi, ha scalato i consensi. In un panorama politico europeo in cui il “larghintesismo” domina anche quando non è al potere (come nella stessa Francia), quanto meno come impressione che destra e sinistra siano interscambiabili, Marine Le Pen ha conquistato una nicchia identitaria di destra-destra. E ora fa politica non solo per dimostrare di esistere, ma anche con la possibilità di arrivare.