La legge sull’omofobia è liberticida. È il momento di unire le forze per spiegare la posta in gioco

Domani, dentro e fuori il “palazzo”, nessuno potrà dire: è avvenuto a mia insaputa

Fare in fretta: è la parola d’ordine per inserire nell’ordinamento italiano le norme liberticide  che vengono presentate come di contrasto alle discriminazioni omofobe. Com’è ormai evidente, queste disposizioni – se approvate – impediranno non già violenze, minacce o ingiurie nei confronti delle persone omosessuali: per queste gli articoli del codice penale ci sono già e sono più che sufficienti.

Precluderanno qualsiasi ragionamento pubblico, forse anche privato, e qualsiasi insegnamento, nei seminari, nei corsi prematrimoniali e in università sul fatto che la sessualità non è una scelta, che è un dato di natura, e che taluni disagi personali ed esistenziali, meritevoli di delicatezza e di umana comprensione, possono essere affrontati con strumenti adeguati, mentre non giova esaltarli ed enfatizzarli come espressione del gender. Dopo una lunga iniziale distrazione, che ha portato alle soglie dell’aula della Camera la proposta di legge unificata Scalfarotto-Brunetta-Fiano (dai nomi dei primi firmatari delle proposte originarie), oggi più d’un parlamentare coglie il rischio all’orizzonte: è messo in discussione il rispetto di diritti fondamentali, da quello di manifestare un’opinione a quello della ricerca scientifica.

Il quadro vede pochissimi deputati impegnati nella missione di spiegare – con interventi ed emendamenti – i torti che deriverebbero dalle nuove norme; altri hanno proposto una “moratoria” sui temi eticamente sensibili, per non aggiungere divisioni a quelle già esistenti. Il tutto con scarso esito, se la risposta è stata proseguire nell’accelerazione. È il momento di riunire le forze: poiché i numeri in Parlamento paiono ostili in modo schiacciante, non può esservi remora a spiegare fino in fondo la posta in gioco. Domani, dentro e fuori il “palazzo”, nessuno potrà dire: è avvenuto a mia insaputa.