Ma quanto piace ai giovani questo Mamdani Laqualunque

Di Correttore di bozze
06 Novembre 2025
Impossibile non condividere l’esultanza democratica per la vittoria a New York di un candidato sindaco che ha sbaragliato «i miliardari» grazie a un programma irrealizzabile. Condividiamola dunque
Il neo-eletto sindaco di New York Zohran Mamdani durante un comizio nell’agosto scorso (foto Ansa)
Il neo-eletto sindaco di New York Zohran Mamdani durante un comizio nell’agosto scorso (foto Ansa)

«They not like us, loro non sono come noi: è la canzone che suona quando viene annunciata la vittoria di Zohran Mamdani al Paramount Theater di Brooklyn. Loro e noi – la comunità di cui si sente di far parte il pubblico presente a quello che per una notte è il quartier generale di Zohran Mamdani. Del nuovo sindaco di New York».
(Giovanna Branca, Marina Catucci, il manifesto)

È stato commovente ieri per quel distruttore di civiltà del Correttore di bozze apprendere come tante democratiche preoccupazioni dinanzi a Donald Trump che “divide l’America” siano improvvisamente sparite dopo l’elezione di Mamdani a primo cittadino di New York. È bastata la vittoria di un’icona progressista nella capitale delle icone progressiste perché i democratici edificatori di civiltà ricominciassero a dividere spensieratamente il paese in due: «loro e noi». I vecchi bianchi ricchi fascisti zozzoni da una parte, noi dall’altra. Cara superiorità antropologica, quanto ci sei mancata.

Ricchi e poveri

«Mamdani, nato in Uganda e musulmano, si definisce un “socialista democratico”. Ha fatto promesse considerate populiste, folli e irrealistiche – dai generi alimentari gratuiti ai trasporti pubblici gratuiti, fino a nuove imposte patrimoniali – ed è ferocemente anti-Israele, che accusa di genocidio, in una città con una vasta comunità ebraica. Ma Mamdani ha avuto un’ascesa meteoritica come anti-Trump. Anche tra molti elettori ebrei. Ed è una delle voci più articolate della sinistra radicale americana dai tempi in cui Alexandria Ocasio-Cortez esplose sulla scena nazionale».
(Alan Friedman, La Stampa)

Magari sembrerà un po’ menagramo Alan Friedman quando accosta Zohran Mamdani proprio ad Alexandria Ocasio-Cortez, altra icona progressista “socialista democratica” di qualche anno fa che oggi, più che per la fulminante ascesa, è ricordata per la «meteoritica» discesa da astro a zimbello. Sembrerà magari un po’ semplicione anche il trucchetto del Correttore di bozze di far smontare le promesse elettorali di Mamdani in due righe da quel gufo di Alan Friedman.

Fatto sta che per scorgere il lato leggerissimamente demagogico del programma di Mamdani non c’è mica bisogno di bersi le fake news della stampa della destra vecchia bianca ricca fascista zozzona. Basta per esempio leggere la Bbc, informazione talmente corretta che è praticamente criptonite per noi del bufalificio Maga. La promessa mamdanesca di congelare per quattro anni gli affitti degli appartamenti a canone calmierato della città? Sarebbe «una catastrofe» secondo i grandi operatori del mercato. L’impegno di creare a spese del Comune supermercati con prezzi stracciati per i poracci? «Ignora la complessità della realtà logistica della catena di approvvigionamento dei beni alimentari». L’annuncio che i bus pubblici saranno a sgunfia per tutti? Secondo Mamdani costerà 630 milioni di dollari l’anno; «fai anche un miliardo», ha replicato la Metropolitan Transportation Authority. Senza dimenticare i servizi di assistenza per l’infanzia anch’essi a gratis e l’aumento del salario minimo da 16,50 a 30 dollari l’ora entro il 2030.

«Il costo complessivo del programma è stimato in 7 miliardi di dollari all’anno, coperti con un aumento delle entrate fiscali per 9 miliardi, ottenuto alzando all’11,5 per cento le tasse per le aziende e aumentando del 2 per cento le imposte per chi guadagna oltre un milione all’anno. Quindi un trasferimento di ricchezza dai ricchi ai poveri».
(Paolo Mastrolilli, La Repubblica)

Una vittoria tutta italiana

E ora che New York ha eletto sceriffo Robin Hood, era ovvio che Elly Schlein si sarebbe convinta che in fondo la vittoria è un po’ anche del Pd.

«“Splendida vittoria, la sinistra torna a vincere con parole e programmi chiari su stipendi dignitosi, sanità davvero universale, sul diritto alla casa, sui trasporti e i nidi gratis per chi non ce la fa”, le parole della segretaria del Pd Elly Schlein. “La politica della speranza vince sulla politica della paura che individua solo nemici e capri espiatori”, continua Schlein. “Vincono anche le candidate democratiche Mikie Sherrill in New Jersey e Alice Spanberger in Virginia, vince il referendum del governatore democratico Newsom in California. Un bel risveglio negli Usa!”».

(Così come era ovvio, se è per questo, che la Lega di Salvini e Vannacci si sarebbe convinta che invece ha vinto l’Isis).

Del resto sono cose che succedono, qui in provincia, tutte le volte che si vota in America. Per chi fosse interessato a comprendere fino in fondo la gravità della sbronza newyorkese dei nostri progressisti, comunque, il consiglio del Correttore di bozze è come sempre di leggere Repubblica in questi giorni, dove «un bel risveglio negli Usa» tira più di un carro di buoi.

Hanno perso «i miliardari»

Già citato il Mastrolilli gasato il giusto ma comunque gasato da questo Mamdani «figlio dell’alta borghesia intellettuale, padre professore alla Columbia University e madre regista di successo, che diventa il paladino dei dimenticati, degli umiliati e degli offesi», non si può non fare menzione della lucida corrispondenza di Gabriele Romagnoli dal bel mezzo di quella Generazione Z che «ha vinto» con Zohran Mamdani e giustamente martedì 4 novembre «ha danzato tutta la notte» pazza di gioia. «Sono i giovani a fare la differenza» e «perdono i miliardari», si leggeva inizialmente ieri mattina nel titolo del suo pezzo.

È ovvio, no, con chi ce l’avesse Romagnoli? Intendeva celebrare «i giovani» che finalmente hanno avuto la meglio su

«Cuomo, Musk, Trump, Bloomberg, i miliardari che hanno messo le fiches dal lato sbagliato della storia, i padri cinici, i nonni scettici».

Come resistere, a fronte di ciò, alla tentazione di gettarsi nelle sfrenate danze di quanti invece hanno scelto il Bene? Tiè, brutti miliardari.

E certo che fa specie, a un puntatore di fiches sul lato sbagliato di qualunque cosa come il Correttore bozze, trovare tutto questo sprezzo verso «i miliardari» proprio sul giornale che fa capo a John Elkann, un miliardario che le fiches le ha messe se non dal lato giusto della storia, almeno dal lato giusto dell’Oceano, e a cui il nonno cinico Trump non fa poi tanto schifo. Sarà per questo che a un certo punto della giornata quel «perdono i miliardari» è sparito dal titolo del pezzo di Romagnoli?

(Che poi di converso i miliardari, da parte loro, con tutto quel carico di miliardi e di cinismo e di età avanzata, mica schifavano tutti il giovane Mamdani. Anzi, il suo programma laqualunque «ha entusiasmato il miliardario Alexander Soros, figlio del magnate George», ha scritto Gianni Riotta sempre su Repubblica. Fortuna che Romagnoli non li legge i giornali dei miliardari).

Novità un po’ vintage

Ma non divaghiamo. La lucida corrispondenza di Romagnoli dalla notte danzante dei giovani di New York, dicevamo:

«Una decina di feste sparse nella città attendevano il risultato annunciato. A quella di Fort Greene, nel tempio massonico, c’erano un migliaio di persone tra ammessi e rimasti in coda lungo l’isolato».

Al che vi domanderete anche voi che cosa cacchio ci facesse mai Romagnoli l’altra sera nel tempio massonico di Fort Greene. Ma date retta al Correttore: basta domande dal lato sbagliato della storia, ogni festa ha la location che si merita. Occhi puntati piuttosto sulla gioia di questi bei giovani che gliel’hanno fatta vedere ai Trump, ai Cuomo, ai padri cinici, ai nonni scettici e probabilmente pure, a questo punto, ai vecchi massoni.

«La ragazza che lo accompagna sul palco gli fa eco: “È la vittoria socialista”. Una parola (“socialista”) che, non solo a New York, si fermava al Jfk ora circola liberamente, è la chiave dell’oggi, la moda di domani. È una folla felice e incredibilmente fuori dal tempo. […] Indossa abiti vintage, collane di perline dorate come gadget, celebra cantando “We Are the Champions” dei Queen. La grafica rossa e nera della serata fa da cornice e richiamo. Per chi ha conosciuto gli anni Settanta in Italia il rimando non è una riunione di giovani socialisti, ma di iscritti al partito comunista d’Italia marxista leninista (in breve Ellemme), non fosse che questi sono usciti dalla nicchia per andarsi a prendere Manhattan»

Ecco. Adesso converrete con il Correttore di bozze che è una gran bella novità, «chiave dell’oggi e moda di domani», questa folla felice e vintage di giovani socialisti che fanno così anni Settanta da mandare in trip uno come Romagnoli, il quale se non avesse sessanta e rotti anni sarebbe praticamente un loro coetaneo. Non si vedeva tanto allegro marx-leninismo nel lato giusto della storia forse dai tempi delle Sardine.

Anpi in festa

D’altronde può averci visto male, nel tripudio del tempio massonico, lo stesso Romagnoli che esattamente un anno fa, a urne delle presidenziali appena chiuse, annunciava strafelice «ha vinto Kalama»? E avrebbe avuto quasi ragione, se non fosse stato per Trump. Pensa te. Miliardari del menga.

«Gioisce anche l’Anpi: “Il tecnofascismo iperliberista e con tratti criminali rappresentato da Trump si può vincere” ma “contro il ritorno autoritario non basta una politica moderata”, scrive sui social il presidente nazionale dell’associazione partigiani Gianfranco Pagliarulo».
(Stefano Baldolini, La Repubblica)

Insomma, sorge il sol dell’avvenire su New York, e qui siamo tutti pronti ad aprire finalmente una pagina nuova della Storia: la resistenza antifascista. Più giovane di così.

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