Malaysia, molotov contro le chiese e cartelli anti-cristiani: «Gesù è figlio di Allah»

Gli attacchi ieri notte: nessuno danno né ferito. Le azioni si inseriscono nella disputa sull’uso della parola “Allah”, vietata ai cristiani per indicare Dio.

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Non ci sono stati danni o feriti, ma nella comunità cristiana di Penang, Malaysia, la paura è grande dopo le due molotov lanciate questa notte contro la Chiesa dell’Assunzione: gli ordigni sono stati scaricati contro l’edificio da due uomini a bordo di una moto, e dei due solo uno è esploso, con conseguenze però ridotte. Il gesto arriva dopo un’altra azione intimidatoria nella stessa città asiatica poche ore prima l’assalto alla chiesa. All’esterno di altri tre edifici religiosi sono stati affissi cartelli con la scritta: “Allah è grande. Gesù è il figlio di Allah”. Nessuno per ora ha rivendicato il gesto ma il timore, riporta Asia News, è che possano riproporsi le ondate di intimidazioni e violenze che attraversarono il Paese nel 2010, quando decine di chiese e luoghi di culto furono dati alle fiamme o vandalizzati.

LA PAROLA “ALLAH”. Le azioni si inseriscono nella disputa che in questi mesi sta contrapponendo in Malaysia la minoranza cristiana ai musulmani, relativa all’uso della parola “Allah”. Come già vi abbiamo raccontato, ad ottobre i giudici islamici dello Stato del sud-est asiatico avevano sentenziato contro il settimanale Herald, obbligandolo a non utilizzare il nome del Dio dell’islam per indicare anche quello cristiano, secondo una tradizione vecchia almeno 400 anni (nel 1631 fu pubblicato a Roma un dizionario malese-latino, dove appunto la parola “Dio” veniva tradotta così). E se all’inizio sembrava che questa sentenza potesse avere effetti limitati alle pubblicazioni del giornale, ben presto si è capito che, in realtà, poteva essere estesa a più casistiche: a fine dicembre, ad esempio, sono state sequestrate 300 bibbie nello stato di Selangor.

PADRE LAWRENCE. Sugli attacchi alle chiese della scorsa notte sta indagando la polizia: nel frattempo, sono arrivate le dichiarazioni del ministro degli Interni Ahmad Zahid, che ha invitato i leader religiosi cristiani e musulmani a mantenere tranquilli i propri fedeli: «Invito ciascuno di voi, singoli individui o gruppi a non compiere questi atti provocatori. Quello che conta è l’armonia fra le religioni». Un concetto che però ora appare sempre più lontano dalla Malaysia, come ha raccontato anche padre Lawrence, direttore della rivista Herald rinviato a giudizio dopo i primi interrogatori giudiziari: nella sua intervista a Eglise d’Asie, il religioso ha parlato della «radicalizzazione» della società che negli ultimi anni si è accentuata molto, dove le divisioni a sfondo razziale «sono un modo di vivere, un modo di essere assai diffusi nel Paese. In questo contesto è meglio non parlar di religione». I musulmani erano soliti augurare “Buon Natale” ai cristiani per il 25 dicembre: un’usanza che, purtroppo, oggi è andata perduta.

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