Il presidente francese Emmanuel Macron (foto Ansa)
Il presidente francese Emmanuel Macron (foto Ansa)
Su Startmag Francesco Damato scrive: «La Meloni, pur cresciuta alla sua scuola, non è Fini».
Carlo Calenda, invece, cresciuto alla scuola di Luca Cordero di Montezemolo, è proprio come il suo maestro: cazzaro.
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Su Formiche Piero Ignazi dice: «La Meloni sta impostando i suoi interventi avendo come cardine la salvaguardia dell’interesse nazionale, in senso oppositivo a quello comunitario. Mi pare che in questo senso ci sia una forma di regressione verso posizioni sovraniste a tratti rischiose».
Nelle critiche all’europeismo della Meloni del tipo di quelle espresse da Ignazi e qui riportate, sconcerta la mancanza di riflessione critica: in questi mesi stiamo assistendo al fallimento dell’Europa di Angela Merkel e quindi della sua protetta Ursula von der Leyen, mentre emerge il politico che la “Kanzlerin” aveva silurato, cioè Manfred Weber. Si può ripetere le solite tiritere senza tener conto di questi fattori strategici decisivi?
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