Lo spirito del tempo
Le macerie del socialismo
Sono passati trentacinque anni da quando l’Unione Sovietica si è sciolta. Partiti comunisti sono ancora al potere, a parte Cuba, solo nell’Asia Orientale (Cina, Corea del Nord, Laos e Vietnam). Le macerie di un impero che ha governato mezza Europa sono ancora visibili e alcuni dei libri che ho letto questa estate le descrivono: indicando anche come lo Spirito del tempo si nuove tra queste macerie.
Un libro utile in questo senso è Independence square (Mondadori 2024) di Martin Cruz Smith. Il romanzo ha ancora come personaggio principale l’ispettore Arkady Renko, già protagonista di Gorky Park (Mondadori 1981) libro che ho letto all’inizio degli anni Ottanta e che raccontava in modo affascinante e in parte inedito le gravissime crepe di un sistema socialista sovietico che sarebbe crollato dieci anno dopo. Naturalmente con un taglio molto critico ma senza quel tono polemico di certi scrittori anticomunisti né quell’aria comprensibilmente tragica (tragico-ironica nel caso di George Orwell) di chi aveva sperato nella promessa di un regime senza classi e poi ne aveva registrato il fallimento. Sono passati quarantacinque anni dal 1981 e il nostro ispettore, che era stato rappresentato in un bel film da William Hurt, così a occhio dovrebbe averne almeno quasi ottanta: il racconto sorvola su questo particolare e alla fine la credibilità (che era fortissima in Gorky Park) ne risente.
Comunque, nonostante tutto, qualcosa dell’atmosfera della Russia di oggi c’è offerta dal romanzo. Per esempio in questa citazione:
«Cosa voleva Putin? Eliminare tutti i rivali che minacciavano la sua base di potere, quelli che cercavano di rubare da lui o entrambi. E annientare ogni idea che il territorio russo potesse essere abitato da chi russo non era».
L’analisi martin-cruziana anni Ottanta della vecchia Unione sovietica era ben più articolata di questa considerazione molto semplificatrice; però la traccia del vero c’è ancora.
Una rivoluzione riuscita?
Molto più strutturato è invece La Gatta e il Generale di Nino Haratischwili (2018, Marsilio) che illustra l’evoluzione di vicende legate al primo intervento di Mosca in Cecenia del 1994. In questa citazione presa dal libro della Haratischwili si rappresenta lo spirito di donne russe che avevano creduto nel socialismo e ora vivono sotto Vladimir Putin:
«Il desiderio di una vita occidentale e di celebrare la libertà, la mancanza di prospettive in quei tempi tumultuosi spingevano sempre più persone, soprattutto giovani, ad assumere droghe e il lassismo dello Stato aveva dato i suoi frutti anche in quel campo, aprendo molte nuove porte. Il caos assoluto della fase post perestroika, l’apertura verso l’Occidente, lo spostamento dei confini e la corruzione facilitavano il trasporto e l’importazione degli stupefacenti. Si chiedeva come sarebbe stata la sua vita se non fosse nata in un impero sanguinario, nel regno di un vorace, insaziabile Behemot, che una volta morto non riusciva a rassegnarsi alla propria fine. Si chiedeva come sarebbero andate le cose se fosse stata figlia della democrazia, forse anche della monarchia, della repubblica o addirittura di una rivoluzione riuscita. Ma poi, esisteva, davvero una rivoluzione riuscita?».
E in quest’altra citazione sempre da La Gatta e il Generale si legge l’anima del tardo zarismo putiniano:
«La Russia ha colonizzato l’intero Caucaso fin dal Diciottesimo secolo. Forse dovresti leggere Lermontov o Tolstoj, lì c’è scritto tutto».
Oltre la banalità del male
Infine nel libro Compagni segreti (Marsilio 2026) dello scrittore cinese in esilio Qiu Xialong, che con i suoi perfettamente documentati “gialli” ci racconta dal Duemila la Pechino dei giorni nostri, si racconta l’intreccio tra crimini e poteri dell’apparato comunista:
«Il rapporto di Yan al dirigente di Partito del suo distretto era stato un modo per coprirsi le spalle. E pur di impedire che si scoprissero le sue malvagie macchinazioni, i suoi complotti, il suo tramare nell’ombra, quella donna era capace di commettere un omicidio, o tentare di commetterlo. Dopotutto poteva essersi spinta ben oltre “la banalità del male”, se si teneva presente il sistema autoritario instaurato dal Partito comunista».
Cosa fu il maoismo
Nei tre libri citati si racconta come una sorta di spirito e di organizzazione mafiosa abbiano sostituito lo Stato socialista. Martin Cruz e la Haratischwili raffigurano personaggi collegati alla criminalità organizzata che svolgono peraltro un’azione perfino moralmente più positiva di quella degli uomini del nuovo stato russo, mentre i meccanismi mafiosi a Pechino sono gestiti direttamente dall’apparato del partito.
La Rivoluzione del 1917 fu una risposta alla macelleria della Prima guerra mondiale e al decollo di una guerra civile europea che calda durerà fino al 1945 e fredda fino al 1991, e si consolidò costruendo quella che era un’economia sostanzialmente di guerra, compresa la funzione fondamentale dei servizi segreti, con un fragile ma diffuso welfare. Il maoismo fu il frutto della impetuosa rivoluzione anticolonialista che ebbe nell’Internazionale comunista e quindi in Mosca il suo motore: anche in questo caso il regime che ne derivò fu un sistema militarizzato combinato dalla mobilitazione delle masse contadine nel 1966 con la cosiddetta rivoluzione culturale.
Come disse Lord Acton
Alla fine Deng Xiaoping riuscì a mettere insieme sistema militarizzato e formazione di un diffuso capitalismo, cercando anche di far diventare questo mix la base per una vera ma controllata democratizzazione (questo fu il progetto che si basava sulla riunificazione con Hong Kong e il decollo dell’uno stato e due sistemi politici). Tra il 2008 e il 2011 Xi Jinping abbandonò la prospettiva della democratizzazione e consolidò l’aspetto poliziesco del regime.
Al di là dei vari tornanti della storia del comunismo al potere, alla fine – anche prendendo atto della mafiosizzazione in corso (che peraltro in tanta parte del Sud America vede Pechino allearsi ai narcos) – lo Spirito del tempo ci segnala che per capire la direzione presa dalle società russe e cinesi si deve tener conto innanzi tutto di quel che disse Lord Acton: «Il potere tende a corrompere, il potere assoluto corrompe in modo assoluto».
Articoli correlati
1 commento
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Siamo tutti sconcertati, ma di fronte allo sconcerto più profondo ci vuole :prima un giudizio Poi inginocchiarsi a pregare