Il provvedimento sulle banche popolari fa male all’economia locale. Abbiamo il tempo per correggerlo

Nel 2014 hanno erogato alle pmi impieghi per oltre 148 miliardi di euro, con 30 miliardi di nuovi finanziamenti come negli anni prima della crisi.

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Ho contestato in Consiglio dei ministri il provvedimento sulle banche popolari sia nel metodo sia nel merito. L’ho fatto proprio in nome della lealtà con la quale partecipo a questo governo di cui resto convinto sostenitore. Nel metodo perché non vedo la necessità di usare lo strumento del decreto, un disegno di legge avrebbe permesso di aprire un confronto più sereno e costruttivo con il mondo delle Banche popolari e del credito cooperativo. Nel merito perché, mentre sono d’accordo che il nostro sistema bancario necessiti di riforme per accettare le sfide dell’oggi, non capisco perché si debba sempre buttare via il bambino con l’acqua sporca. C’è una peculiarità della presenza cooperativa anche nel settore bancario che va salvaguardata, perché ha fatto e continua a fare tanto per l’economia locale, per le piccole e medie imprese e per le famiglie. La contendibilità non è l’unico criterio di efficienza di una banca, tranne che ci si dimentichi della sua funzione di sostegno all’economia attraverso il credito e la si consideri un’entità finanziaria autoreferenziale con il solo scopo di remunerare gli azionisti.

La nostra Costituzione, agli articoli 45 e 47, non la pensa così. La vicinanza di questi istituti alle piccole e medie imprese, la vera forza della nostra economia, è documentata dai numeri: nel 2014 hanno erogato alle pmi impieghi per oltre 148 miliardi di euro, con 30 miliardi di nuovi finanziamenti come negli anni prima della crisi. Vuol dire il 66 per cento di finanziamenti alle piccole e medie imprese contro una media nazionale del 33 per cento. Tutto roseo allora? Non dico questo, e le stesse Banche popolari lo sanno e hanno infatti avviato un processo di autoriforma affidandosi a tre esperti – Alberto Quadrio Curzio, Angelo Tantazzi e Piergaetano Marchetti – sulla preparazione e l’indipendenza dei quali non penso si possano avere dubbi. Adesso abbiamo sessanta giorni per correggere gli aspetti unilaterali del decreto. Lavoreremo per questo.

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