«Hanno cacciato i preti, seguiamo la Messa via Skype. Sembra di essere in Urss»

I ribelli filorussi del Donbass hanno messo la fede al bando a Lugansk (Ucraina orientale): chiese chiuse, preti banditi, multe a chi prega. «Cose simili le faceva solo l’Unione Sovietica»

«Le nostre chiese ormai sono tutte vuote». È quanto dichiara un leader religioso protestante a Forum 18 per spiegare la gravità della persecuzione religiosa nella Repubblica popolare di Lugansk, una delle due entità separatiste del Donbass insieme alla Repubblica popolare di Donetsk che si sono dichiarate indipendenti dall’Ucraina nel 2014, innescando una lunga guerra civile. I ribelli filorussi nelle due regioni orientali, la cui autonomia è sostenuta da Mosca ma non riconosciuta dall’Ucraina, stanno applicando pesanti restrizioni alla libertà di culto.

«COSTRETTI A SEGUIRE LA MESSA VIA SKYPE»

Nella regione di Lugansk le comunità religiose protestanti e dei testimoni di Geova sono state messe al bando, con i fedeli che non possono riunirsi per pregare. Le autorità ribelli, però, stanno rendendo difficile la vita anche alla Chiesa ortodossa ucraina e alla Chiesa greco-cattolica, impedendo ai rispettivi vescovi e sacerdoti di entrare nel territorio separatista per visitare le comunità di fedeli.

A un solo sacerdote cattolico è permesso entrare nella Repubblica popolare di Lugansk e risiedervi per un massimo di tre mesi. Nei tre mesi successivi, invece, deve rimanere fuori dal territorio «costringendo le comunità a seguire la Messa via internet e privando i fedeli della possibilità di ricevere la Comunione».

«SEMBRA DI ESSERE TORNATI SOTTO L’URSS»

«Questa è una chiara violazione della libertà di culto», ha dichiarato il vescovo cattolico Jan Sobilo. «I fedeli sono costretti a porre un telo sull’altare e a seguire la Messa grazie a un proiettore e a Skype. Cose simili succedevano solo nell’Unione Sovietica, quando si ascoltava la Messa alla radio».

Le uniche comunità autorizzate a praticare la propria religione sono quelle registrate civilmente entro il 15 ottobre 2018. Tutte le pratiche per il riconoscimento delle comunità battiste però sono state rigettate e solo quest’anno sei membri della comunità protestante sono stati multati per aver cercato di praticare la propria fede. Anche le chiese pentecostali, pur non essendo state chiuse, «sono vuote» perché le autorità impediscono alle comunità di riunirsi.

SONO RIMASTE SOLO DUE PARROCCHIE CATTOLICHE

Per quanto riguarda i cattolici, solo due parrocchie sono aperte: una greco-cattolica e l’altra cattolica latina. Entrambe hanno ricevuto solo «un permesso temporaneo» di operare. I loro due sacerdoti, però, non possono vivere in modo permanente all’interno della Repubblica ma solo visitarla sei mesi all’anno. Inoltre, al vescovo greco-cattolico, Stepan Meniuk, è proibito entrare nel territorio.

Anche la Chiesa ortodossa ucraina è in difficoltà e si è vista costretta a chiudere una chiesa. Due sacerdoti sono attualmente sotto indagine con l’accusa di essere «estremisti» e le autorità hanno ritirato loro il passaporto per cinque mesi. Anche gli insegnanti di catechismo sono spesso stati interrogati dai ribelli, che rivolgono domande come questa: «Perché andate in chiesa?». La Chiesa ortodossa russa, al contrario, può svolgere il suo ministero senza problemi.

Foto Ansa