L’Uganda attende il Papa: «Temiamo la colonizzazione ideologica»

Dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’Africa aspetta Francesco. Parla il sacerdote ugandese Kalungi: «Ci sono delle forze che vogliono distruggere il tessuto morale del nostro paese»

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6 febbraio 1993, Kampala. Papa Giovanni Paolo II parla ai giovani radunati nello stadi di Nakivubo: «Non lasciatevi ingannare dalle vuote parole di coloro che mettono in ridicolo la castità (…) Il vincolo sessuale della castità è l’unico modo sicuro e virtuoso per porre fine alla tragica piaga dell’Aids che tante giovani vittime ha mietuto». 17 marzo 2009, di ritorno dall’Africa. Papa Benedetto XVI risponde ai giornalisti in aereo: «Non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, (…) non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, essi aumentano il problema».

COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA. Dal 25 al 30 novembre toccherà a papa Francesco visitare il Continente nero e affrontare quella che lui stesso ha definito una nuova «colonizzazione ideologica» del «popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità». I paesi che accoglieranno il Papa sono Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. Padre Herman-Joseph Kalungi, sacerdote ugandese della diocesi di Masaka, ha spiegato a Cna le principali preoccupazioni della Chiesa locale: «Ci sono molte forze immorali che, in un modo a noi inspiegabile, vogliono distruggere il tessuto morale del nostro paese. (…) Ecco perché promuovono la contraccezione, ecco perché promuovono l’omosessualità» e la legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso. Le organizzazioni internazionali e i governi «anziché aiutarci a coltivare il cibo, a costruire delle fattorie o ad accedere alle cure medicinali ci suggeriscono di avere meno bambini».

PROGRAMMA ABC. Queste «pressioni esterne» arrivano in un momento in cui «una buona parte degli ugandesi pensa che il miglior approccio nella lotta all’Aids sia l’astinenza e la fedeltà». Questo pensiero è sostenuto scientificamente dal ricercatore agnostico di Harvard, Edward Green, che nel 2009 sul Washington Post difese Benedetto XVI, perché «l’attuale evidenza empirica dà ragione al Papa». Il governo ugandese riuscì infatti a ridurre la diffusione del virus, aggravata dalle politiche contraccettive, adottando il programma Abc (Absti­nence, Be faithful, Condom, dove il preservativo è la strategia di ripiego per chi non riesce a modificare il suo comportamento in termini di fedeltà o astinenza). Se non diminuiscono le spinte a favore dei preservativi, sempre secondo Green, è anche per colpa degli enormi interessi ideologici ed economici legati alle case farmaceutiche.

L’ATTESA DEGLI UGANDESI. Gli ugandesi, che hanno un grande «senso di Dio», attendono «il messaggio del Vangelo che vorrebbero mettere in pratica al di là delle difficoltà» di natura politica e sociale. I conflitti e la povertà, la mancanza di istruzione e la situazione sanitaria sono gli altri mali che affliggono il paese, anche se «nel mezzo di problemi enormi l’Uganda è sempre stata capace di andare avanti». La visita del Papa, conclude padre Kalungi, «farà certamente la differenza».

Foto Ansa

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