Londra: disoccupazione e disparità sociale alimentano le violenze

Londra brucia, investita da disordini e distruzioni. Tra le cause, quella socio-economica spiega molte cose: Tottenham, dove sono scoppiate le rivolte, è nel quartiere più diseguale di Londra. La disoccupazione è molto alta specie tra i giovani. Il Regno Unito è il paese del G7 con la più forte disparità regionale, quello con meno diseguaglianza è l’Italia

Al quarto giorno di violenze, estese ormai a una trentina di località del territorio londinese e a una mezza dozzina di città inglesi, nessuno ovviamente crede più che i disordini metropolitani, gli incendi, le razzie e le distruzioni di proprietà private e pubbliche siano la conseguenza di un atto di brutalità poliziesca o di inefficienze nella gestione dell’ordine pubblico.

Le cause degli eventi in corso sono sicuramente molteplici, ma certamente la chiave di lettura socio-economica è fra le principali. Tottenham, l’area dove sono iniziati i disordini, si trova nel quartiere di Haringey, che il London’s Poverty Profile prodotto da due enti no profit britannici – il Trust for London e il New Policy Institute – indica come «il più diseguale quartiere di Londra: delle sue 19 zone, quattro appartengono al 10 per cento più ricco della città, e cinque al 10 per cento più povero». Povertà, diseguaglianza e tassi di disoccupazione sono in crescita nella capitale britannica dal 2009, anno d’inizio della crisi economico-finanziaria. Anche se l’allargamento della forbice fra i più ricchi e più poveri è fenomeno che precede la crisi finanziaria e che riguarda tutto il Regno Unito e non solo Londra.

Nel marzo scorso l’Economist, elaborando dati dell’Ocse e dell’Ufficio nazionale delle statistiche, ha evidenziato che fra il 1990 e il 2009 il Regno Unito è stato il secondo paese del G7, dopo gli Stati Uniti, per incremento della disparità di ricchezza fra le regioni più ricche e quelle più povere (l’Italia, invece, è il paese, dopo la Germania, dove la disparità più è diminuita). Il 60 per cento delle famiglie senza percettori di reddito da lavoro è concentrato in 40 dei circa 200 distretti del paese. Il Regno Unito è il paese del G7 con la più forte disparità regionale proprio a causa della presenza di Londra, che presenta un reddito pro capite nella Central London pari a 9 volte quello di alcune zone del Galles (l’Italia, invece, è quello che presenta meno diseguaglianza regionale). È anche il più diseguale in assoluto dopo gli Stati Uniti, essendo il 20 per cento della popolazione più povera sette volte meno ricco del 20 per cento di popolazione più benestante.

Londra è, presa nel suo insieme (Inner London più Outer London), la più ricca area del paese, eppure presenta un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale, anche se la crisi del 2009 ha prodotto una riduzione del gap. Dei suoi 7,8 milioni di abitanti 2,1 milioni sono classificati ufficialmente come poveri. Il che significa che nonostante la crescita economica notevole sotto i governi Blair, nell’ultimo decennio i poveri sono aumentati, anche se di poco: erano 2 milioni dieci anni fa. Significativa la loro localizzazione geografica: negli anni Novanta erano più numerosi nella Inner London, oggi invece dominano nella Outer London con 670 mila nuclei domestici. La povertà colpisce soprattutto la popolazione in età lavorativa, mentre il numero di pensionati e bambini in stato di povertà è diminuito.

Quanto alla disoccupazione, fra il 2007 e il 2009 è aumentata, a Londra, presso tutti i gruppi di popolazione e di età, ma i più forti incrementi riguardano gli afrocaraibici e i giovani adulti. Fra gli afrocaraibici (a questo gruppo appartiene la maggioranza dei rivoltosi di Tottenham) la disoccupazione è aumentata dal 10 al 13 per cento, mentre fra i britannici bianchi è salita dal 4 per cento a poco meno del 6. Un giovane adulto londinese (25-34 anni di età) su 4 è disoccupato: una percentuale superiore due volte e mezzo a quella della disoccupazione che colpisce la popolazione totale. Anche fra gli under 25 la mancanza di lavoro si fa sentire parecchio, tanto da poter affermare che un terzo di tutti i disoccupati di Londra è composto da giovani sotto i 25 anni, anche escludendo dal computo gli studenti universitari.

I fenomeni e i numeri di cui sopra sono tutti antecedenti alla manovra finanziaria del governo Cameron che comporta forti tagli nella spesa pubblica, e pertanto non sono collegabili ad essa. Quando i suoi effetti si faranno sentire, saranno più forti nelle città del nord che a Londra, perché nella capitale i posti di lavoro pubblici sono percentualmente meno incidenti che nel resto del paese. A Liverpool il settore pubblico fornisce il 40 per cento dei posti di lavoro, contro il 22 per cento di Londra. Nella capitale i sussidi statali e le altre forme di welfare determinano il 14 per cento del reddito pro capite, contro il 28 per cento di Liverpool.