Tentar (un giudizio) non nuoce

Lombardia e Stati Uniti, un’amicizia necessaria

Di Raffaele Cattaneo
09 Maggio 2026
Indebolire oggi il legame con Stati Uniti sarebbe un errore gravissimo. Sarebbe il più grande regalo possibile a chi immagina un ordine mondiale fondato non sulla libertà della persona ma sulla centralizzazione della forza
Donald Trump (foto Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (foto Ansa)

Raramente i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti sono stati così turbolenti come in questi ultimi mesi. Gli attacchi di Donald Trump alla presidente Giorgia Meloni, alla Unione Europea, persino al Papa, la questione dei dazi, le tensioni nella Nato, fino al bombardamento dell’Iran deciso senza coinvolgere gli alleati europei, salvo poi prendersela con loro per il mancato aiuto militare. Eppure, proprio in questo contesto mi sono reso conto, forse più di quanto mi fosse mai accaduto prima, che l’amicizia tra l’Italia e gli Stati Uniti è non solo opportuna ma davvero necessaria.

È una considerazione che faccio a titolo personale, ma anche nella veste di membro della Giunta regionale lombarda delegato alle relazioni internazionali: mai come adesso il rapporto tra Lombardia e Stati Uniti è decisivo.

Negli ultimi mesi questa convinzione si è rafforzata attraverso molti incontri. Con il mondo americano presente in Lombardia, a partire dalle imprese raccolte attorno all’American Chamber of Commerce. Durante una recente missione negli Stati Uniti, a New York; nella preparazione di altre missioni che faremo a giugno in Florida e Texas, a ottobre a Washington.

Qualcuno potrebbe obiettare che è difficile considerare amico un Paese il cui massimo vertice istituzionale, in certi momenti, sembra comportarsi quasi da avversario. Ma i rapporti tra i popoli non coincidono mai completamente con le stagioni politiche che attraversano.

Soprattutto, appena si scende sotto il livello dei massimi vertici e della polemica contingente emerge la volontà opposta. Si incontra un desiderio autentico di collaborazione. Succede a livello degli Stati, che corrispondono più o meno alle nostre regioni, così come a livello delle università, dei centri di ricerca, delle agenzie di sviluppo, ecc. E più si entra in profondità, più affiorano affinità culturali e valoriali difficili persino da spiegare fino a quando non le si vede concretamente all’opera.

Qualche esempio

In questi mesi mi è capitato più volte di incontrare il board della NIAF (National Italian American Foundation) e il mondo degli “Italian Americans”. È una realtà che colpisce profondamente perché mostra come sia possibile essere insieme totalmente americani e profondamente italiani.

Penso, per esempio, al generale Christopher G. Cavoli, già comandante supremo delle forze Nato in Europa, oggi impegnato in importanti attività di advisory nel mondo economico e strategico americano. Un uomo americano nel senso più pieno del termine, un alto ufficiale dell’esercito Usa, eppure orgoglioso di raccontare le proprie origini e quelle dei suoi genitori e nonni nelle nostre Alpi così come la propria visione della sicurezza globale, con il linguaggio, la concretezza, la cultura e il radicamento tipici della montagna italiana, tanto da farmi dire al termine dell’incontro che sarebbe stato un grande generale degli Alpini.

Oppure penso a Michael Endico, presidente di Ace Endico, tra i più importanti importatori e distributori di prodotti agroalimentari italiani negli Stati Uniti. La sua storia nasce dalla piccola bottega costruita dal padre emigrato oltreoceano e si sviluppa dentro una perfetta traiettoria americana fatta di rischio, lavoro e crescita imprenditoriale: compra “Fedele” una piccola impresa del Bronx che fa import dall’Italia, incontra Freddy e sotto la sua Guida costruisce una grande realtà imprenditoriale dedicata alle specialità italiane. Alla base di tutto rimane il legame con l’Italia, con la nostra cultura, con le nostre radici e persino con il nostro cibo.

O ancora ad Alfonse D’Amato, per un ventennio, alla fine del secolo scorso, storico senatore repubblicano dello Stato di New York, che ancora oggi, a più di novant’anni, racconta con orgoglio e raro piglio politico come lui e i suoi avversari democratici lavorassero prima di tutto per la gente del loro Stato, non per il proprio partito, e in particolare per Island Parks, il proprio villaggio. Anche questo, in fondo, è qualcosa di profondamente italiano.

Questi esempi raccontano un legame che va oltre il semplice interesse reciproco. Rapporti economici possiamo averli con molti Paesi del mondo. Ma con pochi esiste una sintonia tanto profonda che non cancella le differenze ma le rende compatibili.

Il Paese guida

Regione Lombardia considera oggi strategico consolidare i rapporti con gli Stati Uniti, nonostante le tensioni internazionali, proprio perché le relazioni profonde che ci legano ai Paesi amici non possono essere spazzate via dal vento della contingenza, ma si devono consolidare ancor più nei momenti difficili. E proprio per questo, mai come in questa fase bisogna stringere i rapporti con i vecchi amici, quelli con cui si condividono i valori più decisivi.

Noi rimaniamo profondamente europei. Gli americani rimangono profondamente americani, persino yankee, con una visione dell’impresa e della politica spesso più radicale e spregiudicata della nostra e con meno attenzione alla dimensione sociale. Basta osservare il sistema sanitario americano o il numero di homeless nelle grandi città. Ma sotto queste differenze esiste una radice comune che rende possibile il riconoscimento reciproco.

Da qui derivano anche le ragioni più propriamente politiche. Gli Stati Uniti rimangono il Paese guida dell’Occidente. E l’Occidente continua ad avere un significato preciso. È il luogo nel quale si sono affermati insieme il valore della persona, la libertà individuale, la creatività sociale, il rispetto della legge, il primato della democrazia e l’idea che lo Stato non possa sostituirsi completamente alla persona e alla comunità.

Radici profonde

Per troppo tempo l’Europa ha pensato di poter vivere sotto l’ombrello militare americano senza interrogarsi davvero sul costo storico e politico di questa scelta. Oggi quella stagione è finita. Gli Stati Uniti chiedono agli europei maggiore responsabilità e, al di là dei modi spesso brutali con cui Trump pone questo tema, la questione esiste realmente.

Le libertà, i diritti, il nostro modello di vita non possono essere difesi soltanto con dichiarazioni di principio. Hanno bisogno anche di forza, di deterrenza e di capacità politica.

Per questo indebolire oggi il legame tra Europa e Stati Uniti sarebbe un errore gravissimo. Sarebbe il più grande regalo possibile a chi immagina un ordine mondiale fondato non sulla libertà della persona ma sulla centralizzazione della forza.

Le relazioni tra Europa e Stati Uniti possono attraversare momenti difficili, persino conflittuali. Ma hanno radici troppo profonde per essere spezzate. Per questo, al di là delle tensioni contingenti, l’amicizia tra Lombardia, Italia e Stati Uniti non è soltanto utile. È necessaria.

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