Lo scherzetto alle primarie del Pd mostra che “Hollande Bersani” teme “Blair Renzi”

Per Fabrizio Rondolino «è una battaglia è tra la sinistra liberale e quella conservatrice». E «la vittoria di Renzi renderebbe Berlusconi un reperto archeologico molto più antico di quanto già non sia».

«Ciò che più mi piace di Renzi è la sua formazione politico-culturale. Io sono un ex-Pci, un mondo ormai sepolto, lui invece non ha mai vissuto né il Pci né la Dc, che hano lasciato un’eredità culturalmente inservibile. E il Pd continua ad essere massicciamente cattocomunista». A pochi giorni dalla decisione del regolamento per le primarie, Pier Luigi Bersani avanza una bozza che metterebbe fuori gioco il più giovane candidato, il rottamatore Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Tempi.it ne discute col giornalista Fabrizio Rondolino.

Si dice di una bozza per le primarie con regole che metterebbero ko Renzi.
Non darei per chiusa questa partita. Anzi, penso che alla fine la spunterà proprio Renzi. Si voterà con le stesse regole di Prodi, Bersani e Veltroni. L’argomento del rottamatore è fortissimo: ci sono almeno tre precedenti, quindi non vedo un pericolo reale. In queste indiscrezioni, invece, leggo un grande nervosismo. Il gruppo dirigente del Pd è spaventato. Bersani pensava di vincere facile, dopodiché la situazione si è evoluta precipitosamente, e Renzi non è più soltanto un ragazzino arrogante. Piace. E questo terrorizza gli oligarchi.

Bersani non farà un “colpo di stato” interno al Pd?
No, non ci sarà. È sempre stato così alle primarie: chiunque volesse votare andava al gazebo, dava un euro, firmava un pezzo di carta e se ne andava. Semplice. Bersani, con questa discussione, sta mostrando di avere paura di Renzi. Per carità, può anche darsi che invece sia una specie di test. Cambiano le carte in tavola e vediamo che effetto fa: se ci sono reazione violente, evitiamo di proseguire, ma se invece le reazioni sono spente, si può provare a forzare. La politica è anche questo.

Quella di ieri è stata un’uscita manipolata?
Secondo me sì. Magari casuale: non voglio dire che dietro ci sia sempre una strategia. Ma sostengo che al punto in cui siamo sia difficile imbrigliare le primarie. Bisognerebbe non farle, ma anche questo è impossibile.

Renzi può vincere?
A far previsioni sono buoni tutti, quindi ci provo anch’io. Per me Renzi sarà il prossimo presidente del Consiglio. È l’uomo nuovo, esattamente come fu Berlusconi nel 1994. Chi fa questo parallelo, di solito, vuole screditarlo, gli danno del “berluschino”. Ma Renzi oggi rappresenta la svolta, come lo fu Berlusconi: fa sognare gli italiani. Poi, in caso, tra due anni avremo tutto il tempo per pentircene.

Ma Bersani vuole mantenere ben salde le poltrone.
Dirlo è banale e sicuramente riduttivo. Ma a una prima impressione, è chiaro che sembri così. C’è anche una contrapposizione politica in corso: l’idea liberale-blairiana di Renzi contro un’idea di sinistra hollandiana, che invece sposa Bersani. Francois Hollande sta uccidendo la Francia, mentre Tony Blair ha fatto risorgere l’Inghilterra. Per questo spero in Renzi. Il contrasto, però, va visto così: politiche liberali renziane contro politiche stataliste bersaniane.

Perché Renzi fa politicamente paura?
Ha un pensiero molto forte. Vuole rivoluzionare una visione assistenzialistica del partito, che dà l’impressione di essere una Cgil in larga scala. La sinistra di oggi è fondamentalmente un sindacato che protegge lavoratori e pensionati garantiti. Arriva Renzi, e come una bomba spazza via tutto, dice che vuole ledere questi diritti acquisiti da tanto tempo. Non è un conservatore. Lui disegna un mercato non corporativo e meritocratico, in un paese dove l’anzianità governa su tutti i contratti.

Ma un Renzi così, come presidente del Consiglio, riuscirebbe ad applicare un programma tanto innovativo?
Non lo so. Personalmente direi no, perché rispetto all’Italia continuo ad essere pessimista. Tuttavia, Renzi ha un’energia fisica formidabile data la sua giovinezza, e può fare molte cose buone. Sul fatto che riesca a fare dell’Italia un paese serio, normale, pulito, non lo so. Questa energia per un paio d’anni potrebbe avere effetti positivi. Abbiamo come italiani, questa possibilità: un giovane sveglio, in gamba, politicamente affermato. Facciamogli fare un giro sulla giostra, i requisiti li ha tutti. Poi si vedrà.

La destra deve tifare per Bersani se spera di vincere?
La vittoria di Renzi renderebbe Berlusconi un reperto archeologico molto più antico di quanto già non sia.

Mario Mauro, in un’intervista su Avvenire, l’ha detto chiaro e tondo: «O superiamo Berlusconi, o il Pdl è morto».
Ha ragione. Ma se anche mandassero a casa Berlusconi, adesso non cambierebbe nulla. La vicenda di Renzi ci spiega due cose: il rinnovamento non si fa “a cavolino”, come ha voluto fare Berlusconi: insignisco il più “educato” del mio plotone – nel caso Angelino Alfano – e avviene una successione monarchica. E poi il rinnovamento è fatto di sangue, non di balletti. È uno scontro, e questo nel Pdl non c’è neanche in forma embrionale. Bisogna uccidere il padre per prendergli il posto, è sempre stato così. Dura lex, sed lex.