«L’Italia è impazzita. In un paese normale, Berlusconi, Bersani e Monti si sarebbero già messi d’accordo»

Intervista a Salvatore Merlo (Il Foglio). «Bersani si sta preparando alla campagna elettorale. Berlusconi rischia il carcere». Quando si rivota? «Forse a ottobre»

Sia Silvio Berlusconi sia Pier Luigi Bersani vorrebbero tornare alle urne già a giugno. Si tratta di un “desiderata” svelato tanto dalla logica anti grillina sottesa alle nomine di Boldrini e Grasso alla Camera e al Senato, che vedono lo zampino del segretario Pd, quanto dall’incombere delle sentenze sui processi (Ruby e Mediaset) che potrebbero mettere anzitempo fine alla parabola politica del Cavaliere. Ma quella del voto in estate non sembra una soluzione possibile. Perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al momento, non è dell’idea di dimettersi. Lo spiega a tempi.it Salvatore Merlo, giornalista parlamentare del Foglio, che sul fenomeno Grillo dice: «Se i partiti non avessero abdicato alla loro funzione non esisterebbe nemmeno». E aggiunge: «L’Italia è un paese pazzo», «in qualsiasi altro paese d’Europa, le tre forze (Pdl, Pd e Monti) che insieme hanno ottenuto il 70 per cento dei voti avrebbero già fatto un governo di coalizione per fare le riforme di cui il paese ha più che mai bisogno».

Con Laura Boldrini presidente alla Camera e Pietro Grasso al Senato il Pd ha fatto il pieno di seggi istituzionali. È una mossa dettata dalla consapevolezza che il governo nascente è destinato a durare poco?
È una scelta connotata in maniera tipicamente elettorale, ma è interessante perché svela chi sia il vero avversario politico di Bersani, ossia Beppe Grillo, non Berlusconi. Boldrini, infatti, è indubbiamente una donna di sinistra ma non un esponente dell’apparato, della nomenklatura – non è Anna Finocchiaro, per intenderci –, e al tempo stesso ha lavorato all’Onu, ha un profilo terzo, è una persona che proviene dalla cosiddetta “società civile” che tanto piace a Grillo. Insomma, non è un’antropologia, la sua, che si contrappone alle Nicole Minetti ma a Roberta Lombardi (capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Camera, ndr) e alla grevità di quel tipo di grilline.

E Pietro Grasso?
Lo stesso può dirsi per Grasso, giudice a latere nel maxiprocesso di Falcone e Borsellino, che evidentemente non incarna il giustizialismo alla Ingroia e alla Di Pietro, bensì un’idea più alta di giustizia. Alla luce di queste considerazioni, penso che Bersani si stia preparando a una campagna elettorale dove accuserà Grillo di essere stato un irresponsabile e ad allestire una squadra all’insegna del rinnovamento. In questo senso, rispetto ai nomi che finora sono stati fatti, un candidato presidente della Repubblica che risponda a tutte queste caratteristiche potrebbe essere Stefano Rodotà o anche Gustavo Zagrebelski.

Il Pdl è fuori dai giochi?
Il Pdl è isolato, non c’è più la baldanza sbandierata nei giorni della rimonta elettorale sul Pd, è un partito sprofondato in un clima di lugubre isolamento; e Berlusconi è ormai sotto assedio. I nodi stanno venendo al pettine e il tragico finale è che, non solo vogliono metterlo in galera, ma questa volta rischiano persino di riuscirci: il 25 marzo, infatti, c’è la sentenza in primo grado sul processo Ruby e tra settembre e dicembre quella definitiva su Mediaset e il falso in bilancio.

Cosa ci aspetta?
L’Italia è un paese pazzo, è impazzito. Lo dimostra il fatto che il Pd persiste nell’inseguire quel grande fenomeno di successo elettorale, e impalpabile al tempo stesso, che è Grillo, sapendo benissimo che non lo potrà mai acchiappare. Mentre, in qualsiasi altro paese d’Europa, le tre forze (Pd, Pdl e Monti) che insieme hanno ottenuto il 70 per cento dei voti avrebbero già fatto un governo di coalizione per fare le riforme di cui il paese ha più che mai bisogno.

Grillo, dal canto suo, come si sta comportando?
Grillo – un fenomeno che se i partiti non avessero abdicato alla loro funzione non esisterebbe nemmeno – non ha che due opzioni: prendere tutto o non fare niente. Ed è per questo che ha dovuto stigmatizzare chi ha votato Grasso al Senato, anche se, però, non sembra intenzionato a fare il processo ai suoi senatori che hanno cambiato idea. Ma resta il fatto che non può appoggiare il Pd.

Quindi, voto a giugno?
Forse a ottobre. A Bersani piacerebbe votare a giugno perché così non darebbe a Matteo Renzi il tempo di organizzarsi e si sottrarrebbe a eventuali primarie in autunno. E anche a Berlusconi giugno sembra la soluzione migliore, perché si sottrarrebbe alle scadenze giudiziarie all’orizzonte, che per lui potrebbero voler dire incandidabilità. Ma l’unica possibilità perché si possa votare già a giugno è che Napolitano si dimetta entro due settimane, solo così, infatti, si potrebbero rispettare i tempi per lo scioglimento delle due camere e la rielezione del nuovo presidente della Repubblica. Ma Napolitano non sembra intenzionato a farlo.