L’Ikea del futuro: 50 miliardi di fatturato, 25 negozi in più all’anno e meno code

Il colosso svedese vuole crescere del 10 per cento all’anno. Il presidente Mikael Ohlsson punta su Cina e India.

Ikea non è più solo sinonimo di mobili convenienti e spesso scadenti, ma si sta inserendo nel mercato come una realtà in grado di proporre alla clientela un prodotto che rispetti buoni parametri di qualità ad un costo accessibile.

QUOTA 50 MILIARDI. Ecco perché il presidente e consigliere di amministrazione della società svedese, Mikael Ohlsson, ha dichiarato ieri al quotidiano francese Le Figaro che Ikea vuole crescere fino a quota 50 miliardi di euro di fatturato entro il 2020: «Vogliamo investire 15 miliardi di euro per aprire 20-25 punti vendita ogni anno. Sommati ai nostri 298 store esistenti, questo aumenterà il fatturato annuo del 10 per cento».

DIMINUIRE LE CODE. Aumentando il numero di negozi sul territorio, soprattutto in località dove già esistono store Ikea, l’azienda intende diminuire le code e aumentare la frequenza dei clienti. Non ci saranno dunque investimenti su nuovi prodotti, «non ho lo scopo di vendere tutto» chiosa il presidente Ohlsson che fa notare, dopo il recente lancio di una gamma di mobili più adatti a televisori e impianti stereo, che il gruppo potrebbe «proporre sistemi per il risparmio dell’acqua e dell’energia elettrica».

SEMPRE PIU’ CINA. Dagli ultimi dati di bilancio, l’azienda genera ricavi per 27,6 miliardi di euro con un buon margine di guadagno: 3,2 miliardi di utili con 150 mila dipendenti sparsi per i cinque continenti. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, Ikea vuole puntare sulla Cina, aprendo tre store all’anno nel paese. Sulla lista ci sono anche Croazia nel 2014, Serbia, Corea del Sud e India. «Spero di avere presto un permesso per aprire in India, dove produciamo da 25 anni».