«In un borgo della Mancha il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore».
«Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa – non importa quando esattamente – avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po’ per mare, e vedere la parte equorea del mondo».
«Sono nato a Volturara Appula, un piccolo borgo del Sud Italia, sperduto tra le colline del subappenino dauno, in provincia di Foggia».
Sono tre tra gli incipit più importanti della storia della letteratura, ma solo uno, l’ultimo, è quello di Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, il libro che Giuseppe Conte manda in libreria per i tipi di Marsilio.
Trecentottanta pagine di vita, memorie, speranze, aspirazioni, ricordi, lotta, sogni, che volano via come ci trovassimo nel mirabolante progetto narrativ...