Libri super economici, «una soluzione che rischia di affossare l’editoria»

Intervista a Ezio Quarantelli, direttore editoriale del marchio Lindau: «Attualmente ci sono più libri, ma paradossalmente l’offerta è più povera e le librerie non riescono a intercettare nuovi lettori».

Libri e libri e libri. Con la nuova produzione “low cost” l’indirizzo economico è semplice: si pubblicano più titoli e si abbassa il prezzo. Ma è una soluzione che, a lungo andare, pagherà? «Ci sono più libri, ma un’offerta più povera. È un paradosso». Sintetizza così il mercato editoriale attuale Ezio Quarantelli, direttore del marchio Lindau.

Con tutti questi titoli sul mercato, non c’è il rischio di una saturazione?
Il rischio è in relazione semmai al numero di novità che viene mandato alle stampe. La produzione di libri adesso è in calo, mentre per molti anni è stata crescente. Altri paesi, in qualche modo paragonabili al nostro, producono anche più di noi. il problema non è, quindi, quanto si pubblica, ma cosa si crea e come raggiungono i lettori. Il sistema delle librerie, non importa se tradizionali o di catena, sembra sempre più incapace di intercettare nuovi pubblici, nuovi interessi. I quali però esistono, e in certi momenti specifici emergono.

Il bandolo della matassa?
L’ottanta per cento degli editori producono le stesse, identiche cose. È sempre più difficile trovare editori con identità forti. Per questo, l’unica possibile distinzione tra un titolo e un altro sta nel prezzo. È una corsa disperata a far costare i libri sempre di meno, e potrà anche avere buoni risultati subito, ma a lungo andare taglierà le gambe a tutti. Si perde un po’ la qualità, e si va verso un mono-prodotto che diventa facilmente sostituibile e che, nel tempo, non produce nuovi lettori.

E il cliente non si affeziona più al marchio.
Non solo si perde la fidelizzazione del cliente. Ci sono sempre stati marchi generalisti, come la Mondadori. Quando si raggiunge una buona dimensione è necessario ricercare un certo generalismo, che unisca testi colti per pochi lettori raffinati a romanzi per un pubblico popolare, come gli Oscar Mondadori. Il problema del marchio colpisce fortemente soltanto gli editori medio-piccoli con un target specifico, da Adelphi in giù.

Qual è la soluzione?
Bisogna raggiungere pubblici nuovi che si perdono durante l’anno, ma s’incontrano solo in un preciso momento. Un esempio: il Meeting di Rimini è un posto con una libreria abbastanza grande e specializzata, dove è facile vedere persone che compostamente fanno la fila per comprare dei libri, in genere tanti libri ciascuno. In quel periodo, le nostre vendite sono molto significative, più alte di quelle che facciamo allo stand del Salone del libro di Torino.

Basta librerie?
Il nuovo pubblico non ha la pazienza di ficcarsi in quei bazar che sono diventate le librerie. Senza nessun tipo di consiglio, ci si perde facilmente. Mentre un libro è la traccia di un incontro, un consiglio dato dall’editore. Finora questo ruolo è stato coperto dal libraio. Adesso ci sono solo commessi, più o meno efficienti, ma in balia anch’essi delle “novità”, che confondono le acque. Io non sono un nostalgico del passato, ma la diaspora delle librerie piccole non ha creato un ricambio di strutture, ma dei “supermercati” indistinti.