Libia, si dimette il capo dell’esercito. Nel paese comandano ancora le milizie irregolari

Si è dimesso dopo che a Bengasi 31 persone sono morte durante uno scontro tra manifestanti civili e la milizia “Scudo della Libia”, che agisce come uno Stato nello Stato

Il capo dell’esercito libico si è dimesso domenica dopo che a Bengasi 31 persone sono morte durante uno scontro tra manifestanti civili, molti però dotati di armi, e la milizia “Scudo della Libia”. Salem al-Gnaidy ha assunto la guida ad interim delle forze armate in attesa della nomina di un nuovo capo di Stato maggiore.

COMANDANO LE MILIZIE. Dopo l’uccisione di Gheddafi, la Libia è passata sotto la guida di un governo civile ma molte zone del paese sono di fatto ancora sotto il controllo di brigate indipendenti, più forti dell’esercito libico dal punto di vista militare e indipendenti da quello politico. Il governo sta cercando di disarmare le milizie o farle rientrare nell’esercito, ma il processo è ancora in alto mare.

STATO NELLO STATO. La milizia “Scudo della Libia” è formalmente confluita nell’esercito libico ma secondo i cittadini continua a comportarsi come uno Stato nello Stato, abusando della sua autorità. Sabato alcuni civili hanno protestato davanti alla caserma presidiata dalla milizia e negli scontri 31 persone sono morte.

CACCIA AI GHEDDAFIANI. A maggio, sotto la pressione di milizie che per quattro giorni di fila hanno assediato il ministero della Giustizia e degli Esteri senza che la polizia o l’esercito riuscissero a disperderli, il Parlamento libico ha accettato di approvare una legge che impedisce a chiunque abbia occupato un posto di rilievo durante il regime di Muammar Gheddafi di partecipare alla vita politica della Libia. Tawfiq Breik, membro del Nfa, la forza politica più forte in Libia, ha parlato di «legge ingiusta ed estremista» ma il Parlamento non è stato in grado di opporsi alla forza delle armi delle brigate.