Libia. Ora i ribelli vendono il petrolio rubato allo Stato e presto a Tripoli mancherà anche il pane

Dopo aver dichiarato l’est della Libia ricco di petrolio autonomo, la brigata armata Hamza ha creato la “Libya Oil and Gas Corp” per vendere il petrolio

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Dopo aver formato un governo autonomo senza il riconoscimento dello Stato centrale, i ribelli che hanno dichiarato autonoma la Cirenaica, la parte orientale della Libia ricca di petrolio, hanno annunciato ieri l’istituzione di una compagnia petrolifera che venderà l’oro nero libico rubato allo Stato dopo aver sequestrato diversi porti del paese.

DIVISIONE DEL PETROLIO. Fa sul serio quindi Ibrahim Al Jathran, capo del nuovo governo autonomo della Cirenaica, guida della brigata armata Hamza che ha già conquistato i porti petroliferi di Es Sider, Brega e Ras Lanuf e che aveva assicurato poche settimane fa che «rubare il petrolio non è un delitto, se fatto in nome della giustizia».
I ribelli hanno dichiarato a Reuters: «Abbiamo creato la “Libya Oil and Gas Corp”. Speriamo di intenderci con Tripoli e il Fezzan (così viene chiamato il sud del paese, ndr). Noi venderemo il greggio e terremo la parte che ci spetta, mentre restituiremo le altre due parti». Secondo i ribelli, infatti, lo Stato centrale non distribuisce i proventi del petrolio in modo adeguato, per questo hanno proposto una divisione federale del paese: Cirenaica, Tripolitania e Fezzan.

PROBLEMA ITALIA. Il governo libico è molto preoccupato per lo stato di salute del paese. L’esercito nazionale non è in grado di sconfiggere gli uomini della brigata armata Hamza e senza i soldi derivanti dalla vendita del greggio, come affermato dal primo ministro Ali Zeidan, «il prossimo mese potremmo non essere in grado di coprire le spese. A causa del ritardo nella consegna del petrolio lo Stato sta andando verso il deficit».
A complicare le cose il blocco del terminal Mellitah, di proprietà dell’italiana Eni e della statale National Oil Corp libica. Ora l’Italia potrebbe essere costretta a comprare gas e petrolio altrove, «e per noi sarebbe un disastro».

A RISCHIO ANCHE IL PANE. La situazione è tanto grave che presto in Libia potrebbe venire meno anche il pane, un paradosso se si considera l’enorme ricchezza del paese nordafricano. Il maggior importatore di grano, Mahatan Tripoli, che rifornisce il governo, il quale poi lo vende ai libici a prezzo calmierato, ha affermato che se lo Stato non pagherà il suo debito di 100 milioni di dollari, a partire dal prossimo mese il grano e quindi il pane potrebbe cominciare a mancare.
A due anni dall’uccisione di Gheddafi, obiettivo che i ribelli hanno raggiunto durante la cosiddetta “Primavera araba” grazie all’aiuto dell’Occidente, soprattutto Francia e Regno Unito, il paese si trova nel caos più completo e le bande armate che scorrazzano indisturbate per il paese la fanno da padrone sostituendosi all’autorità del governo.

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