Libia. Obama fa i nomi degli “scrocconi” Cameron e Sarkozy, ma tace sugli altri due

Il pantano libico è stato voluto da francesi e inglesi (che ora sarebbe giusto che paghino). Ma il presidente Usa non ha il coraggio di ricordare i nomi di altri due responsabili

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Boris gongola e contemporaneamente si infuria. Finalmente Obama si è svegliato. Nelle crisi siriana e libica non c’entra il fato, ma la colpa è di Parigi e Londra, con lo stupido avallo di Washington. Questi paesi dovrebbero assumersi la responsabilità morale e politica della disastrosa avventura per defenestrare Gheddafi e Assad, e pagare i danni che la loro sciagurata decisione, obbediente a interessi meschini, ha causato a quelle popolazioni precipitate in guerre civili innescate ad arte. Con masse di inermi che fuggono. Le accolgano, invece di chiudere i cancelli e rimettersi a bombardare la Cirenaica e la Tripolitania.

Le cose sono come Boris or ora ha scritto ma scrive peraltro da anni. La catastrofe della Libia, in balia di macellai d’ogni genere, con 104 tribù l’una contro l’altra armate, con il Califfo che minaccia Roma e ci manda addosso disgraziati immigrati a non finire, mescolando alle masse di disperati; questa infamia libica che ci pende come un masso sulla testa non è colpa del destino cinico e baro. Ha per autori uomini e donne in carne e ossa, i quali ancora adesso pontificano come fossero salvatori del mondo e invece, insieme ai loro Stati, ci stanno trascinando verso la dannazione.

Di due di costoro ha fatto direttamente il nome Barack Obama: e sono Nicolas Sarkozy, nel fatale marzo 2011 presidente della Francia, e David Cameron, premier del Regno Unito. Obama non mette miele nelle parole: li accusa di essere stati “scrocconi”. Hanno preso in giro gli americani, che ci hanno messo un miliardo di dollari – dice Obama – per sostenere le imprese belliche di questi due conquistatori da strapazzo. Non dice tutto Obama. Non può. Chi si lasciò convincere, e in riunioni riservate con Sarkozy e Cameron all’Eliseo disse ottusamente di sì, fu Hillary Clinton. Due scrocconi e un’oca giuliva.

Noi restiamo dell’idea che questa gente abbia avuto un complice, almeno uno, ma potentissimo, in Italia, e che anch’esso non è nominabile da Obama, e stava al Quirinale.

Scrocconi: un’ingiuria equivalente a un guanto sulla faccia in epoche di sfide a duello e dichiarazioni di guerra.

Le memorie di Berlusconi, affidate ad Alan Friedman avevano già raccontato perfettamente come l’Italia, nella persona del suo presidente del Consiglio, fosse stata tenuta all’oscuro, per evitare che obiettasse con il buon senso e la conoscenza della situazione. Berlusconi nell’incontro all’Eliseo del 19 marzo 2011, al tavolo con i capi di trenta paesi, fu messo di fronte al fatto compiuto. Dopo aver tenuto un gabinetto segreto con Cameron e Clinton, il Napoleone francese comunicò che gli aerei rombavano e non bisognava perdere tempo. Berlusconi urlò contro Sarkozy, definì una follia quella scelta contro Gheddafi, ma rimase isolato.

Ora Obama sostiene che contava in una maggior cura della Libia da parte di questi due Paesi europei, poiché la Libia è vicina. Vicina a chi? Magari un ripasso di storia e di geopolitica avrebbe fatto nascere il sospetto in Obama che il paese vicino è l’Italia, e che la Libia, per usare un’espressione cara agli americani, è “nel cortile di casa nostra”. E avremmo dovuto avere il diritto di veto.

In Italia Berlusconi mantenne il punto. Ma trovò davanti a sé un Napolitano interventista più che mai, secondo la solida tradizione dei miglioristi comunisti, il quale volle consegnare le nostre basi alla Nato per i bombardamenti in Libia. Berlusconi poteva dire di no? Formalmente sì. Ma l’invasione di campo e le pretese di Napolitano, capo delle forze armate, avrebbero causato una crisi istituzionale senza precedenti in caso di diniego del premier.

Le circostanziate accuse di Barack Obama sono state ridotte a poche righe sui giornaloni e sottaciute dai Tg. Per due ragioni. Dovrebbero spingerci a diffidare della Clinton e a dar ragione a Putin. E questo è troppo per la nostra intellighenzia benpensante. Renzi dimostri per una volta di non essere il monello delle ore di ricreazione, e si faccia sentire: che Francia e Regno Unito paghino i danni di questa guerra insulsa e delle sue conseguenze sul nostro Paese e su quelli da loro ridotti a macerie. Boris dixit. O è un mitomane?

Foto Ansa


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