«Libia: è la missione degli errori, Francia e GB sono incapaci»

Gian Micalessin, inviato del Giornale, critica la guida delle operazioni di guerra da parte dei due paesi: «E’ la missione degli errori, non sono neanche capaci di condurre le azioni militari. Ora vogliono limitare i danni ma i ribelli non prenderanno mai Tripoli. Sono divisi e odiati da molte tribù. L’Italia non può fare altro però che restare in guerra»

«Questa è la missione degli errori: la guida delle operazioni di Francia e Gran Bretagna si è rivelata fallimentare. Volevano buttare giù il regime e uccidere Gheddafi con le bombe e invece adesso dichiarano che può anche restare in Libia, purché non al potere». Gian Micalessin, inviato del Giornale, critica a Tempi.it la conduzione di una guerra, partita male e che finirà sicuramente peggio, da parte di Francia e Gran Bretagna che in questi giorni hanno dichiarato ufficialmente che non è necessario che Gheddafi lasci la Libia, è sufficiente che lasci il potere.

A che cosa può essere dovuto un’inversione di tendenza così netta nella strategia di guerra in Libia da parte delle forze guidate dalla Nato?
Francia e Gran Bretagna non sono capaci di condurre le operazioni militari. Prima hanno spinto per instaurare la no-fly zone sulla Libia per difendere dal regime i cittadini, poi hanno provato a rovesciare e a uccidere Muammar Gheddafi con le bombe e ora fanno una rapida retromarcia perché a settembre il mandato della Nato scade e per salvare i calcoli economici.

Quali calcoli?

I due paesi sono partiti con l’idea di sfruttare di più il petrolio libico, tra l’altro ai danni dell’Italia, ma ora questa possibilità sfuma del tutto perché i ribelli non conquisteranno mai la Libia: sono divisi tra di loro e invisi a molte tribù. Sarkozy con i suoi voltafaccia è davvero spregiudicato: se penso che solo nel 2007 diceva che Gheddafi era un ottimo leader. Siamo alla fine della parabola negativa che questa guerra rappresenta.

Il rais libico Muammar Gheddafi è stato definito un criminale di guerra e il tribunale dell’Aja ha spiccato contro di lui un mandato di arresto internazionale. Come può rimanere in Libia?

Qualunque governo esca dalle trattative tra i libici fedeli a Gheddafi e i suoi oppositori, nascerà da un negoziato. Il colonnello ha ancora in mano la cassa e le armi e non gli sarà difficile assicurarsi l’impunità senza contare che bisogna vedere quali delle accuse contro di lui sono vere perché la notizia delle fosse comuni e degli stupri si sono rivelate false.

L’Italia è costretta a partecipare a questa guerra fino alla fine o può sfilarsi in qualche modo?

E’ impossibile uscire prima che venga decretata la fine delle ostilità, ormai dobbiamo andare fino in fondo e affrontare i nostri alleati, confrontarci con loro, contrastarli anche. Però non dobbiamo dimenticare che restiamo quelli che hanno più rapporti e più esperienza con la Libia. Dobbiamo essere presenti e cercare di guidare le trattative. Ne va di tutti i nostri accordi economici con il paese nordafricano.