Alla ricerca della libertà. Terza edizione del Mud a Milano
I preparativi sono terminati, i tanti volontari attendo che la gente riempia la piazza. Comincia oggi in piazza Leonardo da Vinci del Politenico di Milano la terza edizione del Mud (Milano University District). Un evento gratuito di tre giorni organizzato da alcuni studenti del Politecnico e dell’Università Statale di Milano appartenenti al Clu (Comunione e liberazione universitari), in collaborazione con l’associazione Pivot. Ne avevamo già parlato due anni fa, dopo la prima edizione della manifestazione. «E sognò la libertà», una citazione tratta da Lucio Dalla sarà il titolo che guiderà il festival quest’anno. Tempi ne ha parlato con Pietro Toso, studente milanese facente parte del direttivo del Mud.
Che cos’è il Mud e qual è l’idea che l’ha generato?
Il Mud è un evento organizzato da alcuni studenti del Politecnico e dell’Università Statale di Milano. È rivolto a tutti gli studenti di Milano con lo scopo di portare all’intera comunità universitaria ciò che ci appassiona e ci affascina della vita e dello studio, tramite mostre, incontri e spettacoli. La ragione che ci ha spinto a metterci insieme pensando un simile evento è un’immensa gratitudine per quello che abbiamo incontrato in università, ovvero una compagnia di amici capace di accogliere le nostre domande più profonde.
«E sognò la libertà», una frase tratta da Lucio Dalla sarà il fil rouge della terza edizione di quest’anno. Qual è la preoccupazione che vi ha spinto a dedicare un’intera edizione al tema della libertà? Che cosa vi aspettate?
La preoccupazione che ci ha spinto a dedicare questa edizione al tema della libertà nasce dal guardare alla realtà che ci circonda. Cosa vuol dire essere libero oggi? Posso essere libero nella quotidianità? Vivere in una società che guarda solo ai risultati e alla performance può spingere a ridurre se stessi a questo, ricercando nel successo e nella competizione un senso ultimo della vita. Ma questo ci libera veramente? Ci auguriamo che queste domande possano interrogare i nostri compagni di corso e le persone che incontriamo in università, portando in piazza un’ipotesi differente.
Oggi la libertà è intesa come onnipotenza della volontà o autodeterminazione.
Viviamo in un periodo storico in cui i potenti portano avanti le proprie idee senza curarsi di tutti i fattori della realtà che li circonda, facendo scelte e usando parole di odio e violenza. Come possiamo contribuire alla costruzione di una pace duratura? Come ci suggerisce il patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, è possibile iniziando «da una pace dal basso», dagli ambienti in cui trascorriamo le nostre giornate, riconoscendo il valore che l’altro ha per la nostra vita. Ma questo non è possibile se viviamo inseguendo un’ideale di libertà come quello riportato in precedenza.
Cosa ritenete possa dire oggi il Mud, non solo all’ambiente universitario, ma anche alla città di Milano?
Il desiderio è creare un polo di aggregazione strategico per la città, rendendo Piazza Leonardo un punto d’incontro vivo, capace di attrarre l’intera comunità universitaria milanese oltre i confini del singolo ateneo. Vogliamo quindi rispondere al problema della solitudine che caratterizza il nostro tempo, offrendo una compagnia e un’amicizia.
Tre giorni di incontri, mostre e musica. Tra le mostre e i vari incontri verrà affrontata la realtà dei monasteri quali luoghi di libertà e l’esperienza delle Apac e delle Cec (esperienze di detenzione alternative) – in particolare, a quest’ultima sarà dedicato l’incontro inaugurale dell’edizione. Che cosa c’entra la libertà con questi luoghi?
È proprio l’idea che le mura del monastero siano come quella di una gabbia o di una fortezza che va scardinata. Appena uno entra in un monastero capisce subito di trovarsi in un luogo che prima di tutto è una casa. Una casa abitata da persone che hanno deciso di rispondere «io» alla domanda con cui san Benedetto, riprendendo un salmo, invita ad entrare in monastero: «Chi è l’uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?». Allora, non si parla più di una gabbia, ma della scelta di cercare la pace e seguirla. Quindi, il monastero, apparentemente antitetico alla libertà, è invece una vera e propria scuola di libertà, perché, così come affermato da padre Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense, «quello che l’uomo contemporaneo ha perduto è la coscienza che la libertà non è grande quando può fare quello che vuole, ma quando sceglie il bene, il bello e il vero».
C’è un incontro dedicato a san Piergiorgio Frassati. Qual è il contributo che san Frassati può dare rispetto al tema che avete scelto?
Portare la storia di un santo come quella di Frassati in Piazza Leonardo vuol dire raccontare la vita piena di un universitario. L’obiettivo dell’incontro è indagare l’origine di questa straordinaria quotidianità: lo studio con gli amici, la caritativa, l’impegno nella vita dell’università e della città. Come disse don Luigi Giussani, il santo è colui che vive la pienezza della vita cristiana nell’ordinarietà, riflettendo l’immagine di Cristo.
L’edizione, prima della serata musicale conclusiva, terminerà con un dialogo sulla figura di Aleksej Naval’nyj, dissidente russo tragicamente soppresso dal governo russo di Putin. Fra i molti esempi di resistenza civile, che cosa vi ha spinti a soffermarvi sulla sua figura?
Ci siamo imbattuti nella figura di Naval’nyj quasi per caso. Due di noi hanno seguito un incontro in cui si parlava di lui e sono rimasti affascinati dalla sua vita: in particolare ci ha colpito la sua scelta di tornare in Russia dopo esser stato ricoverato in Germania per curarsi da un primo tentativo di avvelenamento russo. Naval’nyj sapeva che sarebbe stato arrestato nel momento in cui avrebbe rimesso piede in Russia, eppure non ha esitato nemmeno un secondo. In nome di cosa compie questa scelta? Da questo aggancio ci siamo mossi coinvolgendo amici, leggendo le sue testimonianze e facendoci aiutare da Adriano dell’Asta e Anna Zafesova, che poi abbiamo invitato a parlare. In particolare, due sono i temi che riteniamo originali in Naval’nyj e su cui abbiamo lavorato. Il primo è sicuramente la sua ricerca della verità. Egli continua a spronare i suoi compatrioti a non piegarsi alla logica della menzogna su cui si basa il regime russo. Per Naval’nyj affermare la verità è sia il metodo volto a far crollare il regime sia origine di un cambiamento personale, di un riscatto della propria umanità. In uno dei processi-farsa contro di lui, per esempio, affermerà: «La forza sta nella verità. Chiunque stia con la verità, vincerà». Il secondo punto che ci sembra interessante della sua figura è la sua posizione di misericordia di fronte ai suoi aguzzini in carcere. È una posizione apparentemente irragionevole che nasce sicuramente da una fede cristiana riscoperta in età adulta, ma anche dalla coscienza che l’uomo è fallibile e come tale può sbagliare. Lui stesso rinnegherà e si scuserà di molte sue azioni e dichiarazioni fatte in gioventù.
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