Lettera di una madre al vicepremier inglese: «Lei sbaglia, il fumo ha rovinato mio figlio. Questa è la sua storia»

La lettera di Susan Bedack dopo le parole di Nick Clegg: «Mio figlio si aggira per le stanze come un animale in gabbia. E parla ancora con le voci immaginarie»

La cannabis va liberalizzata: a sostenerlo, firmando un documento sottoscritto da 21 accademici della London School of Economics, è il vice primo ministro inglese Nick Clegg. Secondo il testo di  “Ending the drug wars”, la guerra contro la droga sarebbe un «fallimento costoso», pertanto si incoraggiano esperimenti sulla legalizzazione della marijuana, suggerendone la vendita a prezzi altissimi.
Il documento è stato preparato in vista della Conferenza dell’Onu sulla droga che si svolgerà nel 2016 ma una mamma si è ribellata e ha voluto raccontare in una lettera la sua esperienza per smontare il mito che la cannabis sia inoffensiva.

«SONO FURIOSA CON CLEGG». La donna, Susan Bedack, racconta di quando nel 2005 il figlio cercò di suicidarsi per via delle “voci” che sentiva e che lo istigavano: «Nove anni fa gli fu diagnosticata la schizofrenia». Henry, 28 anni, fino a 16 anni stava benissimo ma ora «si aggira per le stanze come un animale in gabbia. E parla ancora con le voci immaginarie».
Ma ciò che più «mi spezza il cuore è che questo si poteva prevenire. La sua psicosi è stata causata dalla droga più pericolosa, la skunk cannabis, come confermato dagli psichiatri». La madre di Henry spiega anche che «il caso non è isolato: il mondo psichiatrico è pieno di giovani come lui. Per questo sono furiosa con Nick Clegg che ha dato il suo sostegno a un rapporto in cui si consiglia al governo la legalizzazione della cannabis».

IL CAMBIAMENTO. Poi la descrizione di una vita modello: «Era equilibrato e sensibile, era anche artistico e musicale (…). Henry ha scritto anche bellissime poesie e ogni biglietto per la festa della mamma conteneva un versetto che aveva scritto per me. Odiava essere separato dai suoi genitori». Ma nel febbraio 2003, durante l’annuale settimana bianca di una famiglia più che benestante, «ho bussato alla sua porta. Lui mi aprì e tornò a letto. Chiedendogli di alzarsi, andai in bagno e trovai una borsa contenente quelle che sembravano erbe. Sapevo che era cannabis e quasi soffocata dalla rabbia, gridai: “Cosa diavolo pensi di fare?”. E la buttai nel gabinetto». Bedack decise però di non dire nulla al marito Lloyd, guardando «inorridita come mio figlio, sempre all’aria aperta e sportivo, si accasciava nell’inerzia, trascorrendo la maggior parte della settimana addormentato».

«TUTTI LA FUMANO». La famiglia tornò a Monaco, dove abitava in quel periodo, ma lì il ragazzo «smise di praticare sport. Si fece magro e pallido». E quando «gli chiesi se fumava ancora, lui non rispose. Qualche mese dopo trovai altra droga in camera sua. E lui mi disse: “Tutti la fumano”». Intanto il padre si fece assente, «se non stava costruendo i suoi prestigiosi palazzi era fuori a bere e socializzare» ma «quando mio marito lo scoprì si infuriò dicendogli che non lo riconosceva più come suo figlio».
Questo «fu l’inizio dell’alienazione di Lloyd da Henry e l’inizio della fine dei miei 25 anni di matrimonio».

LE VOCI. Il comportamento del ragazzo continuò a peggiorare e l’unica soluzione divenne il ricovero e poiché Henry non voleva, venne internato a forza: «“Mamma, papà”, urlò. Fu il giorno peggiore della mia vita». Una volta uscito il peggio sembrava passato. Il ragazzo si iscrisse all’università ma la mollò subito: «Finì nel baratro più nero della dipendenza e della malattia mentale. Ormai sapevo che faceva uso di skunk, una versione potente della cannabis (…), cominciò a fumarla quando il suo cervello si stava ancora sviluppando, quindi il danno fu molto profondo».
Qualche mese dopo, la donna riuscì a portare a casa il figlio ma due ragazzi nel giro della droga che Henry «ingenuamente chiamava amici, sono entrati mentre dormiva e lo picchiarono: (…) sono quasi morta quando lo trovai». E ora «Henry vive in uno stato di terrore: voci che lo tormentano, sensazione di essere attaccato».

LA MARIJUANA È CAMBIATA. Bedack ci tiene a chiarire che «diversi studi dicono che la marijuana fumata negli anni Sessanta e Settanta aveva un grado di Thc (tetraidrocannabinolo: l’ingrediente che altera la psiche) di circa l’1 o il 2 per cento. Ora è stata quasi completamente rimpiazzata dallo skunk (…) con una media di Thc che va dal 16.2 al 46 per cento». Infine, conclude la donna, «la credenza per cui l’uso della cannabis destabilizza solo le famiglie povere e che è senza costi per quelle educate e ricche è una menzogna, un pericoloso non senso».