Berlusconi: «Non siamo estremisti. Fatto chiarezza coi ministri. Votiamo Imu e Iva e poi alle urne»

Il premier si rivolgerà alle Camere, ma non vuole governare a tutti i costi. Il ministro dimissionario parla al Corriere: «Abbiamo ancora due-tre giorni di tempo». «ll problema sono i cattivi consiglieri che stanno intorno a Berlusconi»

Parla Silvio Berlusconi e cerca di gettare acqua sul fuoco. «Ho deciso da solo», ha detto alla riunione del gruppo dei parlamentari del Pdl. Poi ha aggiunto: «Forza Italia non è una forza estremista e nessuno mi ha costretto. Ho deciso nella notte perché gli italiani non capivano come facevamo a stare al governo con la sinistra se i nostri deputati si erano dimessi».
Quindi la linea rimane quella delle dimissioni ma «il decreto Iva sarà approvato. Per il bene del Paese, assicuriamo che in una settimana votiamo la cancellazione della rata Imu, la legge di stabilità purché non aumenti la pressione fiscale e la cancellazione dell’Iva. Poi torniamo al voto e vinceremo». E sul futuro e su quale possibile governo possa venire a formarsi, il Cavaliere dice «no a governicchi con maggioranze raffazzonate, transfughi e con gente scappata di casa». La linea, insomma, è quella già annunciata: «Si torni a votare».
Il leader di Forza Italia ha anche speso parole sulla polemica tra i ministri dimissionari e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti: «I panni sporchi si lavano in casa». Tuttavia «le polemiche coi ministri sono rientrate dopo il chiarimento di oggi. C’è unità d’intenti, loro temono che le dimissioni facciano perdere consenso: hanno ragione, ma ora è superato. Dobbiamo restare uniti, non dobbiamo dare all’esterno l’impressione che sta dando il Pd».

LO SCONTRO. La giornata si era aperta nel centrodestra all’insegna dello scontro. Dopo le dimissioni dei ministri del Pdl dal governo Letta e la presa di posizione di Angelino Alfano («si può essere diversamente berlusconiani»), Enrico Letta aveva deciso di non dimettersi. Il premier era stato a colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano che aveva diffuso una nota nella quale il presidente diceva di aver «esaminato attentamente la situazione» che «ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica».
La posizione di Napolitano è che si andrà alle urne solo «se non ci saranno alternative». Per questo Letta illustrerà al parlamento (mercoledì) «le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi. Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i presidenti delle Camere».

LETTA: CHIEDO FIDUCIA PER ANDARE AVANTI. Intervenendo alla trasmissione “Che tempo che fa”, Letta aveva detto che «ognuno si assumerà le proprie responsabilità con la massima trasparenza. Chiederemo la fiducia sia al Senato sia alla Camera», aggiungendo che «non so dire cosa succederà nei prossimi tre giorni: non ho intenzione di governare a tutti i costi, sono stato chiaro. La fiducia la chiederò non per tre giorni ma per andare avanti».
La fiducia sarà chiesta in base «a quello che vorremo fare insieme, a partire dalla legge di stabilità». Di certo occorrerà discutere della riforma elettorale: «Con il Porcellum non si può e non si deve votare. Spero che passando la fiducia mercoledì ci siano le condizioni per poter cambiare la legge elettorale».

LUPI: ATTENTI ALLA DERIVA. Intervistato oggi dal Corriere della Sera il ministro dimissionario Maurizio Lupi ha spiegato che «abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma. È giusto e doveroso dire che la strada che abbiamo imboccato è sbagliata».
Lupi ha affermato di essersi dimesso «perché la serietà in politica è una cosa importante. Siamo stati nominati dal presidente Berlusconi in un governo politico per un momento eccezionale e se il nostro leader ci chiede di dimetterci, serietà ci impone di farlo». Tuttavia, la strada intrapresa, secondo Lupi, «è sbagliata perché così non si fa il bene del Paese. Proprio perché siamo leali e non fedeli al presidente Berlusconi, alla sua storia, ai suoi ideali e valori, dobbiamo denunciare con forza i rischi che stiamo correndo. In questo momento stiamo rilanciando Forza Italia: un partito nato perché voleva bene al suo Paese. Un partito che, come Berlusconi ha dimostrato quando è nato il governo Letta, riesce a muoversi anteponendo il bene dell’Italia anche al partito stesso. Mi chiedo se con questa scelta siamo su questa strada o se il partito stia prendendo un’altra deriva. C’è il rischio che Forza Italia diventi un partito estremista, che urla, strepita, insulti le istituzioni e metta in secondo piano il bene del Paese».

“DIVERSAMENTE BERLUSCONIANI”. Per illustrare la propria posizione, Lupi ha detto che che essere «“leali e non fedeli” significa questo: io ho un bellissimo cane che si chiama Macchia e mi è fedelissimo, mi fa feste e mi segue ovunque. Ma la lealtà è un’altra cosa: significa sorreggersi vicendevolmente nell’avventura della vita, nelle fatiche e negli insuccessi. Significa dirsi anche che qualcosa non sta andando, per poi mettersi in cammino insieme».
Quindi «serve un momento di verifica e di forte rilancio dell’azione dell’esecutivo anche sul tema dell’Iva, dell’Imu e del cuneo fiscale». All’interno del partito «ci confronteremo come sempre. Il gesto delle nostre dimissioni può essere una grande opportunità per chiamarci all’interno del partito. Sono stati convocati i gruppi parlamentari e decideremo con i gruppi e con il presidente Berlusconi la linea che Forza Italia dovrà tenere».
Lupi lavorerà affinché «Forza Italia possa essere il movimento che in futuro vorrà rappresentare la grande area dei moderati guidata da Silvio Berlusconi». In cui, come ha spiegato Alfano, si possa «essere “diversamente berlusconiani”. Il problema sono i cattivi consiglieri che stanno intorno al presidente, che sono estremisti e non rappresentano l’identità di Forza Italia. Siamo sempre riusciti a trovare una sintesi. La nostra forza è la nostra unità».