Solo la Chiesa sa dire ai giovani: «Non accontentatevi»
Caro direttore, ho partecipato al Giubileo dei Giovani insieme ad un mio amico. Eravamo pellegrini “semplici”, non affiliati ad un gruppo parrocchiale o diocesano organizzato, e dunque avevamo una certa libertà di movimento. Girando per Roma, la cosa che ci ha colpito di più è stata quella di vedere tante bandiere francesi alla testa di gruppi di pellegrini. Anche in metropolitana, poi, i transalpini si facevano notare per via dei loro canti, con i quali accompagnavano la traversata del treno sotterraneo. Secondo me e secondo il mio amico, abbiamo assistito alla testimonianza tangibile dell’aumento del numero di battezzati adulti che si è avuto in modo significativo nell’ultimo anno in territorio francese. Infatti, quello che sembra il Paese modello del laicismo secolare che tanto piace al modernismo è, in realtà, un luogo dove tanti cattolici ci sono ancora e il loro numero non sembra essere lontano da quello delle più “cattoliche” Spagna e Italia. Inoltre, abbiamo partecipato ad una celebrazione eucaristica a fianco dei fratelli francesi: la loro compostezza e la loro devozione sono cose che, in tanti anni di frequentazione delle Messe e delle comunità italiane, forse non ho mai visto per quanto riguarda dei fedeli laici. “Vive La France!”, allora, con buona pace di chi cerca di cancellare le radici cristiane dell’Europa come primo fattore di unità del nostro continente.
Unica nota “stonata”: nonostante in Francia i gruppi sociali siano ormai multietnici, ho fatto fatica a vedere pellegrini “non di pelle bianca”. Probabilmente è un segno che l’immigrazione in territorio d’Oltralpe è prevalentemente magrebina o di altre ex colonie oggi islamiche. Confido però che anch’essi, a contatto con la devozione dei loro compaesani di tradizione europea, restino affascinati dalla fede cattolica e si convertano. Del resto, credo che anche io, dopo aver visto il loro modo di stare a Messa, debba imparare ancora tanto sul mio modo di pregare.
Giampiero Franco Salerno

Caro Giampiero, ti ringrazio per questa bella descrizione del Giubileo dei Giovani che conferma un’impressione che anche noi avevamo avuto alla notizia della crescita esponenziale dei battesimi fra i giovani adulti di Francia. Sono numeri piccoli, ma significativi, di una fede che non nasce dalla tradizione e dall’ambito familiare, ma dall’incontro con un cattolicesimo vivo, presente e affascinante. Quel genio di don Luigi Giussani, in un’intervista a Tempi del 1997, aveva già allora individuato il problema:
«Quarant’anni fa siamo nati per difendere il valore e la bontà sperimentata della tradizione cristiana come fattore di sviluppo di un popolo. Oggi si tratta piuttosto di difendere la possibilità del futuro. D’altra parte, valorizzazione di un passato e possibilità di un futuro si giocano in un’esperienza presente: per noi tale esperienza è il fenomeno di un’amicizia tra coloro che si riconoscono insieme in forza dell’appartenenza consapevole a Gesù di Nazareth nella Sua Chiesa, che mette l’io, così cambiato nella sua ontologia ed esistenzialità, nelle condizioni ottimali per vivere il rapporto con tutta la realtà, persone e cose».
La secolarizzazione non è un destino, insomma, e forse anche noi cattolici troppo spesso ci fermiamo a lamentarci di un mondo ormai scristianizzato, senza accorgerci che la fede sa rinascere là dove meno ce lo aspettiamo. Come ha scritto ieri sul Corriere della Sera Susanna Tamaro, «lo spirito del tempo – che è quello dello scrolling ossessivo e annoiato – sembrava aver reso ormai impossibile quel lungo tempo di attenzione, immobilità e silenzio che ha accompagnato l’adorazione eucaristica. Eppure è accaduto».
È accaduto e accade perché solo il cristianesimo sa rispondere agli enigmi del cuore; a quella domanda che Tamaro riassume così: «Cosa rende una vita davvero degna di essere vissuta?».
È accaduto e accade perché solo la Chiesa oggi sa dire parole inaudite come quelle pronunciate nello splendido discorso da papa Leone XIV che, rivolgendosi al milione di giovani che lo ascoltavano a Tor Vergata, ha lanciato questa sfida: «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno».
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