«L’elezione di Hollande non cambia l’Europa di una virgola. L’unica idea originale è di Draghi»

Intervista al corrispondente da Bruxelles David Carretta: «Il nuovo presidente della Bce è l’unico che ha messo in difficoltà la Germania chiedendo: cosa vuole diventare l’Europa tra dieci anni?».

«Tutti ora si riempiono la bocca con il nuovo mantra: la crescita. Ma in Europa, dopo le elezioni in Grecia e Francia, vedremo solo cambiamenti retorici e non sostanziali». David Carretta, corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale, non crede che con l’elezione in Francia di Francois Hollande e l’avversione dimostrata dal popolo greco nei confronti dell’austerità cambieranno davvero le politiche dell’Unione Europea. «Solo Mario Draghi – dichiara a tempi.it – ha lanciato un’idea davvero originale in grado di cambiare le cose».

Partiamo dall’inizio. Quali sono state le reazioni a Bruxelles dopo la vittoria di Hollande e degli anti-austerity greci?
Ce ne sono state diverse: la Commissione europea ha cercato di “surfare” sull’onda Hollande per ripresentare le sue iniziative sulla crescita, come i project bond. Diciamo che le ha rimpacchettate e rimesse sul tavolo, ma niente di nuove. In Germania Angela Merkel ha fatto intendere a Hollande che il Fiscal compact non si tocca e su questo potrebbero esserci scontri. Ma è sicuro che il Fiscal compact non cambierà, al massimo Hollande può non ratificarlo ma non sarebbe un bel segnale e i mercati potrebbero bersagliare la Francia.

Anche se tutti parlano di crescita, vincerà ancora l’austerity?
Tutti ora si riempiono la bocca con il nuovo mantra. Ma visti i risultati precedenti, prevedo che il dibattito finirà con tante belle parole, tanti bei progetti e un nulla di fatto. Perché per parlare di crescita bisognerebbe essere disposti a ragionare su un piano a lungo termine, cosa che nessun paese è disposto a fare. La Germania resta il paese che ha più successo, quindi continua a tenere le redini della gestione della crisi.

Quindi non ci sarà nessun cambiamento?
Certo, cambiamenti retorici: quando la Merkel parla di patto per la crescita infatti intende liberalizzazione del mercato del lavoro e taglio dei sussidi. Hollande invece parla di crescita in modo opposto: vuole che venga permesso a paesi come la Francia di spendere di più, in stile keynesiano vuole più spesa pubblica. Si parla di crescita in modo opposto ma Hollande non riuscirà mai a far passare la sua linea.

Perché?
Perché prima o poi dovrà riconoscere che un problema c’è davvero. E cioè che non ci sono i soldi. In piena crisi del debito come si fa a invocare più spesa pubblica? I mercati non ti danno più i soldi, se non a tassi di interesse mostruosi. L’unico modo per avere crescita senza spesa è, anche se non piace, quello indicato dalla Germania, che però riporta alla Thatcher.

A che cosa porterebbe?
Al Growth Compact di Mario Draghi. In altre parole: aumento della concorrenza, liberalizzazione del mercato del lavoro per permettere ai giovani di entrarci davvero, liberalizzazioni nel settore dei servizi, meno tasse sul lavoro. Ricordiamo che l’Italia è messa male ma in Europa la tassazione media è del 50%. Liberare le energie che possano far crescere un paese, insomma, per dirla con uno slogan.

E in che cosa consiste l’idea originale del nuovo presidente della Bce Mario Draghi cui accennava prima?
Draghi è stato furbo perché oltre a spalleggiare Angela Merkel sulla sua idea di crescita, le ha dato una stoccata e ha chiesto: che Europa vogliamo tra dieci anni? Un’unione politica? Tradotto significa: vogliamo gli eurobond oppure no, un ministro del Tesoro europeo oppure no? Questo percorso bisogna deciderlo oggi, bisogna cominciare a discuterlo oggi. Quella di Draghi è davvero l’unica idea originale che può mettere in difficoltà la Germania.

Monti e Hollande faranno pressione sulla Germania in questa direzione?
Staremo a vedere. Intanto Monti cerca di mediare tra Germania e Francia per ottenere qualche briciola: aumentare i capitali per i project bond e ottenere che gli investimenti pubblici non vengano conteggiati nel calcolo del deficit. Ma per quanto riguarda i primi, Barroso ha parlato di 4,5 miliardi per gli investimenti in tutta la zona Euro. è un po’ pochino. Sarebbe poco anche se fossero 30. Hollande invece può convincere la Merkel a concedere uno sconto sul deficit, a rimandare un po’ il raggiungimento del pareggio di bilancio, così da poter attuare le politiche che ha promesso in campagna elettorale e che ora come ora non può fare.

La Germania e soprattutto i mercati accetteranno un rinvio di questo tipo?
Non ne sarei così sicuro.