Le paure degli italiani e le polizze che scelgono per scongiurarle

Disoccupazione, malattie, beghe legali e attacchi informatici. Ecco i rischi che mettono in apprensione le famiglie italiane, e le assicurazioni che scelgono per autotutelarsi

Rallentamento della crescita economica e apprensione per la propria salute e quella dei propri familiari sono fra i primi motivi di insicurezza per gli italiani; ma la maggior parte di loro sceglie ancora un atteggiamento “rinunciatario” piuttosto che affidarsi in modo consapevole a polizze e strumenti di autotutela.

Emerge che il 32 per cento delle nostre famiglie si ritiene ancora economicamente fragile e oltre una su sei fatica ad arrivare alla fine del mese. Solo il 38 per cento delle famiglie invece guarda al domani con fiducia: una situazione sicuramente migliore di 5 anni fa (18 per cento), ma in lieve contrazione rispetto al 41 per cento di gennaio 2017.

GLI IMPREVISTI PIÙ TEMUTI

Tra le principali fonti di incertezza vi sono il timore di eventi imprevisti che minacciano il mantenimento dello stile di vita o l’equilibrio familiare, come la capacità di far fronte spese non programmate. Il 18 per cento delle famiglie non riesce a farvi fronte, numero che sale a quasi una famiglia su quattro quando è presente un anziano. Anche la paura della malattia e dell’invalidità (propria o di un familiare) e delle sue conseguenze economiche sul nucleo familiare si colloca ai primi posti, specialmente nei nuclei monogenitoriali con figli conviventi. Si registra inoltre un’elevata percettibilità per la propria non autosufficienza e per la morte del partner, meno per la propria, tranne nel caso in cui si tratti di nuclei monogenitoriali.

SCARSA CULTURA DELL’AUTOTUTELA

Nonostante i timori e le insicurezze, le famiglie restano reticenti verso l’utilizzo di forme di autotutela finanziaria. L’83 per cento continua a far leva sulla solidità della rete familiare, il 68 per cento sulle proprie disponibilità immobiliari per superare gli imprevisti e ben il 41 per cento sul sistema pubblico di assistenza. Ma si tratta di soluzioni non tollerabili e sempre meno proficue, a causa del cambiamento socio-economico e culturale in atto. Elemento positivo invece è costituito dal dato in crescita rispetto al biennio precedente secondo il quale il 61 per cento degli italiani pensa a una buona polizza assicurativa e il 52 per cento a un piano pensionistico integrativo.

MOLTA APPRENSIONE, POCA AZIONE

Attualmente il 45 per cento è titolare di una polizza vita, meno del 35 per cento di una polizza infortuni o salute e circa il 3 per cento di una copertura long term care, per effetto dell’impianto culturale tipico del nostro paese ancora solidamente ancorato a fatalità e scaramanzia. Eppure vengono spesi parecchi soldi per fronteggiare la non autosufficienza; e le previsioni non sono rosee per il futuro; inoltre le donne sono maggiormente in apprensione rispetto agli uomini e le preoccupazioni riguardano il timore di non avere una pensione ragionevole, di non riuscire ad occuparsi della vecchiaia dei propri cari e l’instabilità del lavoro.

SULLA SALUTE QUALCOSA SI MUOVE

D’altronde si rileva come sono molti gli italiani che negli ultimi dodici mesi hanno stipulato una polizza sanitaria privata, preferendo affiancare ai servizi della sanità pubblica la sicurezza di un’assicurazione salute. I lunghi tempi di attesa e il costo del ticket riferibili al Sistema sanitario nazionale hanno spinto parecchi consumatori a rivolgersi alle compagnie di assicurazione per tutelarsi con polizze sanitarie private.

Infine è già in atto la rivoluzione del cosiddetto “medtech”: sono parecchi i consumatori che usano la tecnologia (internet, app) per la cura del benessere e per tenersi in forma. Ma la rivoluzione digitale riguarda anche la parte dei servizi: la cartella clinica elettronica e la rete di medici specialisti a disposizione in caso di necessità. Le applicazioni o strumenti per monitorare lo stato di salute, gli sconti per le cure attraverso una rete di medici specialisti o dentisti convenzionati. Anche se il medico per la quasi totalità è insostituibile.

CYBER RISK, TCM E CPI

Crescono inoltre le sottoscrizioni di polizze di tutela legale: trattasi di garanzie accessorie offerte dalle compagnie assicurative che intervengono per coprire le spese da sostenere per i contenziosi legali. Inoltre da alcuni anni a questa parte è cresciuta la sensibilità degli operatori economici locali sul rischio informatico, chiamato “cyber risk”, e le polizze esistenti tendono a risolvere i problemi inerenti alla determinazione del danno che ne consegue.

In leggera crescita rispetto agli ultimi dodici mesi anche le sottoscrizioni delle polizze Tcm, acronimo che sta per “temporanea caso morte”, assicurando ai beneficiari un capitale immediato con il quale far fronte alla dipartita imprevista dell’assicurato. Infine, particolarmente gradite alla clientela retail le polizze Cpi, che offrono la copertura di subentrare nel pagamento delle rate qualora il debitore per diversi motivi si trovi in difficoltà ad onorare il debito.

Foto assicurazione da Shutterstock